Tutti gli articoli di postino

2006

Nel 2006 il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB), un organo del nostro governo, ha espresso un parere sui conflitti di interessi nella ricerca biomedica e nella pratica clinica. Il testo integrale può essere letto e scaricato da questo link: https://bioetica.governo.it/it/pareri/pareri-e-risposte/conflitti-dinteressi-nella-ricerca-biomedica-e-nella-pratica-clinica/. Qui riportiamo l’abstract, sperando che la lettura stimoli a leggere il testo integrale del parere (17 pagine), ricco di osservazioni e raccomandazioni importanti e, purtroppo, poco praticate a distanza di 16 anni.
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Il Lancet in conflitto di interessi?

Nel 2015 Lancet istituì una commissione dedicata che definiva la risposta al cambiamento climatico come “la più grande opportunità di salute globale del 21° secolo”. In seguito a questa dichiarazione dal 2016 partiva l’iniziativa Countdown on health and climate change, una collaborazione internazionale e multidisciplinare (articoli, audio, video, infografiche) dedicata al monitoraggio dell’evoluzione del cambiamento climatico sotto il profilo sanitario. Da allora, ogni anno, il sito della rivista fornisce, attraverso una miriade di dati aggiornati, una valutazione indipendente del rispetto degli impegni assunti dai governi di tutto il mondo ai sensi dell’Accordo di Parigi del novembre 2016.[1]

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Coca Cola influenza conferenze e oratori

La Coca Cola ne ha fatte e ne continua a fare di cotte e di crude. Ne abbiamo scritto spesso in questa lettera, l’ultima volta a febbraio del 2021. Esce ora un articolo su Public Health Nutrition nel quale gli autori analizzano come la ditta influenzi ricerca e politiche sponsorizzando eventi scientifici e relativi oratori.[1] In particolare, i quattro autori, due dei quali sono affiliati anche alla Bocconi, sono interessati a capire come diverse forme di finanziamento e sponsorizzazione abbiano un impatto sulle relazioni tra la ditta, le istituzioni accademiche, i relativi docenti e ricercatori, e alla fin fine sui progetti di ricerca e le politiche di salute pubblica. Per far ciò, hanno ovviamente realizzato una revisione della letteratura, ma hanno anche chiesto di visionare documenti non pubblicati, ricorrendo ai Freedom of Information Acts (FOIA) di Stati Uniti e Gran Bretagna. Hanno così avuto accesso a 11.488 pagine di documenti, incluse email e relativi allegati, riguardanti 239 eventi svoltisi tra il 2009 e il 2018. Hanno inoltre analizzato la documentazione ufficiale pubblicata di 151 tra congressi e conferenze, compresi i relativi siti internet.

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Idratazione, bufale e conflitti di interessi

Quante volte abbiano visto persone che girano con una bottiglietta di acqua minerale bevendone con frequenza piccoli sorsi? Quante volte abbiamo sentito ripetere la raccomandazione di bere due litri di acqua al giorno? Ma esistono prove scientifiche al riguardo? Ne parla il BMJ,[1] riportando e commentando i risultati di una ricerca pubblicata su Science che confuta gli 8 bicchieri al giorno (circa 2 litri secondo le misure anglosassoni), reputando tale volume troppo elevato per la maggior parte degli individui.

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Europa e farmaci

All’interno dell’Unione Europea, molti aspetti della politica sanitaria sono gestiti a livello nazionale. Ma la politica farmaceutica, così come le decisioni legali e amministrative in materia di farmaci, sono prese per lo più a livello europeo. La CE, il Consiglio dell’Unione Europea (UE), il Parlamento Europeo e l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) svolgono un ruolo chiave, dalla determinazione del quadro giuridico che disciplina i medicinali, fino al rilascio delle autorizzazioni all’immissione in commercio o al loro ritiro per motivi di farmacovigilanza.

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Oggi (2022) in Italia i vaccini a mRNA non tutelano meglio gli altri, e non vi è prova che riducano le malattie gravi e le morti totali

Nella Lettera precedente, la numero 108, ho sostenuto che, stando a quanto sinora comunicato, pare che la Corte Costituzionale abbia deciso in modo opposto a quanto mostrano i dati istituzionali ufficiali, che purtroppo quasi nessuno consulta. Non ultimo il Presidente AIFA, Prof. Palù, in una recente intervista al Corriere della Sera ripresa da Quotidiano Sanità, ha sostenuto ancora che il vaccino “non difende in modo completo dall’infezione”. L’affermazione è sorprendente da parte di chi dovrebbe conoscere i dati ufficiali: infatti, in realtà oggi sono proprio i vaccinati a essere più suscettibili all’infezione, come da tempo documentano proprio le pubblicazioni ISS, benché i commenti dicano altro. In base al Bollettino del 21 dicembre la vulnerabilità all’infezione dei vaccinati continua ad aumentare: il peggioramento si può misurare nel confronto con i dati dei grafici della scorsa Lettera.

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Il problema

Che problema c’è? C’è che l’industria del far soldi continua a ingrassare sulla pelle della gente, sviluppando progetti di lunga durata infilati nelle pieghe delle circostanze, in modo da essere meno vistosi possibile e tuttavia inevitabili. Parliamo di farmaci, ma anche di zuccheri e dolciumi, di alimenti non salutari, di nocività del lavoro, di tabacco e ora anche di combustibili, armi e acqua.

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Una tra le possibili soluzioni

Nella primavera del 2004 si costituì un gruppo per promuovere l’indipendenza della sanità dalle pressioni economiche dell’industria. Infatti, contrariamente a quanto credono molti operatori sanitari, esistono ampie prove scientifiche dell’influenza dell’Industria sul comportamento dei singoli operatori sanitari, di gruppi e persino delle Istituzioni, attraverso le più svariate modalità̀ di promozione. All’inizio eravamo pochi, ma crescemmo rapidamente e, come in ogni sodalizio, incorremmo in qualche crisi. Molte persone del primo momento sono ancora nei NoGrazie, ma il gruppo ha cambiato nome: dal vecchio No Grazie Pago Io, all’attuale NoGrazie. Ma è cambiato anche l’impegno richiesto agli aderenti. Prima era tassativo, non si accettava niente dall’industria. Ma poi emersero concrete difficoltà a mantenere la promessa: per esempio, in molti ambiti non esistevano proposte formative indipendenti ed era inevitabile l’accesso a iniziative sponsorizzate. Era meglio rifiutare l’incoerenza e sciogliere il movimento? O era meglio mantenere un compito educativo e informativo per chi non conosceva il problema, promovendo nel contempo le scelte corrette? I NoGrazie scelsero questa linea. Così siamo cresciuti, invecchiati, alcuni non sono più tra noi, molti sono in pensione, ma nuovi NoGrazie si affacciano al movimento, e ci rinnovano.

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Stati Uniti contro Biogen: 900 milioni di dollari

Alcuni anni or sono a un mio familiare fu prescritto un antibiotico fluorochinolonico per una infezione delle vie urinarie. Il foglietto illustrativo riportava come controindicazione affezioni tendinee e come effetto collaterale una possibile rottura del tendine di Achille. Di fatto tale rischio era presente in quel familiare. Un esame della letteratura confermava quanto riportato nel foglietto, e da altri articoli si evinceva che spesso i medici prescrittori dei fluorochinolonici sottovalutavano questi effetti. Contro il parere del medico che aveva prescritto questo tipo di antibiotico, dopo avere chiesto un altro parere, si scelse un altro antibiotico, efficace per la stessa patologia. Il medico che aveva fatto la prima prescrizione non fu contento. “Potrebbe essere – pensammo – che abbia ricevuto informazioni parziali sul farmaco in questione?” Alcune settimane più tardi, si era nel 2018, l’AIFA comunicava la decisione dell’EMA di sospendere l’autorizzazione all’immissione in commercio dei fluorochinolonici. Veniva inoltre ristretto l’ambito prescrittivo di questa classe di antibiotici. Mesi appresso, un amico che aveva assunto numerosi cicli di fluorochinolonici dovette essere operato per la sostituzione di una corda tendinea cardiaca che si presentava lesionata. A torto o a ragione, venne spontaneo associare questo fatto all’azione di quella classe di antibiotici. Sempre di tendini si trattava, in fondo.

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Commercio dei farmaci: l’esempio dei campioni gratuiti

Bisogna cambiare mentalità: i campioni di farmaci vanno considerati alla stregua di un regalo, non di una forma di risparmio per il paziente, anzi sono una delle più efficaci strategie di marketing.[1] Nel 2016, negli USA, le aziende farmaceutiche hanno investito 13,5 miliardi di dollari in campioni di farmaci da distribuire gratuitamente ai medici, dai quali sono ben accetti nel’80% circa dei casi. La strategia consiste nel fatto che il paziente in futuro userà con maggiore probabilità quel farmaco ricevuto in omaggio. La relazione fra azienda e paziente è intermediata dal medico, utilizzatore indiretto del farmaco e decisore nella scelta del prodotto. La distribuzione dei campioni rappresenta per i medici uno tra i servizi più importanti fra quelli svolti dagli informatori (nel’84% dei casi secondo uno studio). I campioni non sono distribuiti casualmente o a pioggia, ma si privilegiano i prodotti più costosi e con indicazioni prolungate nel tempo, devono arrivare al medico in piccole quantità e in più occasioni ravvicinate, goccia a goccia. Questa modalità è quella che fornisce il maggior ritorno di investimento.

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Il caso dell’Academy of Nutrition and Dietetics

Il coinvolgimento dell’industria di alimenti e bevande, e soprattutto delle compagnie transnazionali che dominano il settore, nella ricerca e nello sviluppo di politiche è considerato un fattore determinante negativo per l’occorrenza di molte malattie non trasmissibili e per il loro controllo. Questo fattore fa parte dei cosiddetti determinanti commerciali di salute e malattia. Negli Stati Uniti, la maggioranza delle associazioni professionali sono soggette all’influenza dell’industria. Uno studio appena pubblicato esplora l’interazione tra la più importante associazione del settore, l’Academy of Nutrition and Dietetics (AND), e le grandi corporazioni dei produttori di alimenti e bevande zuccherate, spesso soprannominate Big Food e Big Soda.[1] Data la natura globale di queste corporazioni, i risultati dello studio non hanno implicazioni solo per gli Stati Uniti, ma per il mondo intero.

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A cosa servono i codici volontari di Big Food e Big Soda

Nature Food ha pubblicato un lungo articolo di revisione sulle azioni volontarie messe in atto dall’industria di alimenti e bevande e sulle implicazioni per la salute pubblica e le politiche nei paesi a basso e medio reddito.[1] Ha pubblicato anche un riassunto di questa revisione.[2] Siccome credo che risultati e implicazioni non valgano solo per i paesi a basso e medio reddito, ma anche per quelli ad alto reddito, come l’Italia, ho pensato di tradurre il riassunto e di lasciare a chi è interessato la decisione eventuale di leggersi il testo completo della revisione.

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Il 1-12-22 la Consulta ha deciso in modo opposto a quanto mostrano i dati citati a sostegno

Rispetto all’obbligo vaccinale legittimato dalla Corte Costituzionale abbiamo letto un articolo sul Corriere della Sera che afferma:
Gran parte della discussione è ruotata intorno all’efficacia delle dosi… non solo sull’efficacia rispetto alla contrazione del virus, ma anche sulla limitazione della sua diffusione.
E un altro quotidiano:
All’obiezione dell’Avv. Sandri sul vaccino che non blocca l’infezione, replica l’Avv. Tomiola (dello Stato) “L’efficacia dei vaccini è evincibile dai dati dell’ISS, che comprovano che due terzi delle persone non si ammalano, pertanto la critica non tiene conto della realtà obiettiva”.
L’aspetto paradossale è che nessuno, pare, abbia smentito tale affermazione presentando i “dati dell’ISS” richiamati (parlo dei dati, non della narrazione dell’ISS, che sul tema citato diverge dagli stessi dati che l’Istituto pubblica). Proveremo a presentarli almeno a chi leggerà questa Lettera, con riferimento al Bollettino ISS del 23 novembre (Tab. 6, pag. 28), l’ultimo pubblicato, e riprendendo nei grafici i dati delle Tabelle corrispondenti (prima erano le n. 5), nella serie dei Bollettini settimanali da gennaio 2022.

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