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Esce ogni 2-3 mesi e contiene le notizie più significative già pubblicate nelle news del sito, oltre alla segnalazione di libri, video, siti di particolare interesse.

Si riportano di seguito le Newsletter e le Lettere d’Informazione Periodica uscite finora a partire dalla n. 0 del mese di ottobre 2008.

Lettera n. 41 – Ottobre 2016

Accesso universale a farmaci efficaci, ma costosi
Indovina chi viene a cena?
Sunshine Act: solo un timido piccolo spiraglio di luce?
La lobby dello zucchero
Bevande zuccherate: scienza e salute pubblica a processo
Conflitti d’interesse e bevande dolcificate artificialmente
No comment…

Lettera n. 40 – Settembre 2016

Rapporti tra industria e pediatri negli USA secondo il Sunshine Act
Ignorato il rapporto sulla corruzione nel settore farmaceutico
Conflitti di interesse all’EFSA
Investire in azioni di editori di riviste scientifiche
Morire durante la sperimentazione di un farmaco inutile
Il venditore di medicine: il ritorno

Lettera n. 39 – Agosto 2016

L’eccessivo costo dei farmaci
Società medico-scientifiche italiane e conflitto di interessi
Farmaci: gli omaggi delle aziende ai medici incentivano le ricette
Medici, inviti a cena e conflitti di interesse
Agenas: sito per la dichiarazione pubblica di conflitto di interessi
Pubmed e i conflitti di interesse

Lettera n. 38 – Maggio 2016

I pagamenti influenzano i medici, abbiamo le prove
I rapporti “invisibili” tra infermieri professionali e industria
I ricercatori non sempre riportano i risultati dei trials
L’EMA è ancora troppo vicina all’industria farmaceutica
L’attivismo politico di Big Food in Australia
Una pillola amara
TTIP, TPP, salute e sanità
L’arroganza della medicina preventiva
Doctor G
I francesi che s’incazzano, che le palle ancor gli girano

Lettera n. 37 – Marzo 2016

“No Grazie” e “Illuminiamo la Salute”: primo incontro
La proliferazione e la trasparenza finanziaria delle società di ginecologia
Dichiarazioni di conflitto di interessi: i conti non tornano
Provaci ancora Pfizer: la bufala del costo dei farmaci
Tumori: meglio prevenire che curare, ma Big Pharma non è d’accordo
Probiotici: prenderli in gravidanza dimezza il rischio di allergia nel neonato?
Interessi economici-finanziari e ricerca in ambiente e salute
Pagare gli autori di un articolo per farsi citare
L’importanza per la salute pubblica di dichiarare i finanziamenti

 

Lettera n. 36 – Gennaio 2016

Telethon: lettera alla Ministra della Salute, On. Beatrice Lorenzin
Public Health Literacy
Multa milionaria negli USA: il caso pioglitazone
Meta-analisi sugli antidepressivi influenzate dalle aziende farmaceutiche
Alzheimer: maneggiare con cura
AMA contro la pubblicità diretta dei farmaci
Da commensali a consulenti: la diseducazione continua…
Finanziamenti USA della Coca Cola
La statistica ingannevole delle statine
La tombola del conflitto d’interessi
Conflitti di interesse tra industria e mondo accademico: cosa bolle in pentola
Trasparenza dei risultati: lettera aperta ai candidati presidenziali USA

Lettera n. 35 – Dicembre 2015

Piano nazionale vaccini: botte e risposte
Giornata contro la polmonite: MSF per un vaccino giusto
Linee guida emanate dalle società scientifiche
Brevetti e costi esorbitanti di farmaci salvavita
Si può ridurre l’eccesso diagnostico e terapeutico?

Lettera n. 34 – Ottobre 2015

Cos’è la sostenibilità per i NoGrazie?
Il linciaggio morale dei NoGrazie è efficace ☺
Appropriatezza secondo Slow Medicine e Medicina Democratica
Zucchero per bambini e bustarelle per accademici
Paroxetina inefficace e dannosa negli adolescenti
Promozione commerciale di farmaci innovativi?
Infermieri, cura delle ferite e conflitti d’interesse
Il mercato dell’osso fragile
Richard Horton, sibillino ma non troppo
Sanofi e manuale Roversi: a volte ritornano
Prescrizioni politiche
Framing
A Big Pharma payment a day keeps doc’s finances ok

Lettera n. 33 – Maggio 2015

Nascere in Sardegna o su Real TV
Pediatri del Friuli Venezia Giulia
EXPO 2015
Scienza zuccherata
Forza zucchero
OKkio al MOIGE
OMS: rendere disponibili tutti i risultati dei trials clinici
The Cancer War: un grosso affare per Big Pharma
Insulina evergreen
Lavorano in perdita, poveretti!
La formazione dei giornalisti come quella dei medici?

Lettera n. 32 – Febbraio 2015

Non se ne parla più: medici e industria
I NoGrazie al workshop nazionale sul consumismo sanitario
Informazione sui farmaci: chiedere all’oste se il vino è buono?
Una brutta figura per i generici
Codice etico all’Istituto Superiore di Sanità
Trials non pubblicati: un’ulteriore conferma
Direttiva UE sui segreti commerciali
Vi ricordate di Avastin e Lucentis?
Gli studenti di medicina sono influenzati dalla promozione
dell’industria farmaceutica?
Riviste mediche e legami con l’industria
Obesità: l’EMA approverà un farmaco pericoloso?
I NoGrazie su un blog del Fatto Quotidiano
Qualche numero di NoGrazie
Sostenibilità? Sì, grazie. Trattati segreti? Beh, no!

 

Lettera n. 31 – Novembre 2014

Peter Gotzsche dice No Grazie
Sunshine Act in azione
Il caso Pradaxa
Trasparenza all’EMA
Europa e farmaci. Una vittoria del profitto sulla sanità pubblica?
Conflitti d’interesse alla Commissione Europea
Big Pharma incontra Renzi
Effetti avversi da farmaci: troppa informazione?
Senza parole
No advertising, please, dall’Australia
La medicina è la soluzione ai problemi della salute globale?                                                       Interventi regolatori su interazione medici-industria?

Lettera n. 30 – Luglio 2014

Medici, Ordini e Codici Deontologici
Servire due padroni, un conflitto di interessi insuperabile
Health Technology Assessment e conflitti di interesse negati
Ho venduto l’anima al diavolo
Nove miliardi di $ di multa a Takeda ed Ely Lilly
TTIP
Venditori di Medicine
Cochrane: 5 buoni motivi per considerare le fonti di finanziamento come fonti di bias
“Un mare di bambini…un mare di profitti” lettera aperta al prof. Giovanni Corsello

Lettera n. 29 – Aprile 2014

Medici e Ordini
Dell’Avastin e del Lucentis
Johnson & Johnson: 2.2 miliardi di dollari
Pfizer: 10.6 milioni di euro
Roche e Novartis: oltre 182 milioni di euro
Legislazione europea sugli interferenti endocrini
Mai chiedere all’oste se il suo vino è buono!
Giappone: la vicenda del valsartan
Cosa sono le MCCs e a cosa servono?
Sud Africa vs Big Pharma per gli antiretrovirali
Buone pratiche

 Lettera n. 28 – Febbraio 2014

Mi è andato un sorso d’acqua di traverso
Andrà di traverso anche la Coca Cola?
Interazioni tra non medici e industria
Riviste scientifiche: sì o no?
H1N1: gli scienziati avevano legami con l’industria
GlaxoSmithKline smetterà di pagare i medici per pubblicizzare i farmaci
Le scuse del BMJ
La proposta degli studenti dell’Università del Colorado
Collaborazione con Big Food e Big Drink
Una rete globale per la ricerca sulle malattie non trasmissibili. Ma chi paga?
Il sistema dei trial randomizzati è allo sbando
L’EMA vince il ricorso sulla trasparenza dei dati
Accordo raggiunto in Europa sulla registrazione dei trial clinici
Alcune industrie del farmaco lanciano un portale per l’accesso ai dati dei trial clinici
Mettere GlaxoSmithKline alla prova sulla paroxetina
Mancata pubblicazione di grandi trial clinici
Ritardi e incompletezza nella pubblicazione
Dalle evidenze all’azione

Lettera n. 27 – dicembre 2013
Troppa medicina, poca cura dei pazienti
L’iniziativa Choosing Wisely (scegliere con accortezza)
Una campagna low cost per ridurre la prescrizione di antibiotici in Italia
Sunshine Act in azione
I versamenti di denaro ai medici devono essere resi pubblici
Rendere pubblici tutti i dati dei trial clinici
Le librerie dell’industria farmaceutica non sono facilmente accessibili
I dati resi pubblici da Big Pharma sono solo una parte di quelli in suo possesso
L’EMA dovrebbe rendere pubblici i suoi dati sui farmaci approvati negli ultimi 10 anni
Molte riviste mediche non obbligano ancora a registrare i trials clinici
Articolo completamente inventato e accettato da 157 riviste
Conflitti d’interesse all’EFSA
Bevande energetiche e alcol: la ricerca finanziata dall’industria minimizza i danni
Chi è il nemico dell’ECM? Il conflitto d’interessi o il bias?
Perché non possiamo avere fiducia nelle linee guida
La medicina basata sulle evidenze diventa più vecchia ma non più saggia?
Il matrimonio con Big Pharma si è concluso con il divorzio
Il parere di Ben Goldacre
La rottura della partnership tra un istituto di ricerca e un’industria farmaceutica
Cina: nubi sulla ricerca farmacologica
Buoni sconto per i farmaci

Lettera n. 26 – settembre 2013

L’EMA sta lavorando per la condivisione dei dati sugli studi clinici
Liberare i trials invisibili e abbandonati
Prime revisioni basate sulla totalità dei dati
L’EMA consulta il pubblico sulla trasparenza dei dati
Il JAMA allenta le regole per gli studi sponsorizzati dall’industria
Da AllTrials: le solite manovre poco trasparenti
Abbassa il colesterolo ma non riduce la mortalità per infarto; FDA approva
Il Parlamento e l’Antitrust indagano su bevacizumab (Avastin) e ranibizumab (Lucentis)
La nuova crisi di fiducia nelle diagnosi psichiatriche
Privatizzazione foriera di frodi in Gran Bretagna
Chi paga le multe di Big Pharma?
La Novartis viola il codice di condotta sulla pubblicità
India: stop ai regali di Big Pharma ai medici?
Pagamenti ai medici: il Sunshine Act comincia a produrre dati
Un Sunshine Act francese non esente da critiche
Sunshine in Australia?
Bribegate in Cina
Fumo di Londra (ma anche a Roma non si scherza)
Rivendite di junk food negli ospedali britannici
I salari dei CEOs di Big Pharma
Monitorare le prescrizioni dei medici per favorire il marketing
Troppa medicina, troppo poca cura

Lettera n. 25 – maggio 2013
1. Ci cascano tutti
2. L’industria distorce i dati della ricerca scientifica
3. Sono un paziente: mostratemi i dati degli studi clinici
4. The hidden curriculum
5. Aziende e sanità: bastano i codici etici?
6. The inverse care law (La legge dell’assistenza inversa)
7. Pagamenti ai medici del Massachusetts da parte dell’industria

 

Lettera n. 24 – aprile 2013

Indice

1. Rendere i farmaci evergreen (come alcune canzoni)

2.All’interno di Big Pharma, le illegalità sono comuni, gravi e ripetitive

3. Fidarsi di Big Pharma?

4. Nuove linee guida svizzere puntano a frenare l’ingerenza di Big Pharma

5. Differenze nei resoconti delle analisi tra documenti interni aziendali e studi pubblicati

6. Lancet ritira il sostegno alla Guida sulla collaborazione tra medici e industria del farmaco

 

1. Rendere i farmaci evergreen (come alcune canzoni)

L’industria del farmaco è preoccupata: nei prossimi anni i profitti diminuiranno a causa della scadenza di molti brevetti. Per ridurre le perdite, l’industria si è inventata una serie di strategie per rendere i farmaci evergreen, sempreverdi; un po’ come molte canzoni di Sanremo, o dei Beatles.

Traduzione, riassunto e commento di Adriano Cattaneo

2. All’interno di Big Pharma, le illegalità sono comuni, gravi e ripetitive

Quando in un gruppo qualcuno sbaglia ci si giustifica con il fatto che si tratta solo di una mela marcia. Quando un’azienda farmaceutica commette una grave mancanza si può dire lo stesso, ma se tutte insieme commettono le stesse frodi allora si può parlare di corporale crime? È quello che si chiede Peter Gøtzsche della Nordic Cochrane Collaboration, che ha provato ad abbinare la parola “fraud” al nome delle prime dieci aziende farmaceutiche mondiali. La risposta di Google è stata pronta: tutte hanno infranto la legge di recente in vari modi.

Traduzione e riassunto di Giovanni Peronato

3. Fidarsi di Big Pharma?

Così titola in copertina Le Scienze di febbraio 2013, mentre il sottotitolo recita: “Le conseguenze per la nostra salute dei legami finanziari tra ricerca clinica e aziende farmaceutiche”. Si tratta di un articolo di nove pagine, ahimè praticamente senza bibliografia, che vale la pena scaricare e leggere. L’articolo è incentrato quasi per intero sulla figura emblematica di un key opininon leader nel campo dell’osteoporosi, scritto qualche mese fa per Scientific American da Charles Seife, docente di giornalismo alla New York University, autore di libri divulgativi di fisica e matematica.

Riassunto di Giovanni Peronato

4. Nuove linee guida svizzere puntano a frenare l’ingerenza di Big Pharma

L’Accademia Svizzera di Scienze Mediche (ASSM) ha emanato il 1° febbraio 2013 nuove linee guida che regolano le relazioni tra medici e industria allo scopo di evitare comportamenti non eticamente corretti. Ne dà notizia il Lancet.

Traduzione e riassunto di Giovanni Peronato

5. Differenze nei resoconti delle analisi tra documenti interni aziendali e studi pubblicati

Su PLoS Medicine è stato recentemente pubblicato un articolo scritto da epidemiologi della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, nel quale si sottolinea che per una corretta interpretazione dei risultati degli studi clinici è fondamentale disporre di informazioni dettagliate sia sul tipo di analisi effettuata (ad esempio, intention-to-treat) sia sulle definizioni generali (ad esempio, i criteri per l’inclusione dei partecipanti).

Traduzione e commento di Ermanno Pisani

6. Lancet ritira il sostegno alla Guida sulla collaborazione tra medici e industria del farmaco

Ricordate la Guida alla collaborazione tra professionisti della salute e industria farmaceutica? Ne abbiamo parlato anche noi in news e newsletter varie dopo che era stata lanciata in sordina da una breve notizia del BMJ. La Guida aveva suscitato molte proteste, con numerose lettere al BMJ, compresa la nostra. Nonostante le critiche, compreso un articolo probabilmente commissionato dallo stesso BMJ a Barbara Mintzes, la Guida manteneva tutta la sua autorevolezza anche grazie al sostegno di prestigiose organizzazioni, istituzioni e riviste, con relativo logo in bella vista sulla copertina. Tra le riviste, appariva, e appare tuttora, il Lancet. Il cui direttore, Richard Horton, sul numero del 2 febbraio 2013, firma finalmente un breve editoriale di ritrattazione e vedremo se a questo seguirà la cancellazione del logo dalla copertina della Guida). Vale la pena riprendere le parole di Horton per capire come sia arrivato a prendere la decisione.

Traduzione e commento di Adriano Cattaneo

 

Lettera n. 23 – gennaio 2013

 

Indice

 

1. Una nuova iniziativa del BMJ sugli studi non pubblicati.

2. Come la FDA ha dimenticato l’evidenza: il caso di donepezil 23 mg

3. Eccesso diagnostico versus inappropriatezza

4. La valutazione del conflitto di interessi negli studi riguardanti farmaci inclusi in revisioni Cochrane

5. Punire le frodi in sanità: sono sufficienti le multe? Il caso GSK

6. Conformati e sarai finanziato.

 

1. Una nuova iniziativa del BMJ sugli studi non pubblicati.

Il BMJ del 12 gennaio 2013 rende nota un’iniziativa unitaria con Sense About Science, James Lind Alliance, Bad Pharma di Ben Goldacre, Cochrane Collaboration e altri.(1) L’iniziativa è a favore dei pazienti che si sottopongono volontariamente ai rischi di una sperimentazione. Essi devono avere la certezza che lo studio giungerà a pubblicazione, prima di dare il loro assenso, qualunque siano i risultati ottenuti. I pazienti potranno, se lo desiderano, essere messi a conoscenza dei risultati dello studio cui hanno partecipato. L’iniziativa è abbinata ad una petizione che ha lo scopo di aumentare la pressione sui ricercatori, i finanziatori e le istituzioni perché si muovano in tal senso.

A cura di Giovanni Peronato

2. Come la FDA ha dimenticato l’evidenza: il caso di donepezil 23 mg

Che differenza c’è tra 20 e 23? Penserete “3”, ma per Pfizer molti milioni di euro. Per capire il perché bisogna considerare il punto di vista di Eisai, il produttore di donepezil (commercializzato come Aricept da Pfizer), il blockbuster nel redditizio mercato del trattamento della demenza tipo Alzheimer, un farmaco da oltre 2 miliardi di dollari di vendite annuali nei soli Stati Uniti. Il brevetto del donezepil, approvato la prima volta nel 1996, scadeva nel novembre 2010 e il margine di guadagno della multinazionale sarebbe crollato con l’ingresso in commercio del concorrente generico. La necessità, tuttavia, è la madre di ogni invenzione e giusto quattro mesi prima della scadenza del brevetto, la FDA (Food and Drug Administration) ha approvato per il trattamento dell’Alzheimer un nuovo dosaggio: donepezil 23 mg, protetto dal brevetto per altri tre anni. È un numero interessante il 23, soprattutto considerando che 23 mg non si può ottenere combinando 5, 10 o 20 mg del farmaco generico, ovvero i dosaggi che sarebbero stati di lì a poco commercializzati.

Traduzione di Luca Iaboli

3. Eccesso diagnostico versus inappropriatezza

Il titolo di un congresso tenutosi a Bologna lo scorso 3 dicembre è decisamente evocativo “To see or not to see” con riferimento agli esami diagnostici, prognostici e predittivi. Perché porsi il dilemma di vedere o non vedere quanto la diagnostica strumentale ci offre? L’adagio popolare “prevenire è meglio che curare” va considerato con spirito critico alla luce di quello che stiamo sperimentando in Occidente.

Articolo di Mariolina Congedo

4. La valutazione del conflitto di interessi negli studi riguardanti farmaci inclusi in revisioni Cochrane

Fino a qualche anno fa la Cochrane Collaboration suggeriva ai suoi revisori di valutare in maniera opzionale il COI come parte integrante del giudizio sugli studi selezionati per le revisioni sistematiche e le meta-analisi. Questo fino al 2008. Nell’ultima versione (marzo 2011) del manuale metodologico in uso ai suoi revisori, la Cochrane Collaboration ha stabilito che le informazioni su eventuali COI riguardanti i trial selezionati non debbano più essere incluse nella stima di giudizio assieme agli altri bias. È giusto?

Traduzione e adattamento di Giovanni Peronato

5. Punire le frodi in sanità: sono sufficienti le multe? Il caso GSK

Il problema della pubblicizzazione off-label (fuori delle indicazioni approvate) dei farmaci è stato più volte affrontato dai NoGraziePagoIo e nel 2010 lo si riassumeva con un elenco di tutte le multe più o meno salate inflitte fino ad allora all’industria del farmaco. Di altre multe abbiamo parlato anche nella nostra ultima newsletter per il 2012. Ci vediamo costretti a rivisitare l’argomento chiedendoci, come fa un articolo del New England Journal of Medicine: sono sufficienti le multe?

Traduzione e adattamento di Giovanni Peronato

6. Conformati e sarai finanziato.

Joshua M. Nicholson e John P.A. Ioannidis (già autore del celebre “PERCHE’ LA MAGGIOR PARTE DEI RISULTATI DELLE RICERCHE PUBBLICATE SONO FALSI”) hanno pubblicato su Nature, in data 6 Dicembre 2012, un interessante articolo sui criteri utilizzati nell’attribuzione dei finanziamenti ai migliori scienziati statunitensi da parte del National Institute of Health e su come, molto frequentemente, proprio i più brillanti e più citati ne siano spesso esclusi. Vi proponiamo qui una sintesi di questo eccezionale articolo dal titolo “Conformati e sarai finanziato” (originale “Conform and be funded”).

Traduzione e sintesi a cura di Daniele Mandrioli

 

Lettera n. 22 – ottobre 2012

Indice

1. Industria farmaceutica e occupazione israeliana

2. Bevande per sportivi

3. Big food

4. Prospettive nere per Big Tobacco

5. Se le multe non sono abbastanza…

6. Ricerca e sviluppo di nuovi farmaci

 

1. Industria farmaceutica e occupazione israeliana

Coalition of Women for Peace è un gruppo femminista che riunisce donne israeliane e palestinesi e che rappresenta una voce critica nei confronti del regime di occupazione israeliano. In questo documento, redatto in collaborazione con Who Profits, un progetto di ricerca sull’imperialismo commerciale di Israele, analizza le difficoltà di sviluppo dell’industria farmaceutica palestinese causate dai continui ostacoli burocratici e commerciali imposti da Israele. Con quante armi, apparentemente legali, si può torturare un popolo?

Traduzione sintetica di Giovanni Peronato

2. Bevande per sportivi

Tempo di Olimpiadi. Di questi tempi, molte riviste mediche hanno dedicato articoli a sport e attività fisica, con annessi e connessi di salute. Il British Medical Journal (BMJ) ha dedicato una serie di articoli alle bevande per gli sportivi, che i produttori tentano ovviamente di vendere anche ai non sportivi, secondo i ben noti principi del disease mongering (far credere a qualcuno che ha bisogno di qualcosa per mantenere o recuperare la salute). Conflitti d’interesse a gogo, naturalmente.

Articolo di Adriano Cattaneo

3. Big food

All’inizio era Big Pharma. Poi si sono aggiunti Big Tobacco e Big Alcohol. Dopo aver letto l’articolo precedente potremmo parlare anche di Big Drink. Non poteva mancare Big Food, inteso come conglomerato di multinazionali che controllano il mercato degli alimenti e delle bevande. La rivista “open access” PLoS Medicine, conscia del fatto che cibo e salute sono strettamente correlati, ma che in mezzo agiscono grandi interessi, dedica 7 articoli a Big Food, per capire come, con evidenti conflitti d’interesse, interagisca con le politiche per la salute.

Articolo di Adriano Cattaneo

4. Prospettive nere per Big Tobacco

Il fumo di tabacco è stato definito dall’OMS la prima causa di malattia e morte.In Italia la legge Sirchia del 2005 ha imposto “divieti di fumare” in determinati ambienti pubblici, o privati dedicati ad uso pubblico, lasciando tuttavia libera la vendita esposta delle sigarette e degli altri prodotti da fumo a base di tabacco. La legge Sirchia annuncia di nascere per la “tutela dei non fumatori”, dichiarando di permettere loro di non subire il “fumo passivo”, ma sembra ignorare il grave problema degli 80.000 decessi causati dal fumo ogni anno nel paese, problema che non affronta e mostra di non avere intenzione di risolvere.Cosa si fa in altri paesi?

Articolo di Mauro Pecchioli

5. Se le multe non sono abbastanza…

Negli ultimi mesi è stato dato risalto, anche su riviste autorevoli, alla vicenda che ha visto coinvolta la casa farmaceutica Abbott, condannata a pagare una multa di 1,6 miliardi di dollari (pari a circa 1,2 miliardi di euro) per aver promosso un uso improprio del Depakote, farmaco contenente acido valproico, normalmente usato nel trattamento dell’epilessia. La notizia è stata riportata in un editoriale comparso nel maggio 2012 sul British Medical Journal (BMJ), in cui si specifica che si tratta della seconda più grande sanzione mai comminata nei confronti di un’industria farmaceutica.

Articolo di Angelo Lorusso

6. Ricerca e sviluppo di nuovi farmaci

Il BMJ del’11 agosto 2012 dedica la copertina e due articoli alla ricerca e sviluppo di nuovi farmaci. Nel primo articolo, Ricerca farmaceutica e sviluppo: cosa abbiamo in cambio del nostro danaro? Si parla dei nuovi farmaci; non è vero che l’innovazione sia cessata, soltanto si è diretta verso modifiche dell’esistente. Un sistema meno dispendioso che crea farmaci fotocopia e qualche volta riesce produrre un blockbuster, campione di vendite. Nel secondo articolo, Alzare l’asticella per l’autorizzazione ai nuovi farmaci ci si chiede se regole più stringenti per l’approvazione di nuovi farmaci siano veramente nemiche di ricerca e sviluppo. Immaginiamo come sarebbe il mercato se fossero approvati solo farmaci realmente innovativi, se servizi sanitari, medici e pazienti avessero sin dall’inizio della commercializzazione tutte le informazioni relative ad efficacia e sicurezza, se la ricerca si concentrasse su quelle affezioni importanti che non hanno ancora soluzioni terapeutiche valide.

Traduzione sintetica di Giovanni Peronato

Lettera n. 21 – luglio 2012
Indice

1. I convegni medici sono utili? Se sì, a chi?

2. Conflitti d’interesse all’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare

3. L’Agenzia Europea del Farmaco e il conflitto di interessi

4. Conflitto di interessi: di male in peggio

5. Divide et impera: uno sguardo dietro le quinte della lobby

6. Progetto Horizon: un orizzonte pieno di incognite

 

1. I convegni medici sono utili? Se sì, a chi?

Un articolo del JAMA ha recentemente posto una domanda che molti medici potrebbero farsi in privato, ma che pochi oserebbero chiedere in pubblico: i convegni medici servono a qualche cosa? Luca Iaboli ha riassunto l’articolo per la nostra lettera periodica.

Traduzione sintetica di Luca Iaboli

2. Conflitti d’interesse all’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare

Le cosiddette authorities, nazionali o internazionali, dovrebbero fornire a chi le nomina e le controlla, e cioè i governi nazionali o sopranazionali, opinioni indipendenti da interessi commerciali che portino a politiche e leggi a beneficio di tutta la popolazione, e non di interessi privati. Ma è proprio così? Adriano Cattaneo analizza il caso dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA).

Articolo di Adriano Cattaneo

 

3. L’Agenzia Europea del Farmaco e il conflitto di interessi

Anche l’Agenzia Europea del Farmaco dovrebbe essere un’authority indipendente. Che non lo sia, o non lo sia stata, è certo; tanto che è stata costretta a rinnovare le sue regole sul conflitto d’interessi di dipendenti, consulenti e gruppi di esperti. Ma il conflitto d’interessi non è stato eliminato, è stato solo reso più trasparente. Giovanni Peronato commenta i risultati di questo procedimento di trasparenza con particolare riferimento all’Italia.

Articolo di Giovanni Peronato

4. Conflitto di interessi: di male in peggio

Sta diventando ormai una prassi (o quasi) dichiarare i propri conflitti d’interesse quando si pubblica un articolo, si partecipa all’elaborazione di linee guida, si è ingaggiati come docenti per un corso, si fa una presentazione a un congresso. Ma questo riduce gli effetti negativi del conflitto d’interessi? Giovanni Peronato commenta un articolo al riguardo.

Commento di Giovanni Peronato

5. Divide et impera: uno sguardo dietro le quinte della lobby

Per assicurarsi che direttive e leggi europee siano loro favorevoli, o per lo meno non contrarie, tutte le industrie dispongono di una schiera di lobbisti che girano tra Bruxelles e Strasburgo. Sergio Conti Nibali riporta i risultati di un rapporto di Health Action International che esamina le voci di spesa delle aziende farmaceutiche e dei loro lobbisti presso l’Unione Europea.

Articolo di Sergio Conti Nibali

6. Progetto Horizon: un orizzonte pieno di incognite

Un progetto europeo mira ad investire 80 miliardi di euro per aumentare la competitività della ricerca scientifica. A proteggere questo enorme investimento dalle frodi dovrebbe esserci un’agenzia indipendente di controllo, che però non è stata ancora istituita. Eppure le frodi scientifiche esistono. Giovanni Peronato riassume ed analizza un articolo del Lancet sull’argomento.

Traduzione sintetica ed analisi di Giovanni Peronato

Lettera n. 20 – aprile 2012

 

Indice

 

1. il gruppo NoGraziePagoIo si rinnova

2. autori fantasma

3. la misteriosa sparizione dei dati

4. la povere del marketing: il caso degli antipsicotici atipici

5. ricerca e falsificazione dei dati

6. la ricerca condotta in modo fraudolento è pratica diffusa e mette in pericolo i pazienti

7. crescono negli USA le multe per reati penali e civili delle industrie farmaceutiche

8. l’Argentina multa la Glaxo

9. DSM: la rivolta dei medici (e non solo)

10. software gestionali per medici: strumenti di marketing farmaceutico?

11. lettera Nograzie a Il Salvagente

12. per una medicina ecocompatibile

13. meglio usare il principio di precauzione

14. campagna per la difesa del latte materno dall’inquinamento

1. il gruppo NoGraziePagoIo si rinnova

Dopo 8 anni dalla sua fondazione nel marzo 2004, il coordinamento e l’organizzazione del gruppo NoGraziePagoIo verranno rinnovati. Grande fermento di lavori in corso.

 

2. autori fantasma

“Se siete razionalisti e non credete ai fantasmi è venuto il tempo di ricredervi. I fantasmi esistono e danno segno di sè, ma non come li immaginate, trascinando pesanti catene in bui corridoi, o nascondendosi sotto bianchi lenzuoli, ora scrivono. Articoli scientifici! E’ incredibile! e sembra che seguano anche regole ferree, una sorta di good practice per le creature ultraterrene, cioè scrivono ma, rigorosamente, non firmano. Fanno firmare ad umani professori, che si ritrovano tra le mani brillanti testi scientifici, pieni di dati ottimistici a favore di farmaci terreni, sono loro a firmare, ma se glielo domandate vi risponderanno che tutto è avvenuto a loro insaputaVittorio Fontana introduce così il suo commento a un articolo del British Medical Journal (BMJ) sugli autori fantasma che – a quanto pare – infestano tanta parte di ciò che leggiamo sulle più autorevoli riviste di medicina. Il fenomeno del ghostwriting ha radici lontane, se ne trovano esempi fin dagli anni ’30, ma con il tempo si è strutturato come una vera e propria industria delle pubblicazioni mediche. E non basta certo dichiararlo per risolvere il problema. Secondo Alastair Matheson, accademico e consulente indipendente con una grande esperienza del mondo dell’industria, alcuni sostengono che il ghostwriting esiste solo se non è dichiarato, così basta inserire una nota a piè di pagina e il gioco è fatto, ma questa è solo una (pietosa) bugia o una (gigantesca) ingenuità perchè non modifica in alcun modo il fatto che l’articolo sia stato concepito e sviluppato principalmente per rispondere a un interesse commerciale. Paul Thacker, già collaboratore di Charles Grassley, senatore dell’Iowa, che si occupa di ricerca nel campo dei conflitti di interessi in medicina dichiara che il ghostwriting è pernicioso perchè spaccia il marketing per scienza, e insiste: questa pratica mina la scienza alle sue fondamenta.

Traduzione libera e commentata di Vittorio Fontana

Abstract dell’articolo sul BMJ

 

3. la misteriosa sparizione dei dati

In medicina si deve spesso decidere nell’incertezza dei risultati. La ricerca scientifica si adopera per ridurre al minimo tale incertezza attraverso studi clinici che aiuteranno a prendere decisioni più consapevoli. Purtroppo esistono studi clinici che non vengono resi noti alla comunità scientifica, per svariate ragioni, magari perché potrebbero nuocere allo sponsor della ricerca in termini di vendite. In altri casi gli studi vengono pubblicati ma non integralmente. I dati perduti sul danno provocato da alcuni farmaci potrebbero tradursi in pericolo per i pazienti, come all’opposto dati di efficacia non pubblicati potrebbero comportare costi aggiuntivi per il sistema sanitario. Apre così un editoriale del BMJ del gennaio 2012, che passa in rassegna undici articoli sull’argomento. Cercando le evidenze non pubblicate che riguardano 9 farmaci approvati dall’agenzia del farmaco degli USA tra il 2001 e 2002, solo in tre casi su 41 (7%) i risultati non cambiavano. Nei casi rimanenti l’efficacia dei farmaci testati era modificata, inferiore (19/41) o superiore (19/41) in eguale misura. Vengono poi citati diversi casi di mancata pubblicazione. Una revisione sistematica che si rispetti, scrive Tom Jefferson, non può prescindere dall’accesso a tutti i dati sensibili dei singoli studi. Per questo sarebbe utile un database ad hoc dove tutti i trial condotti sull’uomo possano essere condivisi dalla comunità scientifica. E tutti i ricercatori che contravvenissero alle regole della trasparenza dei dati dovrebbero subire un’azione disciplinare. Sono passati più di vent’anni da quando Chalmers stigmatizzava su JAMA il problema della mancata pubblicazione dei dati degli studi medici, ogni ritardo è certamente causa di danno alla salute, e alla ricerca scientifica in generale. E’ tempo che le organizzazioni professionali si dotino di strumenti efficaci a sanzionare chi nasconde i dati e che i trial desasparacidos tornino ad essere disponibili alla comunità scientifica.

Traduzione libera e adattamento di Giovanni Peronato

Abstract dell’editoriale del BMJ

 

4. la povere del marketing: il caso degli antipsicotici atipici

Sul n. 4/2011 di Dialogo sui farmaci, per la serie Polvere del marketing, Giuseppe Tibaldi spiega come sia stato possibile diffondere – a partire dagli anni ’90 – la certezza della maggior tollerabilità degli antipsicotici di seconda generazione (i cosiddetti “atipici”), rispetto a quelli già disponibili. Le evidenze emerse nel corso degli anni, sono riassunte in un editoriale di Lancet del 2009: “[…] gli antipsicotici di seconda generazione non hanno nessuna caratteristica speciale, atipica, che li differenzi dai farmaci della prima generazione: considerati come categoria, non sono più efficaci, non producono miglioramenti di sintomi specifici, non hanno profili di tollerabilità realmente diversi dai farmaci di prima generazione, e sono molto meno costo-efficaci. La spuria innovazione rappresentata dagli atipici può essere considerata solo come una pseudo-novità, efficacemente diffusa attraverso le strategie di marketing delle aziende farmaceutiche, di cui solo ora siamo pienamente consapevoli […]. Ma come è potuto succedere che, per quasi 20 anni, siamo stati tutti “spinti a credere” in una loro superiorità?”.

L’articolo di Giuseppe Tibaldi su Dialogo sui farmaci

 

5. ricerca e falsificazione dei dati

La ricerca medica condotta con inganno equivale ad avvelenare il pozzo. Così scriveva qualche anno fa Richard Smith, già direttore del BMJ, con una riuscita metafora del sapere scientifico a cui tutti noi attingiamo. Purtroppo la storia è ricca di pessimi esempi in tal senso e tuttora i problemi non mancano. Da una ricerca presentata al convegno sulla frode nella ricerca medica organizzato dal BMJ a Londra nel gennaio scorso, risulta che più di uno su dieci (13%) tra medici e ricercatori inglesi ha dichiarato di sapere che i colleghi avevano in passato alterato intenzionalmente o fabbricato ex novo i dati di una ricerca allo scopo di favorirne la pubblicazione, il 6% sapeva di fatti del genere anche nel proprio istituto, coperti da indagini insufficienti. Così risulta dall’analisi di 2700 risposte (31%) a un questionario distribuito a più di novemila tra ricercatori universitari e ospedalieri. L’obiettivo era quello di dare una definizione a questo tipo di condotta e trovare una via efficace per contrastare il fenomeno. Non esistono attualmente le premesse per responsabilizzare le istituzioni e gli autori di una ricerca, né c’è un gran desiderio che ciò avvenga, forse non c’è nemmeno una reale conoscenza della gravità del fenomeno, ovvero non se ne vuol parlare per non sollevare un polverone. Alla fine del convegno si è ricordato che il progresso scientifico non procede per lenta evoluzione, ma piuttosto per scosse, per eventi rivoluzionari, separati da interludi di calma piatta. E’ auspicabile che nell’attuale impasse decisionale intervenga un cambiamento brusco che determini proprio una scossa, una rapida inversione di tendenza.

L’articolo di Giovanni Peronato

 

6. la ricerca condotta in modo fraudolento è pratica diffusa e mette in pericolo i pazienti

Fiona Godlee, direttore del BMJ, dedica il primo numero del 2012 alla ricerca condotta in modo fraudolento. Nell’editoriale scritto a quattro mani con Elizabeth Wager, analizza la situazione in varie nazioni a partire dal Regno Unito. L’opinione prevalente è che il problema o non esiste o è di estrema rarità. Già dieci anni fa Richard Smith, ex direttore del BMJ, Michael Farthing direttore di Gut e del Committee on Publication Ethics e Richard Horton, direttore del Lancet, avevano congiuntamente denunciato il fenomeno e con esso il fallimento dell’azione di contrasto. Una metanalisi apparsa su Plos One nel 2009 riporta che il 2% dei ricercatori aveva fabbricato, falsificato o modificato i risultati delle proprie ricerche, mentre il 14% dei colleghi ne era a perfetta conoscenza. Nel Regno Unito barare su una ricerca non è fenomeno isolato e le cose non vanno meglio in altri paesi. Nel 2014 la Commissione Europea darà il via a un piano (Horizon 2020) che investirà circa 30 miliardi di euro in sei anni, per incrementare la competitività nella ricerca scientifica dei paesi dell’Unione. Purtroppo nel piano non è prevista una commissione che vigili sull’integrità dei dati. Per questo è stata proposta la formazione di un’Agenzia Europea specifica che vigili in tal senso sul progetto Horizon 2020. I risultati alterati e modificati possono causare danni diretti e anche la morte di molti pazienti. Il Regno Unito merita di più, sentenziano Fiona Godlee ed Elizabeth Wager. Anche l’Italia e qualsiasi altro paese meritano di più. La parzialità e la distorsione dei dati mette in pericolo la salute dei pazienti, altera le evidenze, spreca i fondi, e non ultimo danneggia l’immagine della scienza medica nei riguardi del pubblico.

L’articolo di Giovanni Peronato

 

7. crescono negli USA le multe per reati penali e civili delle industrie farmaceutiche

Le spese per i farmaci prescritti negli USA sono passate da 40 miliardi di dollari nel 1990 a 234 miliardi di dollari nel 2008. In questo stesso periodo le attività illegali delle compagnie farmaceutiche hanno ricevuto una notevole attenzione da parte dei mezzi di comunicazione. Tuttavia, le dimensioni complessive, la varia natura e l’impatto potenzialmente dannoso di questo fenomeno, non erano finora stati analizzati. Uno studio di Public Citizen ha esaminato l’andamento, dal 1991 al 2010, delle azioni penali e civili contro le compagnie farmaceutiche negli USA. In questo ventennio, e soprattutto durante gli ultimi dieci anni, si è riscontrata una crescita considerevole sia del numero di patteggiamenti fra governi e compagnie farmaceutiche sia delle dimensioni delle multe inflitte. Le ragioni di questo incremento sono probabilmente collegate al contemporaneo aumento delle violazioni da parte delle compagnie e dell’applicazione della legge da parte del governo federale e dei singoli stati. Secondo Public Citizen, il pericolo per la sicurezza pubblica e la perdita di denaro statale o federale che risulta da queste violazioni, richiede una risposta dei governi più forte di quella attuale. “Date le dimensioni relativamente piccole delle multe paragonate ai profitti delle compagnie che commettono illeciti, un aumento delle pene finanziarie e un adeguato perseguimento penale dei dirigenti di queste compagnie – conclude Public Citizen – potrebbero essere un deterrente più efficace per i comportamenti illegali da parte dell’industria farmaceutica”.

Traduzione in italiano della sintesi del rapporto di Public Citizen

Sintesi del rapporto in inglese

Tutto il rapporto di Public Citizen

 

8. l’Argentina multa la Glaxo

Secondo quanto riferito da El Pais, il 3 gennaio scorso un giudice argentino ha comminato una multa complessiva di 179.000 euro alla GlaxoSMithKline e a due medici responsabili di una sperimentazione svolta in quel paese. “Tra il 2007 e il 2008, quattordici bambini di famiglie povere sono morti in Argentina – scrive Alejandro Rebossio su El Pais – dopo aver partecipato alla sperimentazione di un vaccino contro la polmonite e l’otite acuta del laboratorio britannico GlaxoSmithKline. Non si sono trovate prove che i decessi avessero a che fare con la vaccinazione ma, in seguito alla pubblicizzazione dei casi, si scoprì che erano state commesse irregolarità nell’ottenimento del consenso dei genitori alla somministrazione del vaccino ai figli. Il giudice ha confermato che alcuni consensi furono dati da genitori minorenni, nonni che non erano autorizzati a darli, parenti analfabeti o, in un caso, da una madre psicotica della quale non era stata valutata la capacità di intendere e volere. Si è anche rilevato – prosegue Rebossio – che il vaccino è stato somministrato senza che si indagassero i precedenti clinici dei bambini. Gli ispettori del Ministero hanno riscontrato inoltre mancanze nella rilevazione e nell’adeguata registrazione delle reazioni avverse al vaccino. […] Il laboratorio [la GlaxoSMithKline] ha annunciato che si appellerà al verdetto perchè ritiene che i test siano stati condotti secondo i più alti standard etici e scientifici internazionali e tenendo conto delle leggi e i costumi del paese”.

L’articolo di El Pais

La traduzione di Luigi Lai

 

9. DSM: la rivolta dei medici (e non solo)

Il 4 dicembre 2011 Il Sole 24 Ore usciva con un titolo stupefacente “DSM: la rivolta dei medici”. Ciò che stupiva non era tanto la notizia dell’ennesima categoria in agitazione quanto il fatto che, questa volta, l’insurrezione di cui si dava conto non era contro qualche limitazione a qualche “guarentigia” professionale ma contro la nuova versione del sistema diagnostico più utilizzato in psichiatria nell’ultimo mezzo secolo. E, ciliegina sulla torta, è risolutamente guidata da uno dei suoi padri: lo psichiatra americano Allen Frances, già coordinatore del DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), la versione attualmente in uso. Il motivo di questa singolare presa di posizione può essere così sintetizzato: il DSM-5, che dovrebbe essere licenziato nel 2013, “inventa” troppe malattie ed espone milioni di persone al rischio di essere non solo etichettate come “disturbate mentali” ma anche inutilmente trattate con farmaci non privi di effetti collaterali. Il sistema DSM è nato nel 1952, per iniziativa della American Psychiatric Association (APA) perché, a differenza di quanto avviene in tutte le altre specialità mediche, le “malattie” psichiatriche non solo non hanno alcun riscontro oggettivo, ma l’interpretazione dei loro “sintomi” dipende spesso dall’opinione che la maggioranza ha di ciò che è “normale” in quel tempo e in quel luogo. Il DSM cercava di superare le diatribe scientifico-ideologiche delle varie correnti della psichiatria attraverso un sistema diagnostico descrittivo. Con il tempo, però, il numero dei “disturbi mentali” si è dilatato in maniera direttamente proporzionale all’espansione degli investimenti nel settore della psicofarmacologia e, secondo alcuni critici, anche alle sempre più strette relazioni economiche degli psichiatri con le aziende produttrici. Così, oltre ad Allen Frances, anche la Society for Humanistic Psychology con altre 45 associazioni scientifiche o professionali ha ritenuto di doversi muovere e ha redatto una lettera aperta all’APA in cui esprime le sue perplessità.

Il commento di Mariagrazia Fasoli

La traduzione di Mariagrazia Fasoli dell’appello della Society for Humanistic Psychology

 

10. software gestionali per medici: strumenti di marketing farmaceutico?

Nel corso degli ultimi anni il mercato dei software gestionali per la medicina di famiglia e per la pediatria di libera scelta ha subito un profondo cambiamento, sia per quanto riguarda le software house oggi presenti, sia per il nuovo ruolo giocato dal marketing farmaceutico. Si sta innanzi tutto delineando un panorama con soli due grandi competitori, la francese Cegedim e la tedesca CompuGroup, che hanno acquisito o partecipato i principali produttori italiani. E’ poi da notare che non si tratta di software house “pure”, ma di società multiservizio che si occupano di informazione globale, rivolgendosi contemporaneamente a medici, industrie del farmaco, società di pubbliche relazioni, istituzioni pubbliche. Sul n. 5 del 2011 di Dialogo sui farmaci, Guido Giustetto ha pubblicato un’analisi accurata delle caratteristiche di questi strumenti – che possono contenere messaggi pubblicitari -, delle software house che li producono e, infine, delle implicazioni che tutto ciò può avere nella pratica medica. “Non è difficile immaginare – dice Giustetto . il groviglio di relazioni che si viene a creare e nel quale il medico ricopre un ruolo triplo: è cliente della software house (come utilizzatore di un programma gestionale), è suo fornitore (consapevole? retribuito?) di dati epidemiologici e di attività (prescrizioni), è ricevente (consenziente?) di messaggi pubblicitari mirati al suo specifico profilo prescrittivo”.

L’articolo di Guido Giustetto su Dialogo sui farmaci

 

11. lettera Nograzie a Il Salvagente

I Nograzie hanno scritto una lettera al Direttore de Il Salvagente per fornire alcune informazioni che avrebbero potuto aiutare i lettori ad avere una visione più completa e più imparziale sulla terapia dell’osteoporosi con il denosumab, riguardo alla quale la rivista ha pubblicato ben due articoli. “Malgrado l’approvazione del farmaco da parte dell’EMA (European Medicines Agency) – scrivono i Nograzie -, nella comunità scientifica internazionale esistono ancora molti dubbi sull’opportunità di usare il denosumab, sia perché non è mai stata dimostrata la sua superiorità rispetto ai bisfosfonati, sia perché il farmaco è gravato da numerosi effetti collaterali. La lettera cita in proposito diversi studi pubblicati sulla letteratura internazionale più autorevole e riporta il parere di Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri, che si è dichiarato d’accordo con le considerazioni dei Nograzie in quanto “il denosumab è stato studiato contro placebo nonostante esistano molti farmaci anti-osteoporotici con cui è necessario fare confronti”. La richiesta di pubblicare la lettera su Il Salvagente non è stata accolta. L’abbiamo pubblicata sul nostro sito per mettere a disposizione le informazioni che vi sono contenute, a chi fosse interessato.

La lettera dei Nograzie a Il Salvagente

 

12. per una medicina ecocompatibile

In un breve articolo sul British Medical Journal (BMJ), Ray Moynihan esplora i primi tentativi per un sistema sanitario a bassa emissione di carbonio. Partendo dall’esperienza di un musicista che, dopo un trapianto di rene, ha intrapreso iniziative miranti alla riduzione dell’usa e getta in medicina, l’autore riporta alcune esperienze di sanità più sostenibile attraverso un uso più efficiente delle risorse ed il riciclo dei materiali. Il settore sanitario contribuisce notevolmente all’emissione di carbonio in atmosfera. In Inghilterra, per esempio, il Servizio Sanitario Nazionale contribuisce per circa un quarto di tutte le emissioni del settore pubblico ed esistono piani per ridurre queste emissioni di oltre l’80% in 40 anni. Gli interventi devono mirare a ridurre il consumo di energia, a razionalizzare viaggi e trasporti, a diminuire l’uso di farmaci ed altri materiali, a migliorare e rendere più efficienti gli acquisti, oltre che ad agire su sprechi generici come sono quelli di carta, acqua e cibo. Al recente vertice straordinario di Durban, Sud Africa, su clima e salute, una coalizione di oltre 500 organizzazioni non governative in più di 50 paesi ha presentato una road map, per ospedali e sistemi sanitari per ridurre le emissioni di carbonio e rendere più “verde” la medicina. L’approccio, ben rappresentato dallo slogan “meno è meglio”, è stato ben accolto dalle autorità sanitarie di tutto il mondo, compreso il Regno Unito. Le misure prese in questa direzione, però, devono essere sottoposte a rigorosa valutazione, e qualcosa si sta iniziando a fare in questo senso. A complicare i primi tentativi di cambiamento, è il fatto che i nostri indicatori di successo economico non tengono ancora conto delle conseguenze inutili e dannose dell’attività economica. Nel modello tradizionale basato sul PIL, l’escalation senza fine dei costi dell’assistenza sanitaria sembra essere parte di una sana crescita economica, anche se include una grande quantità di sprechi per cure inefficaci e inutili. Ci si sforza per trovare nuovi indicatori di prosperità e di benessere umano in grado di distinguere tra attività economiche sane e malate, ma tali sforzi sono ancora nella loro infanzia. Nuovi indicatori si sono rivelati ostinatamente difficili da trovare.

Traduzione sintetica di Adriano Cattaneo

Abstract dell’articolo di Ray Moynhian sul BMJ

 

13. meglio usare il principio di precauzione

Dopo un primo comunicato emesso nel dicembre 2011, ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) ha prodotto ulteriori considerazioni sullo studio Moniter della Regione Emilia-Romagna relativo agli effetti sanitari e ambientali degli inceneritori presenti nel suo territorio. ISDE sottolinea che “Nonostante i limiti descritti, i risultati dello studio Moniter […] evidenziano per singole sottocoorti possibili aumenti di rischio tanto per patologie tumorali (fegato, pancreas, vescica, colon, linfoma non-Hodgkin, polmone, ovaio), che non tumorali (patologie cardiocircolatorie, vascolari e respiratorie, nascite pre-termine, aborti spontanei, malformazioni fetali), per di più coerenti con altre segnalazioni emerse in letteratura: il che rappresenta un preciso segnale di allarme circa l’esistenza di ricadute negative sulla salute delle popolazioni esposte”. […] Il Comitato Scientifico di Moniter, fa presente che “d’accordo con le conclusioni della conferenza OMS Europa sullo smaltimento dei rifiuti (Roma 2007), … la segnalazione di effetti avversi nella vicinanza di discariche ed inceneritori dovrebbe ispirare a un approccio di precauzione a proposito della creazione di nuovi impianti, tenuto conto che “la mancata dimostrazione di effetti a lungo termine non significa dimostrazione di rischio zero” e che “siamo in presenza di altri fattori di pressione ambientale sulla popolazione”, trovandoci all’interno della Pianura Padana, uno dei territori più inquinati del pianeta. ISDE si unisce all’appello del Comitato Scientifico e chiede la rigorosa applicazione del Principio di Precauzione e quindi un definitivo abbandono dell’incenerimento dei rifiuti, da sostituire, in linea con le più recenti indicazioni dell’Unione Europea, con pratiche vantaggiose sul piano economico e meno impattanti sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni direttamente e indirettamente esposte, quali il riciclo dei materiali e il recupero integrale di materia con tecnologie a freddo.

Comunicato stampa ISDE sullo studio Moniter

 

14. campagna per la difesa del latte materno dall’inquinamento

“Il latte materno è un Bene Comune di inestimabile valore. È forse il primo bene, il primo dono d’amore che un piccolo riceve nella vita. Non è uguagliabile da alcun sostituto artificiale o animale. È fonte di benessere e salute per la mamma e per il bambino, ma anche per la società e per l’ambiente, ma mai come oggi, al pari di altri beni comuni, è minacciato dal profitto e dall’inquinamento e va pertanto difeso e salvaguardato”. Così scrivono i sostenitori della campagna che hanno tenuto una conferenza stampa il 19 marzo scorso presso la Sala stampa della Camera dei Deputati a Roma. Sono diverse le associazioni che si sono unite per lanciare l’appello in difesa del latte materno dall’inquinamento: ISDE – Associazione Medici per l’AmbienteIBFAN ItaliaMAMI – Movimento Allattamento Materno ItalianoACP – Associazione Culturale PediatriMinerva p.e.l.t.i. onlusPeaceLinkGruppo Allattando a FaenzaMamme per la Salute e l’Ambiente onlus – Venafro, insieme a singoli individui che hanno a cuore la tutela di questo Bene prezioso. E’ una campagna “aperta” alla quale può aderire chiunque lo desideri. Anche i Nograzie hanno aderito.

il sito della campagna

per aderire alla campagna come persona o come associazione

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Lettera n. 19 – gennaio 2012

 

Indice

 

1. Auguri!

2. un Sunshine Act per l’Europa

3. informazione o pubblicità?

4. le linee guida sono basate sulle evidenze?

5. la promozione scientifica dei nuovi farmaci

6. filantropia sanitaria globale: come affrontare i conflitti di interesse?

7. crisi del capitalismo e salute

8. un’ovazione per David Sanders!

9. futuri medici “indignati”

10. il codice sul marketing del latte artificiale

11. il codice violato 2011

12. cellulari e tumori: tra colpi di scena e conflitti di interesse

13. Un Pediatra per Amico (UPPA) libero dalla pubblicità

14. la “bufala d’oro” dell’anno

 

1. Auguri!

Possa il sole portarti nuova energia ogni giorno

Possa la luna ogni notte farti riposare serenamente

Possa la pioggia lavare tutte le tue preoccupazioni

Possa la brezza soffiare nuovo vigore dentro il tuo essere

Possa tu camminare delicatamente nel mondo e scoprire la sua bellezza per tutti i giorni della tua vita.

[Benedizione Apache]

Facciamo nostri questi auguri che ci ha inviato Gianluigi Passerini, medico di famiglia di Sondrio

2. un Sunshine Act per l’Europa

Andrew Jack, giornalista del Financial Times, racconta sul British Medical Journal, la vicenda che vide coinvolta, nel 2009, l’industria farmaceutica Cephalon (ora incorporata nella Teva). La ditta invitò 13 medici a un congresso europeo, ma l’invito non si limitò alle spese di viaggio e soggiorno. Un documento interno alla ditta descrive così la serata offerta ai medici: “La cena fu fantastica … poi fino alle 3 di notte tra bar e night club. Tutti gli invitati furono entusiasti, ebbero parole di elogio per l’Effentora (fentanyl) e dichiararono che avrebbero cominciato a prescriverlo”. In seguito fu avviata un’inchiesta che portò a una reprimenda pubblica per la ditta e fornì nel contempo un esempio delle tattiche che legano industria e medici. Episodi come questo, insieme a molti altri ben più problematici a volte perseguiti penalmente, hanno portato alla creazione di codici da parte delle aziende farmaceutiche in molte parti del mondo e alla richiesta di atti legislativi per rendere trasparenti i rapporti tra industria e medici. Negli USA – in seguito alle pressioni dell’opinione pubblica – è stata approvata nel 2010 una legge (Sunshine Act) che renderà obbligatoria la dichiarazione di tutti i pagamenti fatti ai medici dall’industria, a partire dal 2013. In Europa le pressioni in tal senso sono più limitate, ma alcune nazioni si stanno muovendo (Danimarca, Olanda, Scozia e Francia). In Italia il traguardo appare lontano; manca la consapevolezza dell’urgenza e della gravità del problema. Non ci resta che augurarci di avere al più presto un Sunshine Act per l’Europa che obblighi alla trasparenza tutti i paesi dell’Unione. E’ vero che le condizioni che creano conflitti di interessi, con tutte le loro possibili conseguenze, non scompaiono dichiarandole, ma la trasparenza sarebbe un primo passo importante.

Leggi la traduzione commentata di Sergio Conti Nibali

Leggi l’extract dell’articolo di Andew Jack sul BMJ

 

3. informazione o pubblicità?

La revisione della Direttiva proposta dalla Commissione Europea per informare i cittadini sui farmaci da prescrizione, è poco convincente. “Rimane il rischio di pubblicità diretta al consumatore” dicono ISDB (International Society of Drug Bulletins), MiEF (Medicines in Europe Forum) e HAI (Health Action International) nel comunicato stampa del 1° dicembre scorso dove spiegano perchè la Direttiva non comporta in realtà alcun valore aggiunto, anzi è un pericolo per la salute pubblica e per la sostenibilità dei sistemi sanitari. Non risponde al bisogno dei pazienti di un informazione affidabile, indipendente e comparativa; mantiene la confusione dei ruoli (l’industria farmaceutica dovrebbe riconcentrarsi sul suo ruolo, investendo in farmaci realmente innovativi piuttosto che in atitività di marketing); potrebbe peggiorare la salute pubblica (un aumento del consumo e un uso irrazionale dei medicinali porterebbe a un aumento delle reazioni avverse e delle interazioni tra farmaci) e portare a un’ingiustificata crescita delle spese farmaceutiche con un impatto negativo sui sistemi sanitari. I firmatari del comunicato stampa si rivolgono quindi a tutti i Ministri della Salute dell’Unione Europea perche’ continuino a rifiutare di prendere in considerazione questa proposta legislativa. I Nograzie condividono le valutazioni di ISDB, MiEF e HAI e si augurano che anche il Ministro della salute italiano prenda posizione in tal senso.

il comunicato stampa di ISDB, MiEF e HAI (in italiano)

il comunicato stampa di ISDB, MiEF e HAI (in inglese)

Per approfondire si veda nel sito Pubblicità dei farmaci diretta al cittadino

4. le linee guida sono basate sulle evidenze?

Le linee guida (LG) servono a standardizzare i metodi di cura secondo le migliori e aggiornate evidenze scientifiche. Per produrle si cercano in genere esperti di quel settore, che possono però essere o essere stati consulenti dell’Industria farmaceutica, aver svolto cicli di conferenze sponsorizzate (Key Opinion Leader) o aver messo la firma su ricerche preconfezionate (guestwriting). In tutti questi casi appare evidente che i conflitti di interessi (COI, conflicts of interests) si configurano come una condizione di ‘servo di due padroni’. Proprio per questo di recente l’Institute of Medicine degli USA ha raccomandato l’esclusione di professionisti con COI dalla stesura di LG. Per valutare l’incidenza del fenomeno alcuni ricercatori di università americane hanno pubblicato sulBritish Medical Journal uno studio sulla prevalenza dei COI tra gli estensori di LG su diabete e dislipidemie in USA e Canada. E’ risultato che più della metà avevano COI. Nelle LG sponsorizzate da organizzazioni governative vi erano in genere meno esperti con conflitti di interesse che in quelle finanziate da sponsor non governativi (16% vs 69%). L’articolo conclude rimarcando la notevole influenza dell’industria farmaceutica e auspica per il futuro una produzione di LG compilate da medici e ricercatori privi di conflitti, unica strada per migliorare la qualità. Lo studio è commentato da un editoriale che invita a un cambio di mentalità sul problema dei COI, dal momento che la legislazione da sola non ha prodotto risultati sufficienti. Bisognerebbe stigmatizzare come inaccettabili i COI considerandoli alla stregua del fumo in un luogo pubblico. Fino ad allora continueremo ad essere servi di questa industria del farmaco che modella i suoi comportamenti sull’andamento di mercato. E in Italia? Le recenti indicazioni AIFA (Agenzia italiana del farmaco) sui farmaci per le dislipidemie, evidenziano la mancanza e l’urgenza di norme sulla trasparenza e sulla gestione dei conflitti di interesse.

Leggi l’articolo di Giovanni Peronato

5. la promozione scientifica dei nuovi farmaci

“Quali sono le fonti più qualificate per avere una valutazione della qualità scientifica degli studi clinici randomizzati relativi ad uno specifico farmaco? I procedimenti giudiziari che vedono coinvolte le aziende farmaceutiche”. Inizia così un articolo di Giuseppe Tibaldi su. n. 1/2011 di Dialogo sui Farmaci, che descrive come, nel corso di questi procedimenti giudiziari, si è potuto verificare in modo accurato quale sia la strategia delle aziende farmaceutiche nella creazione delle evidenze scientifiche favorevoli, necessarie per la credibilità scientifica di un loro prodotto. I due casi più significativi citati, riguardano la promozione del rofecoxib e della sertalina. I principali attori invisibili di questo scenario nascosto, sono gli autori fantasma (ghostwiters), gli autori ospiti (guestauthors) e le aziende private specializzate nella promozione scientifica di un nuovo farmaco. Inoltre le industrie farmaceutiche ottengono i risultati che vogliono anche grazie a scelte metodologiche precise nella conduzione degli studi, che apparentemente non ne inficiano la qualità scientifica e permettono di superare facilmente la possibile barriera dei Comitati Etici incaricati di valutarli. Ciò che emerge – spiega Tibaldi – è una forma di esplicita manipolazione degli studi di efficacia che prende il nome, nel suo complesso, di “ghost management” (gestione fantasma).

l’articolo di Giuseppe Tibaldi su Dialogo sui farmaci

6. filantropia sanitaria globale: come affrontare i conflitti di interesse?

L’influenza dei donatori privati sulla salute globale sta diventando sempre più profonda e in grado di determinare grandi trasformazioni. Un articolo pubblicato su PLoS Medicine lo scorso aprile ha analizzato i molteplici intrecci finanziari tra le fondazioni filantropiche coinvolte in attività per la salute – con particolare attenzione per la Fondazione Gates – e vari tipi di industrie (Coca Cola, Kraft, Monsanto, ecc. oltre a varie industrie del farmaco). Gli autori si pongono alcune domande chiave: da dove vengono i soldi? Chi decide? Chi trae vantaggi dalle decisioni prese? Ne esce un quadro poco rassicurante e il dubbio lecito di essere in presenza di conflitti di interesse con ricadute pesanti sulla salute, specialmente delle popolazioni più povere. Un tema emerso anche durante l’ultima Assemblea mondiale della sanità e sul quale la discussione rimane aperta, grazie soprattutto alle associazioni della Società Civile. Gli autori dello studio pubblicato su PLoS, riportano alcune proposte per mitigare i potenziali conflitti di interesse delle fondazioni: la separazione delle funzioni di gestione degli investimenti e del consiglio di amministrazione; la dichiarazione trasparente dei legami con aziende e degli investimenti personali e una gestione oculata dei conflitti; la necessità di un dibattito pubblico con le comunità locali oggetto di investimenti e programmi delle fondazioni. Ci auguriamo che queste proposte vengano prese in seria considerazione e che si presti la dovuta attenzione – come è stato fatto per i danni provocati dai conflitti si interesse presenti in altri ambiti – a prevenire conseguenze negative sulla salute pubblica di eventuali scelte fatte dalle fondazioni sulla base di propri interessi.

L’articolo di PLoS

Sintesi e traduzione libera di Fabio Suzzi

7. crisi del capitalismo e salute

Angelo Stefanini scrive sul Blog Saluteinternazionale.info le sue considerazioni a margine di un convegno militante tenutosi recentemente ad Ankara. “Data la mole di letteratura ormai disponibile, dice Stefanini, non c’era bisogno di partecipare a un convegno internazionale – “Crisi del capitalismo e salute” – per avere conferme che il capitalismo fa male alla salute. Ciò che invece i partecipanti hanno vissuto in tre giorni di discussioni ad Ankara, Turchia, è stata l’energia intellettuale che scaturiva dalla percezione di far parte di una lotta comune di cui ciascuno portava la propria testimonianza. Dai vari interventi è apparso chiaro il violento assalto che in questo momento storico sta subendo la sanità di tutti i paesi, stretta tra forze che tentano di trasformarla in una merce e tra quelle che premono per renderla (o mantenerla) un servizio totalmente pubblico.

il post di Angelo Stefanini su Saluteinternazionale.info

8. un’ovazione per David Sanders!

L’intervento di David Sanders alla conferenza mondiale di Rio de Janeiro sui determinanti sociali della salute, ha ricevuto un’ovazione e non solo dalle associazioni che rappresentano la società civile. “Vi è un inaccettabile divario tra ricchi e poveri – ha dichiarato Sanders – una donna su 10 nei paesi poveri muore di parto e il 35% delle morti dei bambini nel mondo è dovuto alla malnutrizione. E la malnutrizione è collegata agli accordi per il libero commercio. I paesi del Nord sovvenzionano la propria agricoltura esportando cibo nei paesi impoveriti e inondando i loro mercati”. Sanders ha ricordato inoltre che l’UNICEF trasporta il Plumpy’nut (una pasta a base di arachidi) dalla Francia in Africa per trattare la malnutrizione. Determinando così una medicalizzazione del problema e spostando l’attenzione dal fatto che i paesi africani importano cibo e, nello stesso tempo, vendono i loro terreni migliori alle compagnie transnazionali. Ha poi sollevato il problema del commercio degli operatori sanitari che emigrano dal Sud al Nord del Mondo e che comportano, ad esempio, per gli USA un risparmio di 184.000 $ in costi di formazione per ogni professionista importato. Un altro modo con cui il Sud sovvenziona il Nord del mondo. E ha fatto presente la grande influenza delle Fondazioni private che sono diventate i maggiori finanziatori delle commissioni delle Nazioni Unite, mentre gli stati membri non le finanziano come dovrebbero. Ha terminato facendo presente che il People’s Health Movement – di cui Sanders fa parte – ha prodotto una Dichiarazione alternativa promossa dalla società civile che contiene 10 richieste chiare, come la Tobin tax (la tassa sulle transazioni finanziarie). Perchè non l’hanno chiesta le Nazioni Unite?

traduzione in italiano dell’intervento di David Sanders

sintesi delle relazioni di David Sanders e di altri alla conferenza di Rio (in inglese)

le 10 azioni proposte dalla Dichiarazione alternativa (in italiano)

video della standing ovation a David Sanders

9. futuri medici “indignati”

Al secondo seminario sui conflitti di interesse tra medicina e industrie farmaceutiche del Segretariato italiano degli studenti di medicina (SISM), le presenze (oltre 70) erano più del doppio rispetto all’anno precedente. L’organizzazione, anche questa volta, era piacevolmente sobria. “Altro che resort a 5 stelle con sauna, beauty farm e ristoranti di lusso”, scrive Ranieri Salvadorini su Repubblica.it. “Il workshop organizzato dagli studenti del SISM è ben lontano dalle location abituali della maggior parte dei “convegni di formazione” per i medici, in genere sponsorizzati dalle industrie del farmaco. Per tre giorni, a Ulignano, paesino del Senese, si è discusso in uno stanzone che fa anche da sala mensa, si è mangiato dalla gavetta (“per non offendere l’ambiente”) e si è dormito al freddo su stoino e in sacco a pelo”. Le parole di Bruno, uno dei partecipanti, spiegano bene i principi che ispirano questi ragazzi: “Io voglio fare il medico e lo voglio fare come lo si faceva una volta, voglio potermi prendere cura dei miei pazienti, mi piace. Anche per questo sono qui, perché per gestire il condizionamento a cui siamo sottoposti bisogna mettersi in rete, stare all’erta”. Difendere l’integrità della futura professione è un impegno sentito dagli studenti di medicina in tutto il mondo, spesso in collegamento con gruppi di medici mossi dal medesimo obiettivo, come spiegano su La Stampa Gianna Milano e Ranieri Salvadorini. Dagli USA, al Canada, dall’Australia, alla Spagna, e ora anche in Italia, dove gli studenti fanno riferimento al Centro per la Salute internazionale (CSI) dell’Università di Bologna e ai Nograzie. L’obiettivo del Sism, adesso, è entrare ancora più nel vivo del problema, promuovendo specifiche azioni di pressione. Per Alice Fabbri, specializzanda del CSI, gli studenti possono diventare un motore di trasformazione per un ritorno dell’etica nella professione medica. E Cristiano Alicino, ricercatore, conclude: «Bisogna sottrarsi all’idea che i condizionamenti di Big Pharma siano ineluttabili».

L’articolo di Ranieri Salvadorini

L’articolo di Gianna Milano e Ranieri Salvadorini

10. il codice sul marketing del latte artificiale

“Se le vostre vite fossero amareggiate come è la mia vedendo giorno dopo giorno questo massacro di innocenti, derivante da un’alimentazione inadeguata, allora credo sareste d’accordo con me nel ritenere che la scorretta pubblicità degli alimenti per bambini debba essere punita come la più criminale delle forme di sedizione e che quelle morti debbano essere considerate degli omicidi” (Cicely Williams, Assemblea Mondiale della Sanità, 1939). “Chi fa pubblicità al latte artificiale che intenzionalmente mina la fiducia delle donne nell’allattamento materno, non deve essere considerato un abile imprenditore che sta facendo il suo lavoro, ma come un violatore della peggior specie dei diritti umani” (Stephen Lewis, Direttore Esecutivo Unicef, 1999). Queste due frasi – che introducono l’articolo di Sergio Conti Nibali sul n. 5 del 2011 di Quaderni acp – pronunciate a 60 anni di distanza l’una dall’altra, probabilmente possono essere considerate attuali, nonostante siano oggi molto più forti i regolamenti e le leggi che pongono limiti alla pubblicità dei sostituti del latte materno. In primo luogo il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei sostituti del latte materno che viene però in gran parte disatteso. Le compagnie sanno bene come arrivare alle mamme e ai bambini, agli ospedali, ai medici e alle associazioni professionali degli operatori sanitari, attraverso i più svariati tipi di promozione. “Contrastare questo “sistema” collaudato, che avvinghia a doppio filo industria e operatori sanitari e che fa del marketing un fine strumento di persuasione collettiva – conclude Conti Nibali -, è impresa ardua e spinosa. Ma la salute non è una merce e noi medici abbiamo un compito “morale” che deriva dal nostro codice deontologico di sostenere, promuovere e difendere la salute dei nostri assistiti; per questo bisogna spendersi per il rispetto del Codice Internazione sulla Commercializzazione dei sostituti del latte materno”.

Leggi l’articolo di Sergio Conti Nibali su Quaderni acp

11. il codice violato 2011

Il Codice violato è la pubblicazione quadriennale di IBFAN Italia (IBFAN, International Baby Food Action Netwotk) che raccoglie le violazioni al Codice Internazione sulla Commercializzazione dei sostituti del latte materno registrate nel periodo di riferimento nel nostro paese. Riporta inoltre il riassunto dell’analoga pubblicazione internazionale “Breaking the Rules, Stretching the Rules”. La versione del 2011 del Codice violato si può acquistare tramite il sito di IBFAN Italia dove è visibile l’indice.

Il codice violato 2011 cos’è, come acquistarlo

12. cellulari e tumori: tra colpi di scena e conflitti di interesse

L’associazione tra uso di cellulari e insorgenza di tumori, discussa per anni, è tornata alla ribalta lo scorso mese di giugno quando la IARC (l’Agenzia internazionale per lo studio dei tumori che fa capo all’Organizzazione mondiale della sanità) ha classificato le onde emesse dai telefonini come possibili cancerogeni (si veda l’articolo di Ernesto Burgio). La puntata di Report del 27 novembre scorso, ha ripercorso le complesse vicende che hanno preceduto la classificazione della IARC “tra colpi di scena e conflitti di interesse dei ricercatori coinvolti”, si legge sul sito di Report. “L’inchiesta di Sabrina Giannini svela i retroscena della scienza finanziata, prevalentemente, dalle industrie del settore”.

La puntata di Report sui cellulari

 

13. Un Pediatra per Amico (UPPA) libero dalla pubblicità

Dall’ottobre 2011 Un Pediatra per Amico (UPPA) – rivista per i genitori scritta e diffusa dai pediatri – ha deciso di rinunciare alla pubblicità, motivandola così: “Tutti i giornali sostengono una parte dei costi con la pubblicità che viene in abbondanza se si fa parte di un gruppo editoriale, oppure se si accetta di condizionare il contenuto agli interessi degli inserzionisti. UPPA ha scelto di essere indipendente”. Ci complimentiamo con UPPA. Una scelta sicuramente apprezzata anche dai genitori, sempre più attenti alle possibili influenze degli interessi del mercato sulle informazioni che riguardano la salute dei loro figli.

la notizia sul sito di UPPA

 

14. la “bufala d’oro” dell’anno

La “bufala d’oro” del 2011 è stata assegnata a Diederik Stapel. Il riconoscimento – ci spiega il Maestro Sun Tzu sul blog Attentiallebufale – gli è stato conferito per la sua pratica truffaldina di ricercatore prestidigitatore: pare che abbia all’attivo decine e decine di articoli taroccati”.

Leggi il post sul blog Attentiallebufale

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Lettera n. 18 – ottobre 2011

Indice

  1.  summit sulle malattie croniche: tutti i nodi vengono al pettine

  2.  più di 140 organizzazioni non governative scrivono all’ONU

  3.  lettera a un ministro della salute immaginario

  4.  il Benfluorex, una storia ignobile

  5.  i dispositivi medici in Europa – il prezzo che la salute paga all’innovazione

  6.  indicatori surrogati di malattia sotto inchiesta: correlazioni incerte, conseguenze fatali

  7.  dati di prescrizione e promozione dei farmaci negli USA

  8.  linee guida francesi ritirate per potenziali conflitti di interesse

  9.  le nuove indicazioni dell’Agenzia del farmaco allargano l’uso delle statine

10.  la ricerca pubblica deve beneficiare la società, non il grande business

11.  cellulari: allerte, appelli, consigli

12.  medici americani partecipano all’occupazione di Wall Street

1. summit sulle malattie croniche: tutti i nodi vengono al pettine

La 66a assemblea delle Nazioni Unite, svoltasi a New York il 19-20 settembre, ha dedicato al tema delle malattie non trasmissibili (NCDs non communicable diseases) una riunione di alto livello. I numeri dei quattro grandi killer oggetto del summit (malattie cardiovascolari, diabete, tumori, malattie respiratorie croniche), sono noti e sono peraltro note anche le contromisure più efficaci. Perchè allora il documento finale sembra così timido? Solo buoni propositi, dichiarazioni di principio, nulla di realmente vincolante, niente obiettivi precisi e misurabili, nessuna allocazione di risorse. Che avesse ragione Margaret Chan, direttore generale dell’OMS quando disse che “la maggior parte delle minacce nei confronti della salute che contribuiscono alle NCDs vengono dalle corporazioni che sono grandi ricche e potenti, guidate da interessi commerciali, e per nulla ‘amichevoli’ nei confronti della salute”? Ma la domanda fondamentale è: perché i rappresentanti di questi interessi forti siedono immancabilmente ai tavoli in cui si decide riguardo alla salute pubblica? Le industrie andrebbero opportunamente coinvolte negli aspetti pratici della fase attuativa, non come membri del gruppo che sviluppa le politiche. E come mai tra i fattori di rischio non risulta l’inquinamento? Una svista troppo vistosa per poter passare inosservata. Che l’argomento sollevi interessi talmente grandi da non poter essere neanche citato? Insomma la madre di tutte le preoccupazioni degli osservatori più sensibili è che gli interessi privati finiscano per prevalere sulla decisione di interventi per la salute pubblica basati su prove di efficacia. Maledetti conflitti di interessi. Stretti tra conflitti di interesse, i cittadini come al solito risultano schiacciati, come la recente crisi economica dimostra.

Leggi tutto l’articolo di Vittorio Fontana

2.  più di 140 organizzazioni non governative scrivono all’ONU

In occasione del summit per le malattie croniche, più di 140 organizzazioni non governative hanno scritto alle Nazioni Unite per esprimere la loro preoccupazione e fare due richieste fondamentali: 1) che si riconosca e si faccia distinzione tra le industrie, comprese le organizzazioni no-profit coinvolte negli interessi commerciali, e le organizzazioni non governative di pubblico interesse, entrambe attualmente comprese nella definizione di “Società Civile”, senza distinzione; 2) che si sviluppi un “Codice di Condotta” che stabilisca chiare regole di base per interagire con il settore privato, gestisca i conflitti di interesse e faccia distinzione tra lo sviluppo delle politiche e un coinvolgimento appropriato nell’attuazione.

Leggi il documento delle organizzazioni non governative (in inglese)

Leggi il documento delle organizzazioni non governative (in italiano)

3. lettera a un ministro della salute immaginario

Tony Delamothe, vice-direttore del British Medical Journal (BMJ), dopo la conclusione del summit delle Nazioni Unite sulle malattie croniche, ha scritto una lettera a un ministro della salute immaginario. “Lei sa già che le malattie cardiache, polmonari, i tumori e il diabete, messe insieme uccidono metà della popolazione del suo paese”, esordisce Delamothe interpellando il Ministro. “Il summit riconosce che la prevenzione è la pietra miliare delle risposte alle malattie croniche. Quindi cosa deciderà di fare per i fattori di rischio messi in luce dal summit: uso di tabacco, dieta non salutare, mancanza di attività fisica e abuso di alcol?”. Con una serie di esempi inequivocabili, Dealmothe dimostra al Ministro che gli strumenti più efficaci per modificare comportamenti rischiosi e prevenire le malattie croniche oggetto del summit, sono la legislazione, i regolamenti e le tassazione. Mentre l’industria vorrebbe che le misure da prendere fossero volontarie. E conclude la lettera dicendo: “La dichiarazione del summit che anche lei ha firmato sarebbe stata molto più onerosa se le politiche e gli obiettivi concordati da paesi come il suo non fossero stati sistematicamente ‘cancellati, diluiti e abbassati di livello’, come hanno lamentato le associazioni per le 4 malattie in discussione. Ma non c’è niente che le impedisca di agire secondo le evidenze accumulate”.

Leggi la traduzione libera di Luisella Grandori

4. il Benfluorex, una storia ignobile

“Tra i 500 e i 2.000 cittadini francesi sono morti (e molti di piu si sono ammalati) di valvulopatia cardiaca in seguito all’assunzione tra il 1976 e il 2009 di benfluorex, un farmaco anoressizzante travestito da adiuvante glicometabolico per soggetti diabetici. La storia di come ciò sia potuto accadere è ignobile, come tutte le storie che fanno prevalere sul diritto alla salute delle persone gli interessi economici di qualcuno, in questo caso quelli dei laboratori Servier, secondo gruppo farmaceutico francese”. Questa la premessa all’articolo pubblicato sul n. 3/2011 di Dialogo sui Farmaci. Su Saluteinternazionale.info Guido Giustetto aggiunge altre notizie interessanti su “come le strategie di marketing, la promozione e la lobby, siano riuscite a tenere in commercio per più di 30 anni un farmaco (e venderne oltre 145 milioni di confezioni a più di 2 milioni di pazienti) che fin dall’inizio della sua commercializzazione presentava evidenti elementi di pericolosità per la salute”. Un altro particolare singolare è la censura del sottotitolo del libro di Irène Frachon, medico francese che ha vissuto in prima persona la vicenda del benfuorex (commercializzato in Francia come Mediator) nella tenace difesa della salute dei suoi pazienti. Al libro intitolato “Mediator 150 mg. Combient de morts?” (Quanti morti?) – spiega la rivista Préscrire – è stato censurato il sottotitolo “Quanti morti?”.

Leggi l’articolo di Giustetto su Saluteinternazionale.info

5.  i dispositivi medici in Europa – il prezzo che la salute paga all’innovazione

Apparecchiature per aerosol e la ventilazione assistita, apparecchiature per la chirurgia e la dialisi, pacemaker e valvole cardiache, cateteri e sonde, ma anche profilattici e impianti dentali. Questi e molti altri, oltre 200.000 nella sola Europa, sono i dispositivi medici, regolamentati dalla Direttiva CEE 93/42. Questa permette, secondo John Wilkinson, direttore dell’associazione dell’industria Europea dei dispositivi medici, “il più rapido accesso alla tecnologia medica assicurando i più alti standard di sicurezza”. Ma se le condizioni sono favorevoli per l’industria, non tutti sono d’accordo che ciò sia altrettanto vero per i pazienti. Il dibattito su come garantire innovazione e sicurezza si svolge all’interno delle commissioni europee, ma una serie di articoli recentemente pubblicati sulBritish Medical Journal cerca di fare luce sul problema. E si impara ad esempio che per una protesi dell’anca, il ritiro dal commercio è avvenuto solo dopo anni in cui l’azienda ha negato che le protesi fossero causa di dolore e invalidità nei pazienti. A posteriori sembra che le parti metalliche rilasciate dall’usura della protesi siano la causa della reazione che distrugge i tessuti molli periarticolari. Inoltre, in alcuni pazienti, i metalli di cui la protesi è fatta – ioni cromo e cobalto – venivano rilasciati nel sangue e nel liquido cefalorachidiano dei pazienti. Questa vicenda mostra il potere delle aziende nel decidere del destino dei loro dispositivi e al contrario la debolezza delle agenzie regolatorie in Europa. E’ necessario disegnare un nuovo equilibrio per creare un ambiente regolatorio che incoraggi la progettazione e la diffusione di dispositivi medici e provveda uno standard di sicurezza tale per cui chi usa il dispositivo sia sicuro che è stato adeguatamente esaminato.

Leggi l’articolo di Luca Iaboli

6. indicatori surrogati di malattia sotto inchiesta: correlazioni incerte, conseguenze fatali

Viviamo in un’epoca in cui la medicina é pervasa da numeri, afferma Moynhian in uno dei suoi consueti articoli sul BMJ. Sono i marcatori surrogati e misurano il livello del rischio individuale di contrarre una certa malattia. Una persona sana può essere dichiarata malata (almeno potenzialmente) se non ha i ‘numeri giusti’. Le malattie principali della nostra epoca, infarto, ictus, diabete, fratture ossee, vengono per così dire scambiate con numeri che indicano rispettivamente i livelli di colesterolo, pressione arteriosa, glicemia, densità minerale ossea. Questi numeri devono sottostare a un limite artificiosamente imposto da comitati di ‘esperti’, in caso contrario si diventa bisognosi di intervento farmacologico. In questo modo il significato originale di prevenzione si é gradualmente perduto, scambiando i fattori di rischio con le malattie e gli obiettivi centrati sul paziente (aumentata sopravvivenza) con quelli centrati su parametri biologici (raggiungimento di un target numerico). Esistono numerosi e tragici esempi di come perseguendo il miglioramento di un marker surrogato non si siano ottenuti i risultati attesi, in molti casi giungendo al paradosso di aumentare la mortalità. E’ tempo di rivedere questo sistema che scambia le malattie con i loro marcatori surrogati. Si é arrivati a una eccessiva semplificazione della patogenesi delle malattie, anche sulla spinta di studi sponsorizzati dall’Industria del farmaco. I benefici paventati dai risultati degli studi potrebbero in realtà essere ‘artefatti’, letteralmente creati ad arte (dallo sponsor). E’ ora di insegnare nuovamente agli studenti di medicina ad occuparsi della salute delle persone e non solo dei loro marcatori biologici, dice G. Guyatt, docente alla McMaster University e di chiederci – conclude Moynhian – se non esista un modello nuovo e più sano di medicina basato su sistemi meno costosi e pericolosi per ridurre le sofferenze umane.

Leggi la traduzione e i commenti di Giovanni Peronato

Leggi l’extract dell’articolo di Moynhian

7. dati di prescrizione e promozione dei farmaci negli USA

Nei mesi scorsi negli USA si è discusso sulla possibilità che gli Stati regolamentino (nei fatti impediscano) la vendita, da parte delle farmacie, dei dati di prescrizione dei singoli medici all’industria farmaceutica che li utilizza per rendere più efficaci e individualizzati gli incontri dei loro rappresentanti con i medici stessi. La legge del Vermont che andava in questa direzione è stata cassata dalla Corte Suprema, che si é appellata al diritto di parola, sancito dal primo emendamento della Costituzione. Questa sentenza ha privilegiato la difesa di un mero fatto commerciale, volto a influenzare le prescrizioni dei medici, rispetto alla privacy di medico e paziente e alla tutela di un’informazione non menzognera e fuorviante. La sentenza apre peraltro inedite strade alla possibilità di deregulation su temi altamente sensibili come quelli normati dalla FDA, per esempio sulla pubblicità dell’uso off label (fuori delle indicazioni autorizzate) dei farmaci. In Italia, per fortuna e per ora, vige il divieto per le farmacie di fornire ai rappresentanti farmaceutici, definiti Informatori Scientifici del Farmaco (ISF), notizie sulle abitudini prescrittive dei medici, come stabilito dai regolamenti regionali, basati sulle linee Guida di regolamento regionale dell’informazione scientifica sul farmaco. Guido Giustetto ha  scritto una sintesi dei contenuti di tre articoli pubblicati sulNew England Journal of Medicine sulle limitazioni proposte negli USA e le contestazioni della Corte Suprema.

Leggi l’articolo di Guido Giustetto

8. Linee Guida francesi ritirate per potenziali conflitti di interesse

Il British Medical Journal informa che, in Francia, la più alta Corte amministrativa ha deciso il ritiro immediato di linee guida prodotte dall’Autorità Sanitaria di quel paese, per potenziali distorsioni e mancata dichiarazione dei conflitti di interesse da parte di alcuni autori. Il problema era stato sollevato da Formindep (associazione francese che promuove la formazione e l’informazione medica indipendente) che si è rivolta alla Corte dopo il rifiuto dell’Autorità di ritirare le linee guida sul diabete di tipo 2 e sulla malattia di Alzheimer. L’accusa di Formindep riguardava il fatto che i coordinatori di entrambi i gruppi di lavoro avevano conflitti di interesse “maggiori” e 4 membri del gruppo di lavoro sul diabete di tipo 2 non avevano presentato la dichiarazione pubblica sui conflitti di interesse. Contravvenendo così alla legge nazionale sui conflitti di interesse e alle regole interne della stessa Agenzia. Il presidente dell’Autorità, Jean-Luc Harrousseau, ha annunciato che tutte le linee guida prodotte dal 2005 verranno riesaminate per quanto riguarda la gestione del conflitto di interessi e, se necessario, ne verranno ritirate altre. E in Italia? Attualmente i conflitti di interesse di chi redige linee guida o raccomandazioni delle Agenzie nazionali non sono accessibili. Il Sistema Nazionale Linee Guida richiede agli esperti una dichiarazione ma non ne pubblica i risultati. E le regole per la gestione di eventuali conflitti di interesse non sono note. Un primo traguardo auspicabile sarebbe la trasparenza.

Leggi la traduzione libera di Luisella Grandori

Leggi l’extract dell’articolo del BMJ

9. le nuove indicazioni dell’Agenzia del farmaco allargano l’uso delle statine

L’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha rivisto di recente le indicazioni per la prescrizione degli agenti ipolipemizzanti. Le modifiche attuate comportano nei fatti un notevole allargamento della popolazione sottoposta a prevenzione primaria con statine. Un articolo di Alessandro Battaggia sul n. 4 di Dialogo sui farmaci (Dsf) analizza in dettaglio le nuove indicazioni mettendone in luce le criticità. All’articolo è correlato un editoriale di Silvio Garattini che si chiede con quali criteri e con quali evidenze siano state realizzate le valutazioni dell’AIFA A suo parere “L’AIFA non ha certo agito tenendo presente la medicina basata sull’evidenza”. Dsf avverte che le numerose richieste di chiarimento pervenute all’AIFA sulle nuove indicazioni verranno sottoposte al vaglio della la Commissione tecnico-scientifica. Ci auguriamo – per la salute dei cittadini – che vengano modificate le tante criticità rilevate e che vengano rese pubbliche le dichiarazioni dei conflitti di interesse dei membri della Commissione e le regole stabilite per la loro gestione.

Leggi l’articolo di Battaggia

Leggi l’editoriale di Garattini

 

10. la ricerca pubblica deve beneficiare la società, non il grande business

Più di 100 organizzazioni di ricerca e della società civile (compresi i Nograzie) hanno mandato una lettera aperta alla Commissione Europea in merito alle strategie per il finanziamento della ricerca proposte per il periodo 2014-2020. Questa lettera è ora aperta alle adesioni individuali.

Per firmare la Lettera vai sul sito di Sciences Citoyennes

Vedi la traduzione della Lettera in italiano

11. cellulari: allerte, appelli, consigli

– cellulari a rischio cancro

La notizia ha fatto in poche ore il giro del mondo. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha inserito i cellulari, e in generale i campi elettromagnetici a radiofrequenza (wireless), nel “Gruppo 2B” che indica un possibile rischio cancerogeno sugli esseri umani. I telefoni cellulari e gli altri apparati wireless potrebbero essere, insomma, un fattore importante del notevole incremento di tumori cerebrali che si è verificato, o meglio che si sta verificando negli ultimi anni in tutto il mondo. E a dirlo non sono, questa volta, singoli scienziati (alcuni ricercatori di livello internazionale lo sostengono da anni) ma appunto la IARC, cioè la principale agenzia internazionale di ricerca sul cancro, legata all’Organizzazione Mondiale della Sanità. O meglio 31 scienziati di 14 paesi riuniti dalla IARC per una settimana, per una revisione accurata della letteratura scientifica disponibili fino ad oggi sul tema. Alla fine di questa full immersion il chairman del workshop targato IARC, Jonathan Samet, della University of Southern California, ha dichiarato che “le prove che si vanno accumulando sono ormai sufficienti a motivare l’inclusione delle radiofrequenze elettromagnetiche tra gli agenti classificati come 2B, cioè appunto come possibili cancerogeni”. Inizia così l’articolo di Ernesto Burgio sul quotidiano Terra. Si tratta di una notizia destinata a suscitare accese discussioni e polemiche – prosegue Burgio – di una notizia attesa e auspicata da molti, temuta da altri. Come tutte le notizie che riguardano i rischi per la salute nostra e dei nostri figli, legati ad un inquinamento ambientale sempre più diffuso.. e sempre più invisibile. O per meglio dire: ad una trasformazione sempre più rapida e globale della composizione chimico-fisica dell’ecosfera. Cioè dell’aria che respiriamo e in cui ci muoviamo; dell’acqua che beviamo; delle catene alimentari; degli stessi ecosistemi microbici (in primis di quelli interni al nostro organismo).

Leggi l’articolo di Ernesto Burgio

Leggi il comunicato stampa della IARC

 

– telefoni cellulari: 10 richieste e 10 consigli

I Medici di Vienna hanno formulato 10 richieste rivolte ai media e ai politici su telefoni mobili e wi-fi. Il documento sta girando attraverso varie associazioni europee, tra le quali A.P.P.L.E.(Associazione per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog) che è impegnata da tempo in Italia in diverse azioni di informazione sul tema con particolare attenzione alle scuole.

Il documento dei Medici di Vienna (tradotto in italiano)

Il documento dei Medici di Vienna (in inglese)
Le 10 regole per l’uso sicuro del cellulare (Campagna di A.P.P.L.E)

 

12. medici americani partecipano all’occupazione di Wall Street

Il movimento “Occupy Wall Street” (occupare Wall Street) sta dilagando negli USA. Un post di Mattew Anderson sul Blog di Social Medicine, informa che anche alcune associazioni mediche e i medici del Bronx, oltre a molti infermieri, stanno partecipando alle dimostrazioni di protesta pacifica negli USA contro l’attuale sistema economico-finanziario. “Cosa ha a che fare la salute con Wall Street?” si chiede Matthew Anderson. “Se l’economia non è buona, il popolo non sarà in salute!”.

Vedi il post su Social Medicine

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Lettera n. 17 – luglio 2011

Indice

  1.  lettera aperta al presidente Bianco

  2.  chi dovrebbe definire le malattie

  3.  malattie croniche: un progetto apparentemente virtuoso

  4.  il mito dell’Alzheimer

  5.  conflitti di interesse nella sanità globale

  6.  l’OMS verso la privatizzazione

  7.  il vero costo della prevenzione con i farmaci

  8.  è tempo di ricostruire le nostre evidenze scientifiche

  9.  medici in movimento

10.  Fukushima: un problema rimosso

11.  qual è la cosa giusta da fare?

12.  Diaz, non lavate quel sangue

1. Lettera aperta al presidente Bianco

Nell’articolo “G8 di Genova. Il medico di Bolzaneto ha fatto carriera” pubblicato sul Fatto quotidiano del 13 luglio, si riferisce che un medico coinvolto nelle vicende di Genova 2001, è uscito dal processo solo grazie alla prescrizione e secondo la Corte d’Appello “anziché lenire la sofferenza delle vittime di altri reati, l’aggravò, agendo con particolare crudeltà su chi inerme e ferito, non era in grado di opporre alcuna difesa”. Inoltre si denuncia che non sia stato sanzionato in alcun modo, anzi premiato. Abbiamo scritto una lettera aperta al presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici Amedeo Bianco, per chiedergli di fare luce sull’accaduto. Il Codice Deontologico è molto chiaro: “dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.

Leggi la lettera aperta al presidente Bianco

Leggi l’articolo sul Fatto quotidiano

2.  chi dovrebbe definire le malattie?

Chi stabilisce i confini tra ciò che è da considerare normale, a rischio o patologico? E come avviene questo delicato processo? Ray Moynhian, giornalista e docente universitario australiano, analizza la situazione sulle pagine del British Medical Journal (BMJ) e si chiede come sostituire le attuali commissioni di esperti pieni di conflitti di interessi, che definiscono le malattie. La nostra propensione a prevenire le malattie e la morte precoce – dice Moynhian – sta portando a ridefinire sempre più persone sane come malate e a prescrivere loro farmaci che dovranno prendere per tutta la vita per ridurre i rischi. Allagare continuamente i limiti per definire una persona malata e abbassare le soglie per il trattamento, finisce per esporre persone con problemi lievi o rischi modesti, ai danni e ai costi di trattamenti di poco o nessun beneficio. Inoltre è diventato chiaro che molti membri delle commissioni che hanno preso queste decisioni, hanno legami finanziari diretti con le ditte che traggono benefici da questa estensione. Secondo Moynhian, sta crescendo la preoccupazione che i medici stiano iper-diagnosticando milioni di persone che, fino a poco tempo fa, venivano considerate sane. Voci autorevoli si domandano se non sia venuto il tempo che la società in generale abbia un ruolo più diretto nel decidere chi realmente meriti di essere etichettato come malato e alcuni chiedono un rinnovamento importante del modo di definire le malattie. Dopo una dettagliata e preoccupante analisi, Moynhian conclude che questo rinnovamento è urgente. Non si può che concordare con lui.

Leggi la traduzione libera e commentata di Luisella Grandori

Leggi l’extract sul BMJ

 

3.  malattie croniche: un progetto apparentemente virtuoso

Sul British Medical Journal del 9 luglio Iona Heath (presidente del Royal College dei Medici di famiglia britannici) critica il piano per le malattie croniche proposto dalla Non-Communicable Diseases Alliance, che sarà discusso il 19 e 20 settembre a New York in un summit con le Nazioni Unite. Le preoccupazioni della Heath sono principalmente due. La prima è la necessità di distinguere tra morte precoce/evitabile o meno. La NDC Alliance afferma che “le NCDs contribuiscono in larga misura alla mortalità globale”. Ma non è esattamente così. In Europa l’81,2% degli uomini e il 90,4% delle donne muoiono per una malattia cronica; in Africa solo il 24% degli uomini e il 25,8% delle donne. Quando la gente è messa in condizione di arrivare alla vecchiaia, allora si – afferma la Heath – che morirà per una malattia cronica. Gli sforzi andrebbero concentrati piuttosto sulla mortalità precoce/evitabile con un efficace e tempestivo sistema di cure. La seconda preoccupazione è il riferimento a valori pressori >140/90 mmHg o concentrazioni di colesterolo >5,2 mmol/L. Queste soglie inopportune – dichiara la Heath – hanno già prodotto una medicalizzazione senza precedenti nei paesi ricchi e hanno fatto sprecare imponenti quantità di risorse sanitarie. Sarebbe una vera tragedia se queste soglie venissero utilizzate anche nei paesi poveri. Lo stesso problema si estende ai programmi di screening tumorali. Mentre le evidenze dimostrano rischi crescenti di eccessi di diagnosi (falsi positivi), la NCDs Alliance ha pubblicato un documento per “una prevenzione su larga scala, diagnosi precoce e programmi di screening per le popolazioni a rischio per NCDs”. Come mai? Secondo la Heat l’indizio deve essere ricercato nel suo “Gruppo di Supporters”: Roche, Medtronic, Sanofi-Aventis, Novo Nordisk, Takeda, Eli Lilly, Johnson & Johnson e Pfizer; queste aziende avrebbero un enorme profitto se screening inappropriati fossero implementati in ogni parte della terra! Come non condividere le preoccupazioni di Iona Heath?

Leggi la traduzione sintetica di Sergio Conti Nibali

Leggi l’extract dell’articolo sul BMJ

 

4.  il mito dell’Alzheimer

Si intitola così un libro di Peter J Whitehouse, neurologo americano considerato uno dei massimi esperti mondiali di Alzheimer. Un testo divulgativo rivolto ai pazienti e alle loro famiglie, dedicato in gran parte a promuovere un approccio meno pessimista alla malattia di Alzheimer (che secondo l’autore non è altro che l’etichetta di comodo attribuita al fenomeno molto più complesso dell’invecchiamento cerebrale) comunemente descritta come devastante, inesorabile e senza speranze solo perchè non esistono farmaci in grado di ‘curarla’. C’è invece sempre spazio per prendersi cura della persona, stimolarne le abilità residue, accompagnarla con la maggior serenità possibile e arricchirsi umanamente. Ma Whitehouse sostiene anche alcune posizioni ‘estreme’. Mette in dubbio perfino la realtà biologica della malattia e biasima il continuo rilancio di aspettative nei confronti di cure miracolose che non arriveranno mai perchè – secondo lui – non esiste una specifica malattia di Alzheimer. Si tratta di un costrutto molto impreciso dal punto di vista scientifico. Parla poi di quello che definisce l’impero dell’Alzheimer, fatto di ricercatori in cerca di gloria e soprattutto di fondi, degli enormi interessi delle case farmaceutiche e anche delle associazioni; insieme sembrano più interessati ad automantenersi che a trovare soluzioni reali per i pazienti. Dice testualmente: la malattia di Alzheimer è diventata un’impresa multimiliardaria e l’etichetta di AD (alzheimer disease) è in gran parte promossa dalle case farmaceutiche e da alcuni illustri accademici. Gli uni e gli altri sfruttano da un punto di vista imprenditoriale la rappresentazione iperbolica dell’AD per focalizzare l’interesse sulla demenza, massimizzare il sostegno alla ricerca e tener in piedi l’impero clinico che è stato costruito intorno all’Alzheimer. Una visione interessante per un neurologo accademico che è stato seduto ai vertici di quelle stesse Società scientifiche che hanno contribuito a costruire il Mito dell’Alzheimer.

Leggi il commento di Vittorio Fontana

Leggi la scheda del libro

 

5.  conflitti di interesse nella sanità globale

“Il conflitto d’interesse raggiunge in Italia vette irraggiungibili. Ma il nostro non è certo l’unico luogo sulla terra dove si manifesta. Come meravigliarsi se a volte, nel settore salute, le politiche sembrano privilegiare gli interessi di pochi più che i diritti di molti”, dice Adriano Cattaneo sul blog Saluteinternazionale.info. E fa l’elenco di alcuni funzionari di alto livello di agenzie internazionali che alla fine del loro mandato sono passati armi e bagagli al servizio di multinazionali e altre imprese private. “Una pratica sempre più diffusa: questi funzionari di alto livello sono in possesso di informazioni sensibili e confidenziali che potrebbero essere molto utili al settore privato per definire nuove politiche e strategie commerciali. Non meraviglia che ci sia una corsa per accaparrarseli. La lista è sicuramente incompleta, e manca una lista nazionale”.

Leggi il post di Adriano Cattaneo su Saluteinternazionale.info

6.  l’OMS verso la privatizzazione

Un articolo di Nicoletta Dentico sul Manifesto, spiega la grave situazione in cui si trova l’Agenzia creata per difendere la salute a livello mondiale. “La questione è piombata al centro dell’arena negoziale già all’inizio dell’anno – dice la Dentico – durante una riunione del Comitato esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), quando la direttrice Margaret Chan ha preso in contropiede i 193 stati membri annunciando il proposito di imbarcarsi in una consistente ristrutturazione dell’agenzia. La decisione ha dominato incontrastata la discussione all’annuale Assemblea Mondiale della Sanità lo scorso maggio, agitando non poco gli animi della comunità impegnata in salute pubblica e conquistandosi le prime pagine della stampa internazionale. Si tratta di un passaggio storico per l’Oms, lo snodo più critico dai tempi della sua fondazione nel 1948. L’Oms è malata, i sintomi sono numerosi e anche gravi, ed emergono dai commenti di alcuni funzionari ai più alti livelli: assenza di visione sul proprio ruolo, mancanza di coraggio e di leadership, scarsa trasparenza, un’immagine pesantemente ammaccata negli ultimi anni dai ricorrenti episodi di commistione con l’industria farmaceutica (ad esempio nella gestione della influenza A e della H1N1, e nella scelta degli esperti di un gruppo di lavoro per l’innovazione medica). L’indipendenza dell’Oms è messa in dubbio dall’interno, laddove si riconosce che – sempre più spesso – la competenza tecnica dell’organizzazione deve essere negoziata politicamente con gli interessi degli stati, con esiti talvolta disarmanti”.

Leggi tutto l’articolo sul Manifesto

 

7. il vero costo della prevenzione con i farmaci

Molti anni fa Archibald Cochrane, pioniere dell’epidemiologia clinica, suggeriva una gerarchia di evidenze negli interventi di sanità pubblica, evocando l’immagine di una scala a tre gradini. Il primo è rappresentato dall’efficacia di un farmaco (efficacy), il secondo esprime l’effettiva efficacia del farmaco nella popolazione generale, tenendo conto dei rischi e dei benefici (effectiveness), mentre il terzo gradino, il più ambìto, considera la sostenibilità economica dell’intervento farmacologico in rapporto alle risorse impiegate (cost effectiveness). In uno studio randomizzato controllato (RCT) il farmaco che dimostra di essere efficace lo fa in confronto ad un placebo non alla miglior terapia disponibile, lo fa in una popolazione super selezionata, seguita con attenzione degli sperimentatori, con compliance elevatissime e seguendo rigidi protocolli. Nella vita reale non succede così, i pazienti sono spesso affetti da una comorbidità che li avrebbe esclusi dagli studi, assumono il farmaco solo nel 50% dei casi, con posologia differente da quella di riferimento (molto più spesso inferiore) per una patologia non sempre identificata con chiarezza. Senza tener conto di queste premesse, molti si accontentano del primo gradino di evidenza e tra questi alcuni ‘esperti’ di farmaco-economia, più spesso vicini alle Aziende farmaceutiche: per loro ogni farmaco innovativo in base a dati forniti da uno o più RCT è già cost effective. Purtroppo i dati degli studi controllati sono da prendere con le molle e non possono essere brutalmente trasferiti sulla popolazione generale. In un articolo pubblicato sul BMJ, Teppo Järvinen e colleghi chiariscono il concetto facendo alcuni esempi illuminanti con farmaci di largo uso come le statine, gli antipertensivi e i bisfosfonati.

Leggi la traduzione libera e commentata di Giovanni Peronato

Leggi l’extract sul BMJ

 

8. è tempo di ricostruire le nostre evidenze scientifiche

Ancora una volta Ray Moynihan, giornalista, scrittore, docente all’università di Newcastle Australia, torna sul tema che gli è particolarmente caro, il rapporto tra le evidenze degli studi medici e il bias da conflitto d’interessi. Rivelare i conflitti di interesse potenziali è oramai diffusa consuetudine per poter pubblicare nelle maggiori testate scientifiche, lo stesso non avviene invece per le metanalisi. Paradossalmente il livello di evidenza più elevato, quello delle metanalisi appunto, non deve sottostare a questa prassi al momento della pubblicazione. La discrepanza viene bene evidenziata da uno studio canadese apparso su JAMA nel marzo di quest’anno, che esamina 29 metanalisi pubblicate su importanti testate scientifiche e sul Cochrane Database of Systematic Reviews. Questo studio mette il dubbio la validità di molte altre metanalisi. Afferma Brett Thombs, uno degli autori, “difficile trovare un’area della ricerca medica non inquinata dai conflitti di interesse – e prosegue – c’è un grosso rischio di bias ogni volta che qualcuno testa un prodotto che egli stesso ha sviluppato”. Certo però non basta dichiarare lo sponsor e gli eventuali conflitti degli autori per cancellare automaticamente questo tipo di bias. Bisogna creare le premesse per una produzione di dati scientifici credibili attraverso una ricerca non viziata dagli interessi dell’industria. Non arriviamo a dire che tutti gli studi sponsorizzati sono incorretti, ma si è accumulata oramai una mole di evidenze tale da indurre a pensare a una forte contaminazione dei risultati. Abbiamo già assistito a un travisamento dei dati da parte dell’industria del tabacco sugli effetti nocivi del fumo, delle industrie inquinanti sui cambiamenti climatici e non è difficile sospettare che anche i colossi farmaceutici possano inquinare la scienza medica con i loro dati falsamente positivi.

Leggi la traduzione libera di Giovanni Peronato

Leggi l’extract dell’articolo di Ray Moynhian sul BMJ

 

9. medici in movimento

– medici per la decrescita

All’interno del movimento della Decrescita Felice è nato il progetto Medici per la decrescita. Partendo dai principi della teoria economica della Decrescita, propongono un uso appropriato dei farmaci e puntano sulla prevenzione attraverso stili di vita “decrescenti”; si impegnano a non medicalizzare eccessivamente eventi naturali (come gravidanza, menopausa, vecchiaia, ecc.); privilegiano un approccio olistico mirato al paziente piuttosto che alla malattia e il lavoro in equipe per favorire il confronto anche interdisciplinare. Hanno particolare attenzione alla salute in rapporto all’ambiente e, anche per questo aspetto, si rifanno ai principi della Decrescita. Tra i criteri per aderire al progetto, è compresa l’adesione (opzionale) alle regole dei Nograzie. Salutiamo con gioia la nascita di questo nuovo gruppo coordinato da un giovane medico di Aosta, Jean-Louis Aillon.

Leggi il progetto Medici per la decrescita

 

– slow medicine

Per una medicina “sobria, rispettosa e giusta”, questi gli obiettivi di Slow medicine, presentata a Ferrara il 29 giugno scorso. L’idea è partita da Andrea Gardini, da sempre impegnato sul fronte della valutazione della qualità dell’assistenza sanitaria, che ha ripreso il termine (Slow medicine) coniato da alcuni medici stranieri. Giorgio Bert e Silvana Quadrino, dell’Istituto Change, sono co-fondatori dell’Associazione. La proposta si rifà ad alcuni tra gli strumenti più condivisibili messi a punto negli scorsi decenni, come la medicina basata sulle evidenze e la medicina narrativa. Sottolinea inoltre l’importanza di buone pratiche comunicative e il concetto tanto caro a molti di noi del “far meglio con meno”. Per ora si tratta di una rete di idee in movimento, dicono i fondatori. Ma i lavori sono in corso. Seguiremo con interesse le future evoluzioni.

Vedi il sito di Slow medicine

 

10  Fukushima: un problema rimosso

Dopo giorni di prime pagine dei quotidiani e aperture dei telegiornali, il dramma di Fukushima è stato rimosso dalla nostra attenzione. Ma la comunità scientifica indipendente ci informa che la situazione è tutt’altro che tranquillizzante.

Senti l’intervista di Ernesto Burgio su “Cado in piedi”

Leggi le prime valutazioni sull’incidente di Fukushima di Giorgio Ferrari e Angelo Baracca

 

11.  qual è la cosa giusta da fare?

Pare che Michael Sandel, professore di filosofia politica dell’Università di Harvard, stia infiammando i giovani di tante parti del mondo. Le sue lezioni sulla giustizia sollevano interrogativi etici su svariati temi d’attualità, intrecciando le teorie dei filosofi classici con la vita contemporanea. “Qual è la cosa giusta da fare?” chiede Sandel ai suoi studenti per ogni situazione concreta proposta alla discussione. Oltre alle sollecitazioni di Sandel, è particolarmente interessante ascoltare cosa dicono gli studenti.

Ascolta le lezioni di Michael Sandel (sottotitolate in inglese)

 

12. Diaz, non lavate quel sangue

E’ stata annunciata l’uscita imminente del film di Daniele Vicari “Diaz, non lavate questo sangue”, che ricostruisce gli eventi drammatici occorsi nella scuola Diaz durante il G8 di Genova 2001. “Racconto qualcosa che non avrebbe dovuto accadere – dice Vicari – e temo che possa succedere ancora, perché nessuno delle istituzioni ha avuto il coraggio non dico di chiedere scusa ma almeno di fare davvero chiarezza sui fatti”. Amnesty International  ha definito quei fatti “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Siamo anche noi insieme ai tanti che non vogliono dimenticare e chiedono che sia fatta luce su quanto accaduto.

Vedi il trailer del film

Leggi qualche notizia sul film

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Lettera n. 16 – aprile 2011

 

 

Indice

  1.  un nuovo codice nel Regno Unito: medici e industria dovranno rivelare tutti i loro legami economici

  2.  potere al popolo

  3.  l’informazione: tra sensazionalismo e marketing

  4.  il vero problema della medicina

  5.  il paradosso della terapia: curarne cento per salvarne uno

  6.  serve una pratica medica riflessiva

  7. chi si nasconde dietro le piramidi alimentari per la prima infanzia?

  8.  il caso AIFA, una storia da ricordare

  9.  anche in Europa si apre la strada alla pubblicità dei farmaci diretta al pubblico

10.  Formindep e gli scandali dell’Agenzia europea del farmaco

11.  dall’interno: Nograzie in azione

12.  da leggere

13.  da guardare

 

1. nuovo codice nel Regno Unito: medici e industria dovranno rivelare tutti i loro legami economici

Dal 1° maggio 2011 i medici britannici dovranno rivelare tutti i loro legami economici con l’industria quando scrivono un articolo o parlano in pubblico, e dal prossimo anno le industrie del farmaco dovranno fornire dati sugli importi pagati ai medici consulenti. Ne da’ notizia il British Medical Journal (BMJ del 9 aprile scorso. Queste norme fanno parte del codice 2011 della Association of British Pharmaceutical Industry. Tra gli importanti cambiamenti contenuti nel codice, sono previste anche regole che limitano la fornitura di sussidi promozionali ai medici e nuovi requisiti di trasparenza in materia di sostegno finanziario alle organizzazioni dei pazienti, di lavoro congiunto con il NHS (Servizio sanitario nazionale), spese di sponsorizzazione per attività formative, pagamenti per iscrizione, vitto, alloggio ai corsisti e gettoni per i relatori. Quando potremo avere un codice del genere anche in Italia?

Leggi la traduzione di Sergio Conti Nibali

Leggi l’extract sul BMJ

 

2. potere al popolo

“Potere al popolo” ha proclamato Gavin Mooney – citando un verso di John Lennon – dal podio di una conferenza sulla salute in Australia. Mooney, fino a poco tempo fa professore di economia sanitaria alla Curtin University di Perth, descrive l’ipotesi di una cittadinanza informata che spinga i sistemi sanitari a rispondere ai reali bisogni della comunità, precisando che non intende fare la rivoluzione. Inizia così un articolo di Ray Moynihan sul British Medical Journal (BMJ) che descrive gli interventi di questo e altri autorevoli relatori, tutti concordi sulla necessità di un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni sulla salute. Ciò che auspicano è la nascita di nuovi gruppi di cittadini non sponsorizzati dalle industrie del farmaco, ad esempio delle “giurie di cittadini” selezionati in modo casuale dalle liste elettorali. Moynhian, che si occupa di questi argomenti da più di dieci anni, ha la sensazione che ciò che manca nel dibattito sia una voce che rappresenti realmente l’interesse pubblico. I gruppi sponsorizzati sono subito pronti a lodare un nuovo farmaco o una nuova tecnologia ma molto lenti a criticare pubblicamente la loro efficacia limitata, il costo eccessivo, o un autentico pericolo. Nuovi gruppi di cittadini, ben istruiti su come le prove scientifiche possano essere usate e abusate, possono produrre un dibattito più informato, smascherare il marketing ingannevole nei media e offrire al pubblico e ai decisori una valutazione realistica e accurata dei rischi, i benefici e i costi di un ventaglio molto più ampio di strategie per la salute. “Alla gente importa”, dice Mooney. Il suo desiderio di un maggior impegno dei cittadini nel dibattito sulla salute è parte di un obiettivo più ampio di potenziamento della partecipazione democratica e della ricostruzione del senso della comunità che si è perso. “Potrai dire che è un sognatore, ma non è il solo”, conclude Moynihan parafrasando un altro verso di Lennon.

Leggi la traduzione libera di Luisella Grandori

Leggi l’extract sul BMJ

3. l’informazione: tra sensazionalismo e marketing

Un articolo di Gianna Milano pubblicato sul Bollettino SIFO (Società italiana farmacisti ospedalieri), illustra i percorsi accidentati dell’informazione scientifica, oggi fortemente influenzata dalle logiche del mercato. “Non passa giorno – scrive Gianna Milano – che dai mass media non venga proposta (promossa) l’ultima terapia risolutiva per questa o per quella malattia (vera o immaginata). Quel che conta, almeno a questo inducono a credere i messaggi che raggiungono i medici e, quindi i pazienti, è che “l’ultima” terapia sia la migliore. Ormai gli stessi specialisti si sono abituati a ritenere sia la più efficace, anche se non risulta essere la più documentata dal punto di vista scientifico. I pregi e i difetti per emergere hanno però bisogno di tempo e mai come in questi ultimi anni (lo dimostrano i casi clamorosi di Lipobay, Vioxx, Avandia, tutti e tre farmaci messi in commercio e poi ritirati per i gravi effetti collaterali causati) l’iter per l’approvazione dei farmaci ha subìto una discutibile accelerazione determinata dall’industria farmaceutica, in cerca di profitti rapidi, ma anche tollerata (favorita) dalle stesse agenzie regolatorie che dovrebbero vigilare sulla sicurezza dei medicinali. “Paradossalmente, nonostante uno straordinario miglioramento delle conoscenze, ci troviamo in uno stato di maggiore incertezza e di minore soddisfazione e felicità”, scrive Marco Bobbio, nel suo ultimo libro Il malato immaginato.

Leggi l’articolo di Gianna Milano riportato su Va Pensiero

4. il vero problema della medicina

La società civile e l’individuo hanno attese “mitiche” di efficacia dei servizi sanitari, attese che dovrebbero essere piuttosto ricondotte alla realtà dell’evidenza. Si tratta di alfabetizzare gli individui nei confronti della salute, e questo è tanto più necessario quanto più le risorse disponibili costringeranno ad operare scelte in cui si scontreranno le attese di benessere indotte dall’esplosiva realtà della medicina del XXI secolo con le priorità dei problemi sanitari prevalenti a livello sociale. A tirare una coperta sempre più corta, da un lato vedremo schierati l’industria ed i centri di ricerca che produrranno nuove tecnologie da immettere sul mercato medico-sanitario, dall’altro avremo la politica che dovrà decidere quali innovazioni, quante, a che prezzo, ma soprattutto a scapito di quali altre prestazioni e tecnologie, potranno essere incluse nel “pacchetto universale” di prestazioni sanitarie a cui tutti avranno accesso. Non saranno scelte facili perchè implicano valutazioni etiche e dovranno essere fatte in un contesto drogato da una visione della salute e da aspettative fuori dalla realtà. Ciò che appare più urgente e indispensabile è quindi un cambiamento culturale, innanzitutto della medicina. E questo è probabilmente il vero problema.

Leggi l’articolo di Luca Iaboli

5. il paradosso della terapia: curarne cento per salvarne uno

Un medico di famiglia scozzese, ‘scottato’ per l’abile raggiro di un venditore di polizze ha scritto al British Medical Journal (BMJ) esprimendo alcune semplici considerazioni. Anche noi medici, scrive Des Spence, manipoliamo i numeri, basti pensare che nessuno mette in dubbio i risultati che si ottengono riducendo la colesterolemia con le statine e invece… Andiamo a rileggerci con attenzione lo studio WOSCOPS, uno dei più importanti studi randomizzati controllati (RCT) sull’uso delle statine in prevenzione primaria. Si tratta di uno studio condotto in Scozia e pubblicato sul New England Journal of Medicine, che dimostra come trattando delle persone di mezza età con 40 mg al dì Pravastatina per 5 anni si ottiene una riduzione di eventi coronarici attorno al 30%. Detta così pensi di dover scendere subito in farmacia a comprare la medicina miracolosa, se è vero che potrà evitare un infarto su 3. Ricordo infatti lo scalpore che suscitò la pubblicazione e l’incremento di vendite della statina. Il nostro collega ci ha meditato su e dopo 13 anni (lo studio fu pubblicato nel 1995), analizzando come venivano presentati i risultati e le caratteristiche della popolazione studiata, è arrivato a concludere che gli stessi dati, se espressi in termini di numero di eventi evitati, sarebbero stati molto meno ottimistici: solo uno 0.7% di riduzione di rischio assoluto di morte coronarica.

Leggi l’extract dell’articolo di Des Spence sul BMJ

Leggi la traduzione e il commento di Giovanni Peronato

 

6. serve una pratica medica riflessiva

“Da quale posizione possiamo parlare con alcuni colleghi delle evidenze che dimostrano la nostra connivenza e collaborazione con le strategie commerciali dell’industria farmaceutica (mercificazione) o con quelle che mirano a creare una società iper-richiedente e iper-dipendente dall’assistenza sanitaria (medicalizzazione)?” Si chiede Abel Novoa, medico spagnolo, in un post segnalato dal Boletin NoGracias. Si tratta di un problema etico, di mancanza di conoscenze, oppure della perdita di un atteggiamento riflessivo? Secondo Novoa il pensiero riflessivo è la caratteristica più importante dell’agire professionale. Il professionista, oltre al sapere tecnico, deve costruire un’autonomia e un criterio professionale, che va oltre la conoscenza della medicina. Tecnicamente, prescrivere antagonisti dei recettori dell’angiotensina II può non essere una colpa, però contestualizzarlo nella necessità di usare i farmaci più efficienti perché con le mie decisioni quotidiane contribuisco alla sostenibilità del sistema sanitario pubblico, fa parte di un processo riflessivo che costituisce il nocciolo duro della professione. Allo stesso modo non inquadrare la richiesta di una densitometria del tallone offerta da una ditta in una strategia di medicalizzazione, denota un processo di presa di decisioni superficiale. Esiste sempre più uno scarto tra le strutture (l’organizzazione dell’assistenza, la distribuzione del budget, le condizioni della pratica professionale, gli interessi dell’industria, l’organizzazione delle conoscenze specialistiche, la società medicalizzata), i fini della professione e i bisogni di utenti e pazienti. Di fronte a questi problemi e a questo scarto, i professionisti sono piuttosto soli e possono optare per rinunciare, o per esercitare la propria responsabilità civica ed etica. La posizione e le competenze riflessive – conclude Novoa – non garantiscono nulla, ma aiutano ad analizzare, a fare delle scelte e ad assumerne le conseguenze”.

La traduzione del post di Abel Novoa a cura di Adriano Cattaneo

Il post di Abel Novoa

La segnalazione sul Boletin NoGracias

7. chi si nasconde dietro le piramidi alimentari per la prima infanzia?

Un comunicato stampa firmato da varie associazioni indipendenti (compresi i Nograzie), segnala che “il 24 febbraio 2011 sono state presentate con una conferenza presso l’Università La Sapienza di Roma, le cosiddette piramidi alimentari per la prima infanzia, definite “la bussola per orientare, con l’aiuto insostituibile dei pediatri, le scelte nutrizionali dei genitori per i propri bambini, nel delicato periodo del divezzamento”. Guardando con attenzione, insospettiti dai colori e dalla grafica sin troppo ‘familiare’, non abbiamo impiegato molto a capire chi si cela dietro a tale iniziativa. Leggendo i vari comunicati stampa diffusi in questi giorni, si scopre infatti che gli indirizzi internet, ai quali si rimanda il lettore che volesse approfondire, mostrano che le due piramidi sono associate al nome di una ditta di alimenti per l’infanzia, la Mellin, che appartiene al gruppo Danone”. Alla risposta degli autori delle piramidi, è seguita una replica congiunta dei firmatari del comunicato.

Leggi il comunicato stampa

Leggi la risposta dei responsabili scientifici dell’iniziativa

Leggi la replica alla risposta

 

8. il caso AIFA, una storia da ricordare

Nella primavera del 2008 un’inchiesta giudiziaria scuote l’Agenzia Italiana del Farmaco: mazzette, funzionari corrotti, e rischi dei farmaci taciuti. I giornali parlano di soldi e regali per agevolare le pratiche e uno stato di corruzione generalizzata nell’agenzia. L’immagine di correttezza e credibilità che l’AIFA si è costruita negli anni, viene spazzata via. Nello Martini, all’epoca direttore generale, viene travolto dall’inchiesta e accusato di disastro colposo, per il mancato aggiornamento di venti foglietti illustrativi. Poco dopo, il 21 giugno 2008, Martini viene licenziato e immediatamente sostituito alla guida dell’agenzia. L’8 luglio 2010 viene prosciolto Nello Martini: “il fatto non costituisce reato”. Il giudice delle udienze preliminari considera il fatto inconsistente e decide di chiudere il caso senza bisogno di andare a processo: non c’è stato alcun reato e la mancata correzione dei bugiardini non ha messo in pericolo la salute pubblica. A distanza di 2 anni dalla bufera, la tempesta si conclude in un bicchier d’acqua e la corruzione all’interno dell’AIFA ha riguardato un solo funzionario, che vendeva informazioni per pagarsi i lavori di ristrutturazione della casa, gli infissi e i mobili nuovi. Il nome di Nello Martini non dirà molto ai più, così come la notizia della sua assoluzione, che non ha trovato molto spazio sui giornali. E’ tuttavia una storia che vale la pena ricordare.

Leggi l’articolo di Luca Iaboli

9. anche in Europa si apre la strada alla pubblicità dei farmaci diretta al pubblico

Lo scorso mese di novembre, il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza (85%) in favore della proposta legislativa della Commissione europea che autorizza l’industria del farmaco a fornire informazioni ai cittadini sui propri prodotti. La proposta dovrà passare al vaglio del Consiglio d’Europa e, se approvata, entrerà in vigore entro il 2013. Diverse associazioni indipendenti – compresi i Nograzie – da anni cercano di sensibilizzare i parlamentari europei sui rischi che questo comporta, visti gli esiti disastrosi della pubblictà diretta nei paesi dove è permessa (USA e Nuova Zelanda): aumento delle prescrizioni improprie, scarsa informazione sulle reazioni avverse, alterazione del rapporto medico-paziente, e medicalizzazione-farmacologizzazione della società. Ma evidentemente a Bruxelles la lobby dell’industria del farmaco è più efficace degli appelli e delle preoccupazioni espresse dagli operatori sanitari e dai cittadini. Nonostante le modifiche alla prima stesura della proposta, la sostanza non cambia: si apre la strada alla promozione dei farmaci diretta ai cittadini. Un articolo di Dialogo sui farmaci ne illustra i contenuti. In sintesi, autorizza le case farmaceutiche a informare i cittadini con mezzi stampati e via internet, ma non alla radio, TV o su giornali e riviste. E prevede che l’informazione sia controllata dalle autorità sanitarie di ogni paese. Cosa assai poco verosimile visto che le Agenzie del farmaco non sono attualmente in grado di controllare neppure l’informazione dell’industria indirizzata ai medici. La proposta viene giustificata con il diritto dei cittadini ad essere informati. Ma come si può pensare che l’informazione fornita dalle ditte sui loro prodotti sia imparziale? Se si volessero garantire davvero i diritti dei cittadini, i governi dovrebbero investire in modo consistente (come fanno per ciò che ritengono importante) per rinforzare le fonti di informazione indipendente come i Bollettini dei farmaci, favorendo la costituzione di un pool di professionisti di elevata competenza, pagati attraverso la tassazione pubblica.

Leggi l’articolo di Dialogo sui Farmaci

Leggi la lettera inviata ai parlamentari europei prima del voto

Per approfondire vai alla pagina del sito sulla pubblicità diretta al pubblico

10. Formindep e gli scandali dell’Agenzia europea del farmaco

Sul Boletin NoGracias (del gruppo spagnolo analogo ai NoGrazie) di marzo, si informa che: “Il 31 dicembre scorso lo svedese Thomas Lönngren ha portato a termine il suo secondo e ultimo mandato di cinque anni a capo dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) soddisfatto di “avere mantenuto il consenso e la stabilità” con l’invidia dell’industria farmaceutica statunitense abituata alla turbolenza dell’ FDA. Salvo che lasciata l’EMA, Lönngren è entrato a far parte del consiglio di amministrazione dell’NDA Ltd, che lavora per l’industria farmaceutica. Ma non è tutto: sarà anche direttore non esecutivo della BCOI , impresa australiana che si occupa di biotecnologie e bioterapie, farà parte del comitato consultivo della NOVO NORDISK , industria danese che produce insuline, sarà membro del consiglio scientifico della LUNDBECK (industria danese che si occupa di farmaci psichiatrici), sarà consigliere dell’ EWHV, fondo di investimento americano nel settore della salute. Tutte queste attività sono incompatibili con il suo precedente incarico pubblico europeo che prevede una “latenza” di due anni dalla fine del mandato, per evitare evidenti conflitti d’interesse. Per accettare i nuovi incarichi, secondo la legge, Lönngren deve aver chiesto e ottenuto l’autorizzazione esplicita dall’Agenzia (EMA). FORMINDEP (organizzazione indipendente di medici francesi) ha richiesto informazioni in proposito all’EU”. Una richiesta e una denuncia che i NOGRACIAS (e i NOGRAZIE) fanno proprie. (traduzione a cura di Maria Elvira Renzetti, ginecologa, Torino)

Il successivo comunicato stampa dell’EMA non aiuta a fare chiarezza.

La richiesta di FORMINDEP

Lo statuto dei funzionari della Comunità Europea

il successivo comunicato stampa dell’EMA

11. dall’interno: Nograzie in azione

– I Nograzie invitati alla SISSA

Alcuni Nograzie (Guido Giustetto, Giovanni Peronato e Luisella Grandori) sono stati invitati, tra febbraio e marzo, a parlare agli studenti della SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste, al Master in comunicazione della scienza. E’ stata un’esperienza davvero piacevole parlare a tanti giovani futuri “comunicatori”. Tante le domande. Ci ha sorpreso, ancora una volta, quanto poco siano conosciuti in Italia i meccanismi del marketing del farmaco e della salute, di cui all’estero si parla e si discute da decenni sia nella letteratura scientifica (non solo medica) che sui quotidiani.

 

– a Bologna, Pisa, Torino, Udine, Pavia con gli studenti di medicina

Dopo il seminario di dicembre del SISM (Segretariato italiano degli studenti di medicina), nella primavera 2011 gli studenti di medicina di alcune Università italiane (Pisa, Torino, Udine, Pavia) del SISM e di altre associazioni, hanno organizzato varie iniziative sul tema dei conflitti di interesse: corsi elettivi, dibattiti, conferenze serali. I Nograzie sono stati invitati per approfondire alcuni aspetti del problema e portare le loro proposte. A Bologna si è svolto il secondo corso elettivo sul tema – dopo quello dello scorso anno – organizzato dal Centro Salute Internazionale dell’Università con la collaborazione dei Nograzie. I futuri medici hanno dimostrato interesse per i temi affrontati e il desiderio di approfondire. Una ‘primavera’ che fa sperare.

Guarda i volantini delle iniziative di PisaTorinoUdinePavia e dell’elettivo di Bologna

 

– a Modena si parla di Salute & Interessi

Lo scorso 23 marzo presso la Casa della Pace, i ragazzi del Movimento 5 stelle di Modena hanno invitato i Nograzie a parlare di Salute & Interessi. Una platea attenta (e molto giovane), ha ascoltato curiosa e fatto domande a Luisella Grandori che ha illustrato i meccanismi con cui le conoscenze, le informazioni e le decisioni sulla salute, possono essere influenzate da interessi impropri. La conclusione unanime è stata la necessità di trasparenza e di una maggiore informazione al pubblico su questi argomenti.

Vedi il volantino della serata

 

12. da leggere

– la casta dei farmaci

Un libro-inchiesta scritto da due giovani giornalisti, Francesco Maggi e Adelisa Maio, che descrivono i volti molteplici del marketing del farmaco, analizzando i problemi di ordine generale e internazionale e focalizzando lo sguardo sulla situazione italiana. Tra documenti e dati, scandali e interviste a professionisti di rilievo delle nostre istituzioni, del mondo della ricerca e ad operatori sul campo, offrono una visione critica anche dall’interno del sistema.

Guarda la scheda del libro

 

13. da guardare

Un sito da guardare, quello del People’s Health Movement. Un movimento costituito da una rete di operatori sanitari e attivisti che chiedono un profondo cambiamento delle attuali politiche sanitarie. Tra i loro obiettivi vi è il perseguimento della “salute per tutti” come diritto, attraverso un coinvolgimento attivo della popolazione con un ruolo “guida” nelle politiche e nei programmi per la salute.

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Lettera n. 15 – febbraio 2011

Indice

  1.  pensieri in libertà su un progetto di ONDa  

  2.  la depressione post-parto: un mito da sfatare

  3.  trattamento sanitario dopo il parto? il problema è sociale non psichiatrico

  4.  sano e malato

  5.  la pillola va giù, se è online

  6.  etica e ricerca medica nell’era globalizzata

  7.  i cacciatori di corpi: l’inquietante vicenda del Trovan

  8.  medici e industria sono venuti meno alle loro responsabilità etiche

  9.  succede solo in India

10.  come permettere alla volpe di fare la guardia all’interno del pollaio

11.  informazioni sui farmaci dei rappresentanti: Malesia e Australia a confronto

12.  sembra facile dire influenza

13.  da leggere

14.  da guardare

1. pensieri in libertà su un progetto di ONDA

NoGraziePagoIo si occupa di conflitti d’interesse in ambito sanitario con uno sguardo critico. Dato che ONDa (http://www.ondaosservatorio.it/) è un osservatorio le cui iniziative potrebbero essere soggette a tale tipo di conflitti (vedi la scheda che abbiamo preparato), abbiamo pensato di fare un’analisi critica di una sua recente iniziativa. Abbiamo scelto a questo scopo il progetto su “La depressione in gravidanza e nel post-partum”, che prevede tra i suoi interventi una campagna di comunicazione e attività territoriali. Il lettore interessato a leggerlo per approfondire lo può scaricare liberamente a questo LINK.

Leggi l’analisi dei Nograzie sul progetto di ONDA

Leggi la scheda su ONDA

Leggi il progetto di ONDA

2. la depressione post-parto: un mito da sfatare

Un articolo di Giuliana Mieli, psicoanalista, esamina l’approccio distorto alla gravidanza e al puerperio della cultura odierna e ci aiuta a riscoprire la loro dimensione affettiva, tanto poco conosciuta e capita. Dice Giuliana Mieli: “Dopo la straordinaria ma breve impennata di intelligenza degli anni ‘70 che era riuscita a influenzare il generale atteggiamento verso la sofferenza psichica, ha avuto inizio una massiccia e strisciante medicalizzazione della maternità – trasformata da evento di natura in malattia –  che recentemente è diventata una vera e propria psichiatrizzazione, sua forma più raffinata e perversa. Scopo di tutto ciò è il controllo blindato del percorso della gravidanza per  proteggerla – questa è la ingenua e sciocca fantasia – da possibili e imprevedibili insuccessi”. La Mieli non contesta “l’uso delle analisi, delle ecografie, dei farmaci, del cesareo e dell’epidurale come ausilio e accompagnamento alla gravidanza là dove tale ausilio è necessario, ma l’imposizione di un percorso totalmente medicalizzato il cui unico obiettivo coincide con quello aziendale di un buon prodotto, in poco tempo e senza rischio: insomma la garanzia di una riuscita senza difetti e incidenti. Nulla di più contrario alla sostanza della vita e degli affetti, di cui la maternità e la paternità sono passaggio cardine”. Spiega che “non possiamo accettare che l’etichetta della “depressione-post-parto” copra una vergogna di tutti e stigmatizzi comportamenti come malati senza fare nulla per capirli e trarne ispirazione per cambiare qualcosa nel nostro modo di operare e di vivere”… E infine conclude: “Umanizzazione” deve smettere di essere uno slogan: deve diventare un progetto concreto per cambiare, a partire dalla nascita, il destino dell’uomo nel mondo”.

Leggi l’articolo di Giuliana Mieli

3. trattamento sanitario dopo il parto? il problema è sociale non psichiatrico

Un articolo di Tiziana Valpiana scritto in occasione della proposta di “trattamento sanitario obbligatorio” (TSO) per le donne che presentano segni di depressione post-partum, spiega con chiarezza, sensibilità e competenza (anche femminile), come il disagio e la sofferenza della donna in questo delicato periodo, siano fortemente collegate a fattori sociali. “Ai nostri politici, ai nostri tecnici sfugge – dice Valpiana – quello che era evidente a tutte le generazioni precedenti e alla saggezza popolare riassunta in un’efficacissima frase di Gandhi “Per allevare un bambino ci vuole un villaggio”. Passa poi ad analizzare le difficoltà emotive e fisiche che le madri incontrano in una società come la nostra dove è sparito “il villaggio” ma può essere in parte ricostruito. il Melograno e altri centri di informazione maternità e nascita, “hanno sperimentato concretamente come la più efficace forma di prevenzione della depressione post-partum sta nel costituire gruppi di appoggio e di auto e mutuo aiuto con altre madri e servizi di supporto nel dopo parto e, soprattutto, visite domiciliari, per poter contare non sullo sporadico e non garantito aiuto dei familiari, ma sulla sicurezza di un supporto professionale disponibile e anche per rilevare precocemente eventuali disfunzioni nell’ambiente di vita”.

Leggi l’articolo di Tiziana Valpiana

 

4. sano e malato

Considerando la medicalizzazione di molte condizioni umane, viene alla mente un celebre aforisma Jules Romain “ogni sano è un malato che non sa di esserlo”. Parafrasando questo pensiero lʼex CEO Merck Henry Gadsen, dichiarava una trentina d’anni fa alla rivista Fortune che il suo sogno sarebbe stato quello di produrre farmaci per le persone sane. Magari allora la dichiarazione poteva sembrare un tantino provocatoria, ma oggi gli esempi non mancano. Nel 2006 è stato condotto uno studio controllato randomizzato su soggetti “pre-ipertesi”, cioè paradossalmente a rischio di diventare a rischio. Anche se non ufficialmente ipertesi, questi soggetti vennero trattati con un anti ipertensivo (candesartan), dimostrando che in uno su dieci, il farmaco, una volta sospeso, ritardava l’evoluzione a valori pressori più elevati. Da qui al curare i sani il passo è breve. Esiste anche la pre-osteoporosi e questo gioco può valere anche per la colesterolemia, la glicemia, etc … Di questo passo, ha scritto di recente sul suo blog nel BMJ lʼautorevole ex direttore Richard Smith, ogni misurazione di un parametro biologico rende automaticamente ʻmalatoʼ il 5% della popolazione. Procedendo in questa linea di provocazione egli cita un romanzo di Philip Roth dove ci si chiede: la felicità è una malattia?

Leggi l’intervento di Richard Smith sul Blog del BMJ

Leggi traduzione, commenti e note di Giovanni Peronato

 

5. la pillola va giù, se è online

Si intitola così un articolo di Linda Grilli e Gianna Milano su Tuttoscienze de La Stampa del 29 dicembre scorso, che inizia così “Basta un clic. E chi va su Facebook può trovarsi a condividere – suo malgrado – informazioni su farmaci. A segnalare un caso recente un «post» che diceva: «Big Pharma non dovrebbe usare i social media». Novartis aveva messo sul social network più famoso un «widget», ossia una finestrella condivisibile, e chi cliccava trovava indicazioni su Tasigna, nuovo medicinale per la leucemia mieloide cronica. Se ne sottintendeva la superiorità sugli altri farmaci, si lodava l’efficacia, ma si omettevano possibili effetti collaterali. Un messaggio scorretto che ha meritato una tirata di orecchie da parte dell’Agenzia americana per il controllo sui farmaci, la Fda, che ha inviato una lettera di ammonimento: «Togliete subito quel link da Facebook». Cosa che è stata fatta. Intanto, però, milioni di persone hanno avuto accesso a informazioni inappropriate, tra l’altro su un farmaco non ancora in commercio. Un caso isolato? Affatto”.

Leggi tutto l’articolo di Linda Grilli e Gianna Milano su Tuttoscienze de La Stampa

6. etica e ricerca medica nell’era globalizzata

E’ possibile coniugare etica e rigore scientifico? Se lo chiedeva Marcia Angell in un editoriale apparso più di un decennio fa sul New England Journal of Medicine, rivista allora da lei diretta. La risposta affermativa si confrontava con una realtà in controtendenza. Quando è noto un trattamento efficace è possibile condurre un trial con placebo? La dichiarazione di Helsinki (che definisce il quadro generale di etica e di diritto per la sperimentazione umana) non solo rende cogente il consenso informato, ma sottolinea che il gruppo di controllo deve ricevere ” la miglior terapia” a disposizione. Già nel 1988 la Angell parlava senza ambiguità di ‘imperialismo etico’ da parte degli USA, per la tendenza a proporre uno standard etico inferiore per gli studi condotti nel terzo mondo. Esistono più esempi di questa condotta discutibile sul piano etico. Un peggioramento della situazione è avvenuto nel 2008, da quando cioè FDA (Food and drug administration) non richiede nemmeno più l’aderenza alla Dichiarazione di Helsinki per gli studi condotti all’estero. Questi debbono soddisfare invece le linee guida GCP (Guidelines for Good Clinical Practice ), sponsorizzate dall’industria farmaceutica, che non costituiscono un codice etico, ma solo un manuale di procedure regolatorie. C’è poi un altro problema, non certo secondario. Negli ultimi anni gli studi sponsorizzati da aziende farmaceutiche statunitensi nei paesi in via di sviluppo  non riguardavano patologie che affliggono quei popoli. Sono ben rappresentati invece studi sulla rinite allergica e la vescica iperattiva. I pazienti sono così utilizzati come cavie per farmaci costosi da registrare e commercializzare nei paesi ricchi. I principi contenuti nel Codice di Norimberga e nella Dichiarazione di Helsinki non sono norme etiche obsolete. Il risparmio economico e gli eventuali risultati raggiunti non possono diventare un alibi per calpestarli. La norma più semplice da seguire potrebbe essere questa: non vanno condotti nel terzo mondo quegli studi che non si potrebbero condurre in patria.

Leggi l’articolo di Giovanni Peronato

7. i cacciatori di corpi: l’inquietante vicenda del Trovan

Dicembre 2010, le rivelazioni di WikiLeaks scavano nel passato di una vicenda che vede coinvolta Pfizer, sempre alla strenua ricerca di un farmaco campione di vendite. Come nel romanzo The Costant Gardener di John Le Carré e nell’omonimo film, bambini africani sono divenuti riserva di caccia delle case farmaceutiche affamate di cavie umane. Nella fiction era il Kenya, nella realtà la Nigeria, denunciava nel dicembre del 2000 il Washington Post in una serie di articoli dal titolo significativo The Body Hunters. Con lo stesso titolo è uscito nel 2006 un libro inchiesta della giornalista Sonia Shah, della quale lo stesso Le Carré ha riconosciuto il coraggio nel riportare questa ed altre vicende analoghe. Giovanni Peronato racconta tutti i particolari della vicenda.

Leggi l’articolo di Giovanni Peronato

8. medici e industria sono venuti meno alle loro responsabilità etiche

Durante una testimonianza resa al Senato degli USA nel 2007, Jerome P. Kassirer, personalità di rilievo del mondo accademico degli USA, descrive le conseguenze preoccupanti del complesso intreccio di relazioni tra professione medica e industrie del farmaco. Relazioni che, in altra occasione, ha definito scandalose. Kassirer descrive l’enorme pervasività della promozione dei farmaci e le dimensioni sorprendenti del coinvolgimento dei medici. Passa poi in rassegna una serie di fatti sconcertanti, di fronte ai quali ritiene che la reazione dei medici sia stata assolutamente inadeguata. “Quando gli incentivi economici producono cure inadeguate o pericolose, quando aumentano i costi dell’assistenza in modo smisurato, quando mettono a rischio la vita dei pazienti negli studi clinici e danneggiano la professione, vuol dire che si è oltrepassato il limite”. “E cosa hanno fatto i leader della medicina per contrastare una situazione in cui i medici si sentono sempre più in debito verso l’industria? Non molto”, sostiene Kassirer. In effetti non si capisce cosa altro debba succedere perché i medici si rendano conto che è urgente un cambiamento. Kassirer conclude dichiarando che “i medici sono a rischio di essere corrotti dagli incentivi perversi che ricevono dall’industria” ed esorta a esercitare una maggiore pressione sui medici e sull’industria perché – a suo parere – “sono venuti meno entrambi alle loro responsabilità etiche”. A distanza di anni da questo grido di allarme, si deve purtroppo constatare che la situazione non è migliorata, anzi. Forse, come suggerisce Ray Moynhian – giornalista e scrittore australiano – è giunta l’ora di allargare la discussione a “un gruppo di voci più ampio”.

Leggi la testimonianza di Jerome P. Kassirer

Leggi la traduzione libera e il commento di Luisella Grandori

9. succede solo in India

Il Medical Council of India (MCI, federazione degli Ordini dei Medici indiani), ha sospeso due medici per sei mesi dall’esercizio della professione. Si tratta del presidente e del segretario generale dell’Indian Medical Association (IMA), la più antica, più grande e più autorevole associazione medica indiana, che firmò nel 2008 un contratto di tre anni, per circa 250.000 euro, con la Pepsi Food Company perchè questa potesse usare il logo dell’IMA su due prodotti: un succo di frutta tropicale e dei fiocchi d’avena per la prima colazione. Il logo implica che il prodotto è raccomandato al pubblico dall’IMA. Non era la prima volta che succedeva. Secondo l’IMA, il ricavato da questi contratti serve a finanziare attività scientifiche e di divulgazione. Ma il Dr. K.V. Babu, oculista e membro del direttivo dell’IMA, ha protestato vivacemente e non si è dato pace finchè il fatto non è stato preso in seria considerazione. “Questo tipo di attività equivale a distruggere la dignità e l’onore della professione medica”, ha dichiarato il Dr. Babu; e ha aggiunto: “Ma qual è la nostra credibilità se la più grande associazione di medici del paese fa cose del genere?”  E finalmente, il Medical Council ha dato ragione al Dr Babu mandando una specie di avviso di garanzia a circa 150 medici che avevano approvato il contratto con la Pepsi, e sospendendo per sei mesi dall’esercizio della professione il presidente e il segretario generale dell’IMA all’epoca dei fatti. I due si sono appellati sostenendo che il MCI non può sospendere i medici dall’esercizio della professione, dato che le licenze sono concesse dai vari MCI degli stati e non dal MCI nazionale. Questioni di lana caprina, secondo noi, che speriamo tutto ciò serva da lezione anche per il Belpaese.

Leggi l’articolo di Adriano Cattaneo

10. informazioni sui farmaci dei rappresentanti: Malesia e Australia a confronto

Uno studio pubblicato su BioMed Central Public health, ha messo a confronto le informazioni date ai medici dai rappresentanti farmaceutici in Malesia e in Australia sui loro prodotti in promozione. Diversi studi definiscono tale informazione di bassa qualità, ma non vi sono ricerche che affrontino questo argomento per quanto riguarda la Malesia e non vi sono evidenze recenti che si riferiscono all’Australia. Dai risultati osservati, gli autori concludono che vengono fornite di solito le informazioni su indicazioni e dosi dei farmaci, mentre spesso vengono omesse quelle sui rischi e gli effetti avversi, quindi è necessario un efficace controllo sulle informazioni fornite dai rappresentanti dell’industria farmaceutica sui medicinali.

Leggi la traduzione sintetica di Guido Giustetto

Leggi l’articolo su BioMed Central

11. come permettere alla volpe di fare la guardia all’interno del pollaio

Sono poche le fonti autorevoli di informazione indipendente sui farmaci in internet. Forse a breve si perderà Therapeutics Initiative, un sito promosso dall’università della British Columbia (Vancouver, Canada) in cui vengono valutate in modo rigoroso, basato sull’evidenza scientifica e indipendente dall’influenza dell’industria, le informazioni sui trattamenti farmacologici così da bilanciare le fonti di informazione sponsorizzate dalle aziende farmaceutiche. Dopo le pressioni da parte dell’industria farmaceutica, il governo della provincia della British Columbia ha deciso infatti di non rinnovare il contratto all’iniziativa di revisione di farmaci. Eppure è la revisione di Therapeutics Iniziative che ha lanciato l’allarme sul profilo di rischio cardiovascolare dovuto al rofecoxib e al rosiglitazone. Grazie a questo studio il governo ha ristretto l’uso di tali farmaci nella British Columbia (BC) molto prima che fossero ritirati dal commercio, evitando oltre 500 decessi. Inoltre è aTherapeutics Iniziative, che per 14 anni ha garantito al Ministero della Salute della BC le informazioni su cui basare il rimborso dei farmaci, che andrebbe il merito del risparmio sulla spesa farmaceutica della provincia canadese per cui per ogni $ investito nell’organizzazione indipendente se ne sarebbero risparmiati 70. Perché non sostenere qualcosa che sembra funzionare così bene?

Leggi l’articolo di Luca Iaboli

Leggi l’articolo sul Vancouver Sun

12. sembra facile dire influenza

– influenza: tra silenzi e incertezze, vecchi vizi e nuove proposte

La stagione influenzale sta finendo, il picco epidemico è in calo e la sorveglianza nazionale lo situa a un livello intermedio di intensità rispetto alle stagioni precedenti (dal 2004). Per la prima volta quest’anno i mezzi di comunicazione non hanno diffuso le consuete previsioni allarmistiche che l’anno scorso hanno raggiunto il culmine con l’annuncio di ben 12.000 morti per l’influenza suina, risultate – alla resa dei conti – soltanto 228. Le sollecitazioni a vaccinarsi sono state molto più timide che in passato e le indicazioni ministeriali non hanno allargato la vaccinazione ai bambini sani, nonostante le proposte in tal senso. Sembrerebbero segnali di saggezza, ma è più verosimile che si sia trattato di un atteggiamento di prudenza dopo le ombre sollevate l’anno scorso dalla gestione della pandemia. Speriamo che il Parlamento europeo le voglia affrontare apertamente e indichi delle soluzioni. Ne va della salute di tutti. Di cosa sia realmente quello che chiamiamo influenza sappiamo ancora poco e l’efficacia della vaccinazione antinfluenzale rimane incerta. Sul Tamiflu mancano dati perché non sono accessibili e dell’unico strumento di provata efficacia – le norme igieniche – si parla assai poco. Sembra che la conoscenza sia bloccata dalla mancanza di curiosità, dalla distrazione e da meccanismi poco trasparenti. Proposte innovative come quella di Jefferson e altri per le revisioni Cochrane (per approfondire vedi sotto “la saga del Tamiflu”), possono aiutare a superare gli ostacoli. Ne servirebbero tante, in ogni ambito.

Leggi l’articolo di Luisella Grandori  

 

 – gli europarlamentari risollevano i problemi di gestione della pandemia

L’europarlamentare francese Michèle Rivasi, ha proposto un nuovo documento che risolleva i gravi problemi – tuttora irrisolti – emersi durante la passata pandemia. Ne da’ notizia il British Medical Journal il 1 febbraio scorso. Il documento chiede innanzi tutto che venga ripristinato il criterio di gravità (l’enorme numero di morti) che caratterizzava la definizione di pandemia prima dell’arrivo dell’H1N1/2009. Una richiesta indispensabile, altrimenti qualsiasi epidemia influenzale potrebbe d’ora in poi venir battezzata come “pandemia”. Furono 2 milioni i morti nella pandemia del 1957 e 1 milione in quella del 1968. Un ordine di grandezza ben diverso dai circa 20.000 morti registrati con l’H1N1/2009 (18.449, secondo i dati OMS al 1 agosto 2010). Solo 2.900 in Europa, assai meno di quelli attribuiti alle normali stagioni influenzali, sottolinea Michèle Rivasi. Altre richieste riguardano la dichiarazione e la gestione dei conflitti di interesse dei consulenti delle autorità di sanità pubblica europee e una maggiore indipendenza del Centro per il controllo delle malattie dell’UE, che gli permetta, ad esempio, di produrre proprie valutazioni sul rischio di un’infezione. Anche divergenti – se fosse il caso – da quelle dell’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS). Infine chiede che la Commissione Europea possa conoscere meglio e analizzare i dati dei vari Paesi dell’UE sulle strategie adottate, i vaccini acquistati, usati e avanzati, le reazioni avverse osservate e il numero di casi e di morti per influenza H1N1/2009. I risultati dell’analisi dovrebbero essere resi pubblici come contributo per un futuro piano pandemico.

Il 25 gennaio scorso il documento di Michèle Rivasi è stato votato quasi all’unanimità dalla commissione di Sanità pubblica del Parlamento europeo. A marzo andrà alla discussione del Parlamento al completo. Speriamo che questa lodevole iniziativa vada a buon fine.

Leggi l’extract della news sul BMJ

– la saga del Tamiflu continua con una svolta epocale

Le periodiche revisioni della Cochrane Collaboration sull’efficacia del Tamiflu (e di altri inibitori della neuraminidasi), incontrano nel  2010 un ostacolo imprevisto: 8 degli 10 studi che avrebbero dovuto provare l’efficacia di questo farmaco sulle complicanze dell’influenza, non erano mai stati pubblicati. Le difficoltà – ancora irrisolte – per ottenere i dati dalla Roche, vengono raccontate sulBritish Medical Journal (BMJ) dagli stessi autori delle revisioni Cochrane. Nel medesimo articolo, Jefferson e colleghi propongono un nuovo protocollo che potrebbe rappresentare un cambiamento radicale di metodo: utilizzare solo rapporti interni delle case farmaceutiche mai pubblicati per intero o in assoluto, e i dati presentati alle agenzie regolatorie per l’autorizzazione.

Leggi l’articolo sul BMJ

Leggi l’editoriale di commento di Fiona Godlee

Leggi il protocollo

Leggi su Attentiallebufale la saga del Tamiflu e i tanti argomenti correlati

13. da leggere

– troppe poppate non fanno male

Il 17 gennaio IBFAN Italia (International Baby Food Action Network) e MAMI (Movimento Allattamento Materno Italiano), hanno emesso un comunicato stampa intitolato “Troppe poppate non fanno male”.  Le due associazioni spiegano che “Venerdì 14 gennaio 2001 il British Medical Journal ha pubblicato un articolo che mette in dubbio la raccomandazione dell’OMS di allattare esclusivamente al seno per 6 mesi (l’articolo può essere scaricato gratuitamente a questo indirizzo http://www.bmj.com/content/342/bmj.c5955.full). I media, in Italia e altrove, hanno ripreso questo articolo e ne stanno diffondendo il discutibile messaggio in un modo che potrebbe confondere le madri e le famiglie con una conseguente riduzione della percentuale di donne che allatta esclusivamente al seno per 6 mesi, periodo raccomandato anche in Italia dal Ministero della Salute e da numerose associazioni professionali. Il quotidiano La Stampa, per esempio, titola “Troppe poppate fanno male” quando non esiste nessuna ricerca e nessun ricercatore al mondo, nemmeno gli autori dell’articolo britannico, che possano dimostrare danni da allattamento al seno. È curioso che suscitino molto interesse gli articoli che spingono ad allattare di meno, mentre non destano il benché minimo scalpore la grande quantità di studi che dimostrano come, anche nel ricco occidente, i bambini alimentati con latte artificiale o svezzati troppo presto con cibi solidi corrano il rischio di contrarre numerose malattie, da svariate infezioni all’obesità, con altissimi costi per l’individuo, la famiglia, il sistema sanitario, la società e l’ambiente. Non sarà per eccesso di riverenza nei confronti delle multinazionali e delle loro inserzioni pubblicitarie?”

Leggi il comunicato stampa di IBFAN e MAMI

– le morti invisibili dei bambini malati di cancro

Un’associazione di genitori di bambini colpiti da tumore, ha diffuso di recente una lettera toccante che fa riflettere sul dramma delle morti invisibili di tanti piccoli e sulla scarsa attenzione alle loro possibili cause. Scrivono i genitori: “Ci sono morti di bambini innocenti che fanno agitare l’opinione pubblica, come quelle di Alessia e Livia, le gemelline svizzere probabilmente uccise dal padre […] Ci sono poi le morti di Flavia, Nicolò, Sara, Francesco, David, Emiliano, Maria Jose e altri cinquecento bambini ogni anno che, sia pur altrettanto innocenti, rimangono “invisibili”. Non se ne vuole parlare forse perché mette troppa paura e il solo pensiero fa inorridire. Queste morti, pur sconquassando le famiglie di appartenenza e tutti gli affetti, in maniera permanente, non fanno notizia e non sembrano interessare nè i media, nè i decisori politici […] In tema di diagnosi e cura, molto si è fatto e si sta facendo, anche con buoni risultati. Ma in tema di prevenzione primaria c’è praticamente il nulla. La tragedia è ancora più beffarda ed ingiusta perché, con nostra grande sorpresa, la letteratura scientifica è ricca di studi che indicano quali siano le cause probabili e quelle certe di queste malattie. Come le origini spesso siano già nel grembo materno, è confermato dall’evidente incremento di queste patologie nel primo anno di vita che implica per forza di cose un’insorgenza a fronte di un danno già in età embrio-fetale […] è da considerare come gli effetti di un falso allarme siano per lo più transitori e limitati, mentre gli effetti negativi che si producono a seguito di false rassicurazioni sono durevoli, certi ed estesi, nonché capaci di diffondersi in forma incontrollata, producendo così danni irreparabili non solo alla salute, ma anche alla tanto cara economia, alla credibilità delle istituzioni e quella dei loro rappresentanti”.

Leggi tutta la lettera

Leggi l’intervista a Ernesto Burgio “Diminuire subito le fonti inquinanti” (Terra, 19 febbraio 2011)

14. da guadare

Tamiflu e l’influenza degli affari

Lo scorso 13 gennaio è andato in onda sulla televisione svizzera italiana, un documentario d’inchiesta di Falò “girato fra Giappone, Roma, Inghilterra e Svizzera che – si legge sul sito di Falò -ricostruisce l’avventurosa storia del Tamiflu, il farmaco che i governi hanno accatastato per proteggere la popolazione dalle Pandemie. E racconta i forti dubbi su efficacia e sicurezza che circolano oggi nella comunità scientifica. Quando é arrivato sul mercato nel 2000, Tamiflu è stato accolto tiepidamente: costava molto, ma prometteva di ridurre di appena un giorno e mezzo la durata dei sintomi dell’influenza. Poco, per dirsi rivoluzionario. Ma grazie all’allarme Pandemia, il farmaco distribuito da Roche si é trasformato in un campione d’incassi. “L’influenza degli affari” mette in fila fatti, luoghi ed eventi di dieci anni di Tamiflu. E mostra il “dietro le quinte” delle politiche mondiali per prepararsi alla pandemia: esperti che allo stesso tempo consigliano l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’industria farmaceutica. Rischio di conflitti di interesse? “Fa parte della vita”, dichiara Charles Penn dell’OMS. Nell’inchiesta di Falò parlano i protagonisti: Roche, i medici, le presunte vittime. Una vicenda dei giorni nostri fra salute pubblica, trasparenza ed effetti indesiderati”.

Guarda il documentario di Falò

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Lettera n. 14 – dicembre 2010

 

Indice

  1.  studenti di medicina: lavori in corso sui conflitti di interessi  

  2.  prescrizioni mediche e informazioni dell’industria

  3.  a chi giova curare la preipertensione?

  4.  le regole della manipolazione dell’informazione secondo Chomsky

  5.  il troppo stroppia?

  6.  pensieri intorno al conflitto di interessi

  7.  società scientifiche USA e codice per i rapporti con l’industria

  8.  procedura rapida per l’approvazione dei farmaci: tutto bene?

  9.  le aziende farmaceutiche britanniche dichiareranno tutti i regali fatti ai medici

10.  dall’interno: Nograzie in azione

11.  da leggere

12.  da guardare

 

 

 

1. studenti di medicina: lavori in corso sui conflitti di interessi

Dal 3 al 5 dicembre si è tenuto a Genova un seminario del SISM – Segretariato italiano degli studenti di medicina – dedicato ai conflitti di interesse in medicina. Tre giorni di relazioni, discussioni, esercitazioni per approfondire i numerosi aspetti del problema. Dagli aspetti etici e i principi che ispirano la professione medica, all’analisi degli svariati ambiti nei quali l’influenza di altri interessi può danneggiare la salute: le politiche sanitarie, la ricerca, la formazione, l’informazione, la regolamentazione e la promozione dei farmaci. Per finire con la valutazione delle giornate di lavoro e i progetti per il futuro. Anche i Nograzie e il Centro per la Salute Internazionale dell’Università di Bologna, sono stati invitati a portare la loro esperienza. Alcuni studenti riferiscono che “è stata dedicata particolare attenzione alla logistica dell’evento, cercando di perseguire una coerenza tra i temi trattati e le pratiche  adottate. Nel rispetto quindi dei valori della sobrietà e della sostenibilità ambientale, l’evento è stato organizzato all’interno di una scuola, tutti abbiamo dormito nella palestra portandoci da casa i sacchi a pelo e le stoviglie per la prima colazione”. Un grande applauso a questa iniziativa del SISM! Davvero un bel regalo di Natale e un augurio per tutti: ricostruire una medicina migliore.

Il programma del seminario del SISM

2. prescrizioni mediche e informazioni dell’industria

Una revisione sistematica (di Geoffrey Spurling, Peter Mansfield e altri) pubblicata su PLoS medicine di ottobre, analizza la relazione tra qualità, quantità, costi delle prescrizioni e l’esposizione alle informazioni date dall’industria attraverso le visite dei rappresentanti, le pubblicità sulle riviste, i congressi sponsorizzati, la posta o le e-mail, i software per le cartelle cliniche e la partecipazione a ricerche sponsorizzate. Tranne rare eccezioni, sono state trovate associazioni tra l’esposizione all’informazione data direttamente dalle case farmaceutiche e prescrizioni più frequenti o di costo maggiore o di qualità più bassa, oppure non si è trovata un’associazione significativa. Talvolta risulta che la prescrizione possa essere migliorata, ma non vi sono prove di veri miglioramenti. Gli autori concludono raccomandando ai medici di seguire il principio di precauzione e quindi di evitare di esporsi alle informazioni che arrivano dalle compagnie farmaceutiche.

Leggi l’articolo su PLoS medicine

Leggi l’abstract tradotto in italiano da Alice Fabbri

3. a chi giova curare la preipertensione?

Con questa domanda provocatoria Ray Moynihan – giornalista australiano autore tra l’altro del libro Farmaci che ammalano – intitola un suo recente articolo sulla preipertensione pubblicato sulBMJ. Una nuova definizione controversa che rientra nel gruppo (in crescita) delle pre-malattie, come il prediabete e la preosteoporosi. Queste nuove pre-condizoni – dice Moynhian – etichetteranno persone che sono a rischio di essere a rischio. Riferendo i diversi pareri di vari esperti, il giornalista solleva il problema dei legami finanziari degli estensori delle linee guida, dei congressi sponsorizzati e, in sostanza, della vicinanza troppo stretta della professione medica con l’industria del farmaco. Curt Furberg, professore di sanità pubblica all’Università Wake-Forest e uno dei critici più accesi della preipertensione, si chiede se non sia arrivato il momento che la società in generale abbia un ruolo maggiore nel decidere chi dovrebbe essere classificato come malato. “Prevenire gli effetti devastanti di un infarto, di un ictus e della frattura delle anche – conclude Moynhian – è sicuramente nell’interesse di tutti, ma se il modo migliore per farlo sia medicalizzare miliardi di persone sane etichettate con una premalattia, richiede un forte dibattito in un gruppo di voci più ampio. Andrebbe presa seriamente in considerazione l’ipotesi di costituire un gruppo rappresentativo più indipendente e più ampio che possa riflettere ben al di fuori dalle lunghe ombre dell’industria del farmaco”.

Leggi l’extract dell’articolo sul BMJ

Leggi la traduzione libera di Luisella Grandori

4. il troppo stroppia?

Il giochino di abbassare l’asticella della colesterolemia o della glicemia per creare più pazienti-clienti è da tempo ben noto e praticato. Modificando un semplice numero si ottiene come per magia un incremento cospicuo nelle vendite di farmaci. Alcune volte si rimane perplessi quando, scambiando i parametri biologici (come il calo della glicemia, della pressione, ecc.) con gli end point primari (mortalità e morbilità), non si ottengono i risultati attesi. Infatti non tutto ciò che appare razionale ad un esame superficiale o ad un facile sillogismo viene poi confermato dal dato sperimentale. Un controllo glicemico più stretto dovrebbe ridurre il rischio cardiovascolare nel diabetico, un controllo pressorio più adeguato dovrebbe diminuire la mortalità negli ipertesi, una normalizzazione del valori di emoglobina nel paziente con insufficienza renale cronica dovrebbe coincidere con un migliore stato di salute. Non sembra sia sempre così. Lo stupore si è rinnovato di recente a proposito dell’aumento di cadute e di fratture con l’uso vit D in mega-dosi annuali e ho pensato alla saggezza popolare: qualche volta “ il troppo stroppia ”.

Leggi l’articolo di Giovanni Peronato

 

5 le regole della manipolazione dell’informazione secondo Chomsky

In questi giorni siti web e blog stanno riprendendo le dieci regole in cui Chomsky ha riassunto la manipolazione dell’informazione. E’ improbabile che Chomsky avesse in mente, nel descrivere le sue regole, l’informazione rivolta dall’industria agli operatori sanitari. Ma se proviamo ad applicare queste 10 regole ad una delle tante attività promozionali di un farmaco, ci ritroviamo quasi perfettamente.

Leggi la nota di Guido Giustetto

 

6. Pensieri intorno al conflitto di interessi in medicina

Un editoriale di Sergio Conti Nibali su Quaderni acp, prende lo spunto dalle nuove regole stabilite dagli editori delle riviste scientifiche internazionali (ICMJE) per sollecitare l’editoria medica e le società scientifiche italiane ad aprire un dibattito sul problema dei conflitti di interesse. Ricorda il codice stabilito fin dal 1998 dall’Associazione Culturale Pediatri e la decisione di Quaderni acp, di eliminare le inserzioni pubblicitarie. Una scelta coerente e per certi versi provocatoria, una sfida lanciata ma non raccolta da altri. Si chiede poi che fine abbia fatto l’auspicio formulato dal Coordinamento italiano per l’integrità della ricerca biomedica nell’appello del 2002 (seguito all’editoriale congiunto delle 11 maggiori riviste mediche internazionali): “i direttori di riviste scientifiche e in particolare quelle considerate organi di società scientifiche si impegnino a dichiarare in modo trasparente la sussistenza di potenziali conflitti di interesse che riguardino sia loro stessi che l’intero staff editoriale”. Passa poi a descrivere le proposte dell’Institute of Medcine degli USA e quelle dei Nograzie italiani e di tutto il mondo. Conti Nibali conclude “In definitiva, i termini del problema sono ormai noti e ben delimitati; innumerevoli sono i tentativi di soluzione o di gestione del conflitto di interessi. È arrivato il momento di aprire un (difficile?) dibattito non solo con i lettori di Quaderni, ma con tutte le Società e gli Editori di riviste scientifiche”. Speriamo che la proposta non cada nel vuoto.

Leggi l’editoriale di Sergio Conti Nibali

7. Società scientifiche USA e codice per i rapporti con l’industria

Un’organizzazione statunitense ha chiesto a tutte le società mediche di sottoscrivere un codice etico che dovrebbe fissare gli standard per i rapporti con le industrie farmaceutiche e incoraggiarle a essere molto più trasparenti sui loro finanziamenti. Ne da’ notizia il British Medica Journal (BMJ). Lo scorso 21 aprile il Consiglio delle Società delle specializzazioni mediche (Medical Specialty Societies) degli USA ha redatto un codice sui rapporti tra medici e produttori di farmaci e dispositivi medici e ha dichiarato che 13 delle 32 società aderenti hanno già adottato il codice e le altre stanno progettando di adottarlo. Il Codice è stato sviluppato da una task force composta da 30 medici in rappresentanza  delle società aderenti. Comprende sette principi fondamentali che coprono quattro aree: conflitti di interesse, dichiarazione dei finanziamenti, sviluppo indipendente di programmi e leadership indipendente. Negli USA, come ormai in molte altre nazioni, si affronta apertamente il problema del conflitto di interesse; è riconosciuto come un dato di fatto, si sa che esiste, non lo si nega, non si affossa il dibattito; si cerca di trovare soluzioni che ne limitano i risvolti negativi ai vari livelli. Alcune delle soluzioni proposte in questo codice potranno sembrare non sufficienti, ma ci sembra già un grosso successo l’averlo proposto e ancor di più che finora una gran parte delle società scientifiche lo abbiano accettato. Ci sarà poi da verificare quante riusciranno veramente ad adottarlo, e quali misure di monitoraggio verranno utilizzate per verificarne l‘implementazione. Staremo a vedere. E in Italia?

Leggi la traduzione e il commento di Sergio Conti Nibali

Leggi l’extract della nota del BMJ

 

8. procedura rapida per l’approvazione dei farmaci: tutto bene?

Dal 1992 la FDA  (Food and Drug Administration, agenzia USA per la sicurezza dei farmaci, e degli alimenti) ha messo a disposizione una procedura  accelerata pensata per rendere disponibili nuovi farmaci per curare malattie particolarmente gravi senza alternative terapeutiche. In questo caso la FDA  richiede alle case farmaceutiche standard minori rispetto alla procedura regolare. Il presupposto è che il ‘lassismo’ iniziale sia poi compensato da rigorosi studi post-marketing che validino l’efficacia e la sicurezza del farmaco approvato. Ma il sistema non funziona sempre come programmato, come sottolinea un articolo pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA). Mentre John Jenkins, direttore dell’ ufficio nuovi farmaci della FDA, esprime un parere positivo sulla procedura rapida, Steven Nissen del Dipartimento di medicina cardiovascolare della Clinical Foundation di Cleveland, sostiene che le case farmaceutiche usano la procedura accelerata per evitare le onerose trafile della procedura standard per l’immissione di un farmaco sul mercato. La procedura fast-track, dice Nissen, dovrebbe servire per trattare malattie gravi e per condizioni senza alternative terapeutiche “Invece se guardo ai farmaci  approvati con questa procedura non sono affatto sicuro che la maggior parte soddisfi questi requisiti”. E conclude amaramente: “ le persone deputate all’approvazione dei farmaci in FDA sono piuttosto amichevoli con Big Pharma (very pharma friendly)vedono le industrie farmaceutiche come loro principali clienti. Perciò io non penso che servano leggi più severe piuttosto controllori più tosti”.

La la traduzione sintetica di Vittorio Fontana

Leggi l’extract dell’articolo sul JAMA

9. le aziende farmaceutiche britanniche dichiareranno tutti i regali fatti ai medici

Secondo il nuovo codice dell’Associazione farmaceutica britannica, a partire dal 2012, le aziende del farmaco dichiareranno in modo trasparente tutti i pagamenti fatti ai medici per relazioni, partecipazioni a commissioni, consulenze, partecipazioni a congressi. In più dal 1° gennaio 2011 saranno proibiti tutti i gadget con il logo dell’azienda o del farmaco. Steve Field, presidente del Royal College of General Practitioners (associazione che riunisce i medici di famiglia) ha dichiarato al BMJ: “Benvenuta questa nuova trasparenza. Le aziende farmaceutiche non dovrebbero esercitare alcuna influenza sulle decisioni prescrittive dei medici, che dovrebbero essere imparziali e dettate dalle sole evidenze scientifiche”. E a proposito della fine  degli “omaggi” alla classe medica, ha aggiunto: “Per molti anni ho pensato che donare paccottiglia sia pratica umiliante per le aziende farmaceutiche e che accettarla non sia dignitoso da parte dei medici “. E’ la stessa cosa che pensano i Nograzie. L’industria ha dichiarato di voler instaurare un rapporto di reciproco rispetto con i medici, che tutti gli omaggi, compresi pranzi e viaggi, sono inaccettabili e dovrebbero cessare. Vicky Edgecombe, responsabile della comunicazione per il Codice di Prescrizione dei Farmaci, ritiene che questi cambiamenti dovrebbero migliorare il clima di fiducia nei riguardi dell’Industria farmaceutica. Salutiamo anche noi con piacere queste nuove decisioni. Quando potremo avere qualcosa del genere in Italia?

Leggi l’extract dell’articolo sul BMJ

Leggi la traduzione libera di Giovanni Peronato

10. dall’interno: Nograzie in azione

– Società scientifiche & Industria farmaceutica

In occasione del 27esimo Congresso nazionale della Societa’ italiana medici di medicina generale (Simg) tenutosi recentemente a Firenze, il suo presidente, Claudio Cricelli, ha auspicato che le Societa’ scientifiche possano diventare “interlocutori privilegiati delle istituzioni”. I Nograzie hanno emesso un comunicato stampa in cui precisano che sono d’accordo che le società scientifiche debbano dare il loro contributo alle istituzioni, ma queste ultime dovrebbero esigere che le società scientifiche si liberino dai rapporti con chi ha come interesse primario non tanto la salute quanto il profitto (ditte produttrici di farmaci, alimenti e altri materiali sanitari). I primi passi da esigere sono quindi: a) la trasparenza totale dei bilanci annuali delle società scientifiche; b) la redazione e l’approvazione di un codice di comportamento su sponsorizzazioni e conflitti d’interesse, con relative sanzioni per coloro che non lo rispettano. I rapporti tra salute e mercato hanno oltrepassato ogni limite ed è  necessario e urgente adottare misure di protezione della salute dalle ingerenze del mercato. Negli Usa, per esempio, le Società’ scientifiche hanno stabilito di recente un nuovo codice etico per i rapporti con l’industria del farmaco e in diverse Università’ esistono da tempo regole rigide per evitare l’invasività’ del marketing. E in India, il Medical Council prevede sanzioni per i medici che accettano regali oltre un certo valore e per le Associazioni mediche che avvallano prodotti commerciali, arrivando fino alla sospensione temporanea dall’esercizio della professione.

Leggi il comunicato stampa dei Nograzie

 

– i Nograzie intervistati da Psicologia Radio

“Mercanti di sofferenza – viaggio nel mondo del salute” è il titolo della trasmissione di Psicologia Radio andata in onda il 29 novembre scorso, durante la quale sono stati intervistati anche i Nograzie. Nel commento sul sito di Psicologia Radio si legge: “Un viaggio nel mondo della sanità, tra cultura della malattia e interessi economici dell’industria della salute. Si creano nuove malattie, si  modificano i parametri d’inclusione di quelle già note, s’influenza la ricerca, la formazione degli operatori sanitari, creando presupposti per l’abuso di farmaci e psicofarmaci, anche per i bambini, con lo scopo di realizzare una società sempre più medicalizzata. Coinvolte nel grande mercato della salute anche molte associazioni “non profit” di assistenza alle varie malattie, in buona parte finanziate dalle case farmaceutiche. Intervengono rappresentanti istituzionali, medici, psicologi, esponenti del mondo associazionistico”.

Senti la trasmissione

 

– i Nograzie su Avvenire Medico

Sull’ultimo numero di Avvenire Medico, si parla dei Nograzie, chi sono, cosa fanno, qual è la loro filosofia. Notiamo con piacere un interesse crescente per il nostro gruppo da parte dei colleghi e dell’opinione pubblica. Dopo il servizio andato in onda sul TG3 il 1° ottobre, oltre ai colleghi, ci hanno scritto molti cittadini che dichiaravano interesse per la nostra iniziativa e chiedevano informazioni. Inoltre sono arrivate decine di nuove richieste della nostra Lettera.

Leggi l’articolo sui Nograzie su Avvenire Medico (a pagina 36)

11. da leggere

– la sperimentazione umana – diritti violati/diritti condivisi

E’ uscita la seconda edizione del libro di Gaia Marsico “La sperimentazione umana – diritti violati/diritti condivisi”. Nella breve presentazione dell’editore (FrancoAngeli) si legge: “Il volume vuole offrire un’introduzione alla sperimentazione clinica, affrontando anche le complesse questioni etiche che solleva. Particolare attenzione viene data all’intreccio tra salute e diritti individuali e sociali; all’importanza e all’ambivalenza del consenso informato; al crescente ruolo che in questo campo sono chiamati a svolgere i Comitati Etici; alla sperimentazione come espressione responsabile della pratica assistenziale”. Tra le novità della nuova edizione, vi è anche la traduzione dell’ultima revisione (2008) della Dichiarazione di Helsinki, che è uno dei documenti di riferimento fondamentali per la sperimentazione umana, poichè ne definisce il quadro generale di etica e di diritto. Questo spiega perchè ha destato preoccupazione nella comunità scientifica internazionale, il rifiuto dell’FDA (Food and Drug Administration, l’agenzia USA che controlla farmaci e alimenti) di accettare l’ultima revisione della Dichiarazione di Helsinki, sostituendola – per gli studi condotti fuori dagli USA – con le “Norme di Buona Pratica Clinica” (Guidelines for Good Clnical Practice) che non costituiscono un codice etico, ma solo un manuale di procedure regolatorie. Questa è solo una delle tante appassionanti questioni sulla sperimentazione umana che si possono approfondire leggendo il libro.

Leggi la scheda del libro

Leggi la dichiarazione di Helsinki (estratto dal Giornale italiano di farmacia clinica)

12. da guardare

– Falò riprende il discorso sulla vaccinazione contro il papillomavirus

Falò, trasmissione televisiva della Svizzera italiana, ha mandato in onda venerdì 8 ottobre un altro servizio sulla vaccinazione contro il papillomavirus dopo quello trasmesso nel 2008. Attraverso una serie di interviste a diversi professionisti, l’inchiesta di Harry Haner e Serena Tinari mette in luce le controversie che hanno accompagnato la decisione di introdurre la vaccinazione nelle adolescenti. Controversie che riguardano le informazioni sulla frequenza del tumore, sull’efficacia e sicurezza del vaccino, oltre al discusso problema delle relazioni finanziarie con l’industria farmaceutica dei ricercatori e dei componenti delle commissioni che decidono le strategie vaccinali.

Vedi la trasmissione di Falò

– “Profumo”, video su inceneritori, discariche e pediatri

Il 31 ottobre è andato in onda su BLOB (programma di RAI3 ideato da Enrico Ghezzi) un video di Fabio Masi sulle discariche campane. Si legge nell’introduzione al video su Vimeo: “PROFUMO forse vuol ricordare ciò che alcuni cittadini campani avvertono, ma che sicuramente la televisione ancora non è in grado di trasmettere. ma vuole anche significare quello che molti tra noi non sembrano aver ancora compreso: chi crea e gestisce le emergenze … chi rende insopportabile il lezzo delle discariche … è servo di un potere che vuole bruciare tutto. “Dio ricicla, il diavolo brucia”. Sono intervenuti: Daniele Castri – Ref.legale Coordinamento Comitato “No Inceneritore di Albano”, la dott.ssa Maria Grazia Sapia – Società Italiana di Pediatria (Referente Bambino e Ambiente), il prof. Dominique Belpomme – Association pour la Recherche Théraupetique Anti-Cancereuse (ARTAC) e il dott. Ernesto Burgio – Coordinatore Comitato Scientifico ISDE / Com Scientif. ARTAC

Guarda il video PROFUMO 

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Lettera n. 13 – ottobre 2010

 

Indice

  1.  migliorare la trasparenza nei rapporti università-industria

  2.  se finanzia l’industria i risultati sono più favorevoli al farmaco

  3.  più trasparenza all’FDA

  4.  profitti miliardari, multe ridicole

  5.  la polvere del marketing

  6.  conflitti di interesse nell’educazione degli studenti di medicina: è tempo di trasparenza

  7.  metafisica dell’estradiolo valerato: come promuovere un ‘nuovo’ contraccettivo

  8.  ricerche di mercato con retribuzione ai medici

  9.  anche l’Europa boccia il “PiùLatte”

10.  con Peter Mansfield a Bologna

11.  i Nograzie al TG3!

 

  

 

1. migliorare la trasparenza nei rapporti università-industria

Un recente articolo del New England Journal of Medicine, illustra una serie di proposte per migliorare la trasparenza nei rapporti tra università, ricercatori e industria. Gli autori descrivono le attuali regole federali e le nuove proposte del Department of Health and Human Services (DHHS, Dipartimento della Salute) degli USA che, a loro parere, andrebbero ulteriormente migliorate. Chiedono soglie molto più basse per la dichiarazione dei regali e dei compensi ricevuti dalle case farmaceutiche, l’uso di un modello standardizzato per la dichiarazione degli interessi economici e l’esecuzione di ricerche finanziate dall’NIH (National Institute of Health) per individuare la natura, le dimensioni e le conseguenze della mancata esplicitazione dei legami dei ricercatori con l’industria. Inoltre si chiede che tutte le informazioni sulle relazioni dei ricercatori e degli istituti di ricerca con l’industria, siano rese disponibili sui siti web istituzionali accessibili al pubblico. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i centri di ricerca e i ricercatori italiani.

Leggi l’articolo sul New England

Leggi la traduzione di Gianluigi Passerini

 

2. se finanzia l’industria i risultati sono più favorevoli al farmaco

Lo scorso 2 agosto, MedlinePlus, il sito web rivolto ai cittadini (http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/), gestito dalla prestigiosa biblioteca biomedica del National Institute of Health (NIH), pubblicava questa notizia: “Un’analisi suggerisce che le ricerche finanziate dall’industria farmaceutica hanno una maggiore probabilità delle altre di avere un risultato positivo”. L’analisi in questione, pubblicata sugli Annals of Internal Medicine (http://www.annals.org/content/153/3/158.abstract), è stata finanziata con fondi pubblici. Gli autori hanno analizzato gli studi su efficacia e sicurezza di 5 classi di farmaci, verificando se la fonte del finanziamento fosse associata alla pubblicazione di risultati favorevoli al farmaco. L’analisi conclude che i trial finanziati dall’industria hanno minori probabilità di essere pubblicati entro 2 anni dal loro completamento e maggiori probabilità di riportare risultati positivi. Questa conclusione peraltro non è una novità. Vedi la sezioneFinanziamenti dell’industria e risultati delle ricerche.

Leggi l’articolo di Guido Giustetto

 

3. più trasparenza all’FDA

La sollecitazione di Barak Obama di “creare un livello di trasparenza senza precedenti nel Governo”, è stata presa in parola dal nuovo commissario della Food and Drug Administration (FDA) che, nel giugno 2009, ha annunciato un’importante iniziativa di trasparenza. E’ verosimile che abbiano contribuito alla decisione anche le sollecitazioni puntuali di Public Citizen (associazione USA a difesa dei cittadini). Un articolo del New England Journal of Medicine, riferisce i particolari del “progetto trasparenza” dell’FDA. Il primo passo è stata la produzione di una risorsa web chiamata FDA Basics che spiega come opera l’agenzia nell’approvazione dei prodotti, nelle ispezioni o nel riportare gli eventi avversi. Un secondo passo, è stato un programma (FDA-TRACK) che rende pubblica la produttività di più di 100 uffici dell’FDA. Il terzo passo è la diffusione di un rapporto che contiene 21 bozze di proposte per ampliare la pubblicizzazione delle informazioni prodotte dall’agenzia. L’FDA ha accettato suggerimenti e commenti pubblici sul contenuto delle proposte e sulla loro priorità. Tutti i documenti e la discussione sono accessibli su www.fda.gov/transparencySperiamo che l’Agenzia del Farmaco europea segua l’esempio.

Leggi l’articolo sul New England

Leggi la traduzione di Luigi Lai

Leggi il documento di Public Citizen

 

4. profitti miliardari, multe ridicole

Registrare un farmaco richiede mediamente un investimento di 1 miliardo di dollari, che gli azionisti vogliono veder recuperato nel minor tempo possibile. Per incrementare le vendite spesso si spinge il prodotto al di fuori degli usi approvati (off-label) dalle Agenzie regolatorie. Le prescrizioni off label negli U.S. sono all’ordine del giorno. Si calcola che il 15%-21% del farmaci venduti siano impiegati al di fuori delle indicazioni ufficiali. Un articolo sul sito Bloomberg.com (Big Pharma’s crime spreeBaldoria di crimini di Big Pharma) elenca una lunga serie di promozioni illegali dei farmaci da parte delle industrie farmaceutiche, punite con multe anche salatissime (miliardi di dollari). Eppure si direbbe che per le Ditte questo non costituisca un problema. Rapportate ai profitti, appaiono ridicole. Non sembra neppure che tutto ciò danneggi l’immagine delle aziende coinvolte: il valore delle loro azioni continua a crescere e le vendite proseguono indisturbate.

Leggi l’articolo di Giovanni Peronato

Leggi l’articolo su Bloomber.com

 

5. la polvere del marketing

E’ intitolata così un serie di articoli di Dialogo sui farmaci, in parte già pubblicati, che fanno luce sui problemi collegati alla sponsorizzazione delle ricerche biomediche (sponsorship bias). I primi tre riguardano la ricerca psichiatrica. Utilizzando alcuni esempi concreti, l’autore – Giuseppe Tibaldi – spiega in dettaglio alcuni meccanismi con i quali si possono verificare distorsioni nei risultati degli studi. Condividiamo il suo obiettivo e la sua speranza: “fornire ai lettori una migliore capacità percettiva della ‘polvere’ che minaccia la pratica quotidiana dei clinici dei Paesi più sviluppati. Essa rischia di inceppare anche il meccanismo, potenzialmente virtuoso, dell’appropriatezza clinica come standard condiviso di miglioramento del sistema sanitario pubblico”. Dialogo sui farmaci ci ha gentilmente autorizzato a mettere gli articoli sul nostro sito. Li potete leggere ai link qui sotto.

La polvere del marketing 1

La polvere del marketing 2

La polvere del marketing 3

 

6. conflitti di interesse nell’educazione degli studenti di medicina: è tempo di trasparenza

Un recente editoriale della rivista dell’associazione medica canadese solleva un problema di cui l’Università di Medicina e Chirurgia sembra non preoccuparsi affatto. Leggendo l’articolo, scritto dalla redazione del Canadian Medical Association Journal, si crea nel lettore italiano un sorta di cortocircuito, dato che la situazione qui da noi non è affatto diversa e l’invito a una maggiore trasparenza nell’ambiente accademico è più che condivisibile. Anche per questo motivo la traduzione contiene un errore che si ripete così che “Canada” è sistematicamente tradotto con “Italia”. Mi sono permesso questa sostituzione perché mi pare uno degli unici modi per sentire parlare di conflitti di interesse nell’Università italiana.

Leggi la traduzione di Luca Iaboli

Leggi l’articolo sulla rivista della Canadian Medical Association

 

7. metafisica dell’estradiolo valerato: come promuovere un ‘nuovo’ contraccettivo

Un articolo di Guido Giustetto pubblicato su Dialogo sui farmaci, analizza la promozione di Klaira®, un anticoncezionale a base di estradiolo valerato e dienogest. “La promozione – si legge nell’introduzione dell’articolo – si è avvalsa di diversi strumenti comunicativi: trasmissioni radiofoniche, convegni, opinion leaders, siti web, depliant informativi. Nei messaggi, rivolti ai cittadini e ai medici si è dato soprattutto rilievo all’aspetto ‘naturale e biologico’ della pillola, senza dimostrare come ciò si traduca in un beneficio clinico. Tale informazione, fuorviante e parziale, serve ad influenzare donne attente ai valori della natura”. Questo di Klaira® non è l’unico caso di informazione promozionale dei farmaci da prescrizione diretta al cittadino (DTCA), nonostante in tutta Europa non sia formalmente permessa. Le distorsioni dei messaggi promozionali utilizzati fanno concludere che “occorrono regole che garantiscano cittadini e medici sulla correttezza dell’informazione industriale sui farmaci”. Dialogo sui farmaci ci ha gentilmente autorizzato a mettere l’articolo sul nostro sito.

Leggi l’articolo di Guido Giustetto su Dialogo sui farmaci

 

8.  anche l’Europa boccia il “PiùLatte”

Sul sito di IBFAN (International Baby Food Action Network) Italia, si legge: “La Milte Italia SpA commercializza in maniera molto aggressiva l’integratore “PiùLatte” che promette di aumentare la produzione di latte materno. Dopo due sentenze dell’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, ora anche l’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, ha stabilito che gli studi scientifici presentati dalla Milte non sono in grado di dimostrare gli effetti promessi dal PiùLatte, così come sostenuto da anni da IBFAN Italia”.

Leggi il comunicato stampa di IBFAN Italia

 

9. ricerche di mercato con retribuzione ai medici: il parere della FNOMCeO

La FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici), rifacendosi a quanto previsto dal Codice deontologico e dalla Linea guida sul conflitto di interessi, ha espresso perplessità riguardo alle richieste di collaborazione dei medici a ricerche di mercato dietro retribuzione di denaro, segnalate da diversi Ordini. Fa presente che “il medico non deve partecipare in nessuna veste a imprese industriali, commerciali o di altra natura che ne condizionino la dignità e l’indipendenza professionale”. Rileva inoltre “la necessità di chiedere ai promotori chiarimenti ancora più specifici”. Grazie alla FNOMCeO!

Leggi la comunicazione della FNOMCeO

 

10. con Peter Mansfield a Bologna

In occasione della sua visita in Europa,  Peter Mansfield – direttore di Healthy Skepticism – ha svolto una serie di iniziative a Bologna il 24 e il 25 settembre. E’ stata una ‘due-giorni’ molto impegnativa, dalla lezione magistrale per gli operatori della Regione Emilia-Romagna, agli incontri con gli studenti di medicina e con il CSI (Centro Salute Internazionale dell’Università di Bologna), fino all’incontro informale con i Nograzie che ci ha permesso di confrontarci con lui sul nostro lavoro. Un incontro prezioso, visti i 25 anni di esperienza di Mansfield con Healthy Skepticism, che ha confermato l’opportunità dell’impegno iniziato dai Nograzie nel 2004 e ha reso concreta la piacevole sensazione di non essere soli.

Leggi la sintesi della lezione magistrale di Mansfield a cura di Alice Fabbri e Barbara Ariatti

 

11. i Nograzie al TG3!

Venerdì 1° ottobre il TG3 nazionale ha trasmesso un breve servizio sui Nograzie, presentandoci così: “Semplice e chiara la filosofia: no a pranzi, cene, regali piccoli e grandi e aggiornarsi in modo indipendente”.  Guido Giustetto, medico di famiglia di Pino Torinese intervistato da Francesca Capovani, ha spiegato che una delle pressioni più comuni dell’industria riguarda i farmaci nuovi e più costosi anche quando – in base agli studi scientifici – questi non risultano più efficaci di quelli vecchi e ben collaudati. Da alcuni anni Giustetto non riceve più i rappresentanti delle case farmaceutiche e ritiene che si possa benissimo rimanere aggiornati senza ricevere l’informazione diffusa dall’industria. E’ più facile di quanto si creda. Qualche consiglio alla sezioneL’informazione medica.

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Lettera n. 12 – agosto 2010

 

Indice

 

  1. verso una dichiarazione più uniforme dei conflitti di interesse

  2.  il marketing dei sostituti del latte materno

  3.  linee di indirizzo dell’EMA sui conflitti di interesse: c’è bisogno di miglioramenti

  4.  Congresso USA e scrittori “fantasma” 

  5.  il NIH propone nuove regole sui legami tra ricercatori e industria 

  6.  il curioso caso della colchicina, clamoroso autogol dell’FDA

  7.  la sconcertante vicenda di Rhona MacDonald

  8.  un coro di fischi contro Big Pharma

  9.  prevenzione o illusione? lettera aperta ai Ministri Fazio e Carfagna

 10.  dall’interno: Nograzie in azione

 11. Pandemia: inchieste, rapporti, interrogazioni

 

 

1. verso una dichiarazione più uniforme dei conflitti di interesse

Nelle news di ottobre 2009 vi avevamo raccontato che i direttori di tutte le riviste dell’International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE) avevano pubblicato simultaneamente un editoriale che annunciava la sperimentazione di un nuovo formato per la dichiarazione dei conflitti di interesse degli autori; erano previste norme severissime che prevedevano l’esplicitazione molto particolareggiata dei legami finanziari degli autori con enti commerciali interessati al lavoro da pubblicare fino ai 36 mesi dalla data della presentazione del manoscritto. A giugno un nuovo editoriale comune ci informa che le riviste dell’ICMJE in questi mesi hanno provato il nuovo modulo, incoraggiato altre riviste a utilizzarlo, e hanno invitato ad avere riscontri. Riconoscono che la compilazione è complessa e noiosa, e a volte discutibile, per cui stanno provvedendo a modificarne i contenuti in base ai feedback ricevuti. Si dicono grati nei confronti dei tanti autori, editori e altri soggetti interessati che hanno inviato commenti. Le perplessità sollevate vanno dai problemi tecnici nella compilazione del modello, a dubbi sull’eticità riguardo alle associazioni non finanziarie; per questo il Committee ha rivisto il modello in un recente incontro.

Leggi l’editoriale sul British Medical Journal

Leggi la traduzione di Sergio Conti Nibali

 

2. il marketing dei sostituti del latte materno

Un articolo di Adriano Cattaneo racconta la storia di come nacquero i sostituti del latte materno e paragona il marketing che ne è seguito a un vero e proprio disease mongering. Con il solito accondiscendente contributo (inconsapevole?) dei medici, in questo caso i pediatri. “Com’è possibile – si chiede Cattaneo – che un prodotto inventato per salvare una vita in casi gravi sia diventato di uso comune per mamme e bambini che non ne hanno bisogno, sostituendo tra l’altro un prodotto a costo zero, ecologico e qualitativamente inarrivabile come il latte materno? A quest’espansione hanno sicuramente contribuito fattori sociali come il passaggio dalla famiglia estesa a quella nucleare ed il progressivo inserimento della donna nel mondo del lavoro. Ma un ruolo importante l’ha avuto il “mongering”, l’invenzione di un bisogno inesistente per “vendere ai sani”.

Leggi tutto l’articolo di Adriano Cattaneo

 

3.  linee di indirizzo dell’EMA sui conflitti di interesse: c’è bisogno di miglioramenti

La Società internazionale dei Bollettini del farmaco (ISDB) e Medicines in Europe Forum (MiEF, costituita prevalentemente da associazioni di pazienti e cittadini) hanno scritto una lettera aperta all’Agenzia europea per i medicinali (EMA) per segnalare la necessità di un miglioramento delle linee di indirizzo sui conflitti di interesse. ISDB e MIEF chiedono un rafforzamento delle regole attuali e mettono in luce le debolezze riscontrate nel monitoraggio della loro applicazione. Sottolineano l’importanza di una attenta valutazione dell’indipendenza di tutti gli interlocutori coinvolti nelle attività dell’EMA, compresi i rappresentanti della società civile (associazioni di pazienti e cittadini) per alcuni dei quali il Corporate Europe Observatory ha segnalato irregolarità nella dichiarazione dei conflitti di interesse. Esortano inoltre l’Agenzia ad affrontare il problema con urgenza e dichiarano che “il primo passo per migliorare la situazione, sarebbe un miglioramenti delle pratiche per la trasparenza”. Infine chiedono all’EMA un cambiamento di qui al 2015, nella direzione di una maggiore indipendenza dalle compagnie farmaceutiche, anche attraverso la ricerca attiva di esperti senza conflitti. Condividiamo in pieno le loro richieste e ci auguriamo che ricevano presto risposte positive.

Leggi la lettera aperta di IDSB e MiEF

Leggi la traduzione di Daniele Mandrioli     

 

4. Congresso USA e scrittori “fantasma” 

Sul New York Times del 24 giugno 2010 si da’ notizia di un rapporto del Congresso degli Stati Uniti, reso pubblico dal Senatore repubblicano C.E. Grassley, che prende in esame il problema del ghostwriting. Succede infatti che articoli pubblicati anche sulle maggiori riviste mediche, vengano scritti da autori – pagati dall’industria farmaceutica – che rimangono anonimi (ghost, fantasma). Mentre il nome che compare è quello di un autore ospite (guest author) scelto dallo sponsor tra i professionisti più famosi e autorevoli. Grassley chiede alle riviste mediche, alle facoltà di medicina e anche al National Institute of Health (NIH) di adottare ulteriori misure per assicurare l’integrità degli articoli scientifici, su cui molti medici si basano per scegliere le terapie per i propri pazienti. La manipolazione della letteratura medica può portare i medici a prescrivere farmaci più costosi o a danneggiare i pazienti.

Leggi l’articolo del New York Times

Leggi la traduzione sintetica di Guido Giustetto

 

5. il NIH propone nuove regole sui legami tra ricercatori e industria 

Una nota pubblicata il 4 giugno sul British Medical Journal, informa che il NIH (National Institute of Health) degli USA, ha proposto nuove regole più severe per la dichiarazione dei legami con l’industria, dei ricercatori finanziati dall’Istituto. Francis Collins, che dirige l’agenzia, e Sally Rockey, dirigente dell’ufficio della ricerca esterna, hanno scritto in un commento sul Journal of American Medical Association (JAMA) che le regole in vigore dal 1995, “hanno bisogno di essere chiarite e rafforzate per assicurare maggiore trasparenza e responsabilità”. Le  nuove proposte – che dovrebbero essere entrate in vigore il 20 luglio – prevedono, tra l’altro, che i ricercatori finanziati dall’NIH forniscano informazioni molto più dettagliate dei loro interessi finanziari, che la valutazione dell’eventuale conflitto di interesse spetti all’Istituzione e che i ricercatori siano sottoposti a un corso sui conflitti di interesse prima di iniziare qualsiasi ricerca finanziata dagli Istituti e che il corso venga ripetuto ogni 2 anni. Quest’ultima è forse la parte della proposta più innovativa e interessante, sarebbe da fare – insieme alle altre – ai nostri Istituti di ricerca.

Leggi la traduzione di Luisella Grandori

Leggi l’extract della notizia sul BMJ

Leggi l’extract dell’articolo sul JAMA  

 

6. il curioso caso della colchicina, clamoroso autogol dell’FDA

Già in uso 3000 anni fa nell’antica Grecia, la colchicina è disponibile come  generico negli USA dal 19° secolo. Si tratta di un farmaco raccomandato come intervento di seconda scelta nell’accesso gottoso, per gli intolleranti a FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) o che non possono usare steroidi. E’ stata una sorpresa sapere che FDA (Food and drug administration, l’agenzia per i farmaci e gli alimenti degli USA) ne ha approvato una nuova versione. Il farmaco non era mai stato registrato perché nel 1938, quando divenne obbligatoria la registrazione dei nuovi farmaci, vi fu una sanatoria per i prodotti già in uso e di comprovata efficacia, come era la colchicina. Nel 2007 la URL Pharma di Philadelphia  ha pensato bene di produrre alcuni studi dimostrando ciò che era già noto da decenni. Sulla scorta di questi dati FDA approvava nel luglio 2009 Colcrys®, una nuova formulazione di colchicina. Quali sono stati i risultati? La colchicina generica, in commercio negli USA a 9 centesimi a pillola, non può più essere venduta. Al suo posto si è obbligati ad acquistare Colcrys®  che costa ben $ 4.85 a compressa. Così per i prossimi anni MEDICARE pagherà non più 1 milione di $ per le 100mila prescrizioni di colchicina generica, come avvenuto nel 2007, ma 50 milioni di $ all’anno! Mai definizione di autogol può essere più appropriata nei riguardi di FDA che ha applicato acriticamente due leggi approvate con l’intento di favorire la ricerca.

Leggi l’articolo sul NEJM [free full text]

Leggi la traduzione libera di Giovanni Peronato

 

7. la sconcertante vicenda di Rhona MacDonald

Licenziata nonostante la condotta irreprensibile e una rara integrità morale, dopo che un suo editoriale era stato riscritto senza concordare con lei le modifiche. Una vicenda sconcertante quella che ha coinvolto Rhona MacDonald, ex caposervizio di The Lancet, che ha creato sconcerto nella comunità scientifica e che dimostra il potere inquietante di un editore – Elsevier – su quanto viene scritto su una delle riviste mediche più rinomate e su coloro che vi scrivono, arrivando addirittura a licenziare. La MacDonald dichiara: “Dopo due mesi di procedimento disciplinare in cui non mi è stato consentito di parlare con nessuno, sono stata costretta a lasciare il mio incarico di caposervizio di The Lancet. La vicenda ebbe inizio quando il direttore di The Lancet riscrisse senza comunicarmelo un editoriale scritto da me, cambiandone interamente il significato senza dare a me, come autrice, o al resto del team che aveva partecipato alla stesura, l’opportunità di fare qualsiasi commento o suggerimento prima che andasse in stampa. Oltre al fatto di aver infranto la regola di The Lancet sugli editoriali (secondo la quale tutte le modifiche apportate al testo dal direttore devono essere fatte d’accordo con l’autore), l’editoriale riscritto non rispettava il taglio concordato e, a mio parere, danneggiava le persone più povere del mondo”.

Leggi la dichiarazione di Rhona MacDonald (in inglese)

Leggi la traduzione di Gianna Milano

 

8. un coro di fischi contro Big Pharma

Aaron Kesselheim ha raccolto una serie di interviste a testimoni chiave in cause civili che hanno coinvolto l’Industria farmaceutica, denominate False Act Claims (FAC). Questi testimoni, senza dei quali la verità non sarebbe mai emersa, sono in genere impiegati o ex-impiegati dell’Azienda che è sotto processo e che essi stessi hanno denunciato per irregolarità di vario genere. Vengono curiosamente denominati whistle-blower (WB), letteralmente fischiatori e per  la legge americana hanno diritto ad un compenso pari al 15-25% della cifra recuperata dall’amministrazione statale, in questo caso dal sistema sanitario. L’articolo di Kasselheim sul NEJM analizza nello specifico le motivazioni che hanno mosso i WB nelle 17 cause intentate contro l’industria farmaceutica dal gennaio 2001 al marzo 2009.  Ad un primo sguardo sembra che i compensi elargiti, oltremodo allettanti, siano la principale molla ad agire, invece a conti fatti non è così. La posizione dei WB nasce in genere da motivazioni personali, in genere il rifiuto di compiere atti illegali, ma anche da comportamento altruistico verso la collettività. In molti casi, dopo la denuncia, il loro futuro è segnato. Peter Rost, un famoso WB, che ha documentato in un libro le sue esperienze in Pfizer rivela che il 90% dei WB viene licenziato, il 25% è vittima dell’alcolismo, il 10% tenta il suicidio.

Leggi la traduzione libera di Giovanni Peronato

Leggi l’articolo del New Engl J Med (free full text)

 

9. prevenzione o illusione? lettera aperta ai Ministri Fazio e Carfagna

Questo è il titolo della nota pubblicata il 7 giugno sul sito di Torinomedica (il sito dell’Ordine dei Medici provinciale di Torino) che riporta il testo integrale della lettera aperta scritta ai Ministri Fazio e Garfagna da numerose associazioni mediche. La nota inizia così: “La prevenzione nel controllo dei tumori è già di per sé una  parola forte. Infatti, quando si parla di  screening di popolazione bisognerebbe dire con coraggio e chiarezza alle persone che non si previene nulla, ma si fa diagnosi precoce di una anomalia cellulare di questo o quel tessuto che c’è già e su essa si decide di intervenire, insieme al paziente, senza sapere con certezza e sempre, se l’anomalia cellulare, con le caratteristiche del tumore maligno si esprimerà o no, dando una vera malattia. Si decide con umiltà e coraggio, pesando caso per caso e condividendo il dramma del paziente, senza trionfalismi e spettacolarismi, scegliendo, quando si può, e si riesce, l’intervento meno destruente e con meno effetti indesiderati fisici e psichici. La prevenzione è un’altra cosa”.

Leggi tutta la nota e la lettera aperta su Torinomedica

 

10. dall’interno: Nograzie in azione

– i Nograzie a Parma con gli studenti di medicina

Il 10 giugno i Nograzie sono stati invitati dagli studenti di medicina di Parma per parlare di conflitti di interesse in salute. L’iniziativa era intitolata “Farmacopoli, come l’industria del farmaco costruisce il suo impero su mancate responsabilità e puro marketing”. Insieme ai Nograzie, è intervenuta una studentessa del gruppo di lavoro sui conflitti di interesse del CSI (Centro salute internazionale) dell’Università di Bologna. Una trentina di studenti ha partecipato con interesse e attenzione. Altri buoni amici, altri progetti di collaborazione.

L’avviso della conferenza

 

– nuovi documenti sul sito

Approfittando della pausa estiva, abbiamo aggiornato il sito. La sezione Documenti è stata rivista e arricchita di 5 nuove pagine:

L’informazione medica

la ricerca e le riviste mediche

Finanziamenti dell’industria e risultati delle ricerche

Marketing dei sostituti del latte materno

Film e video

 

11. Pandemia: inchieste, domande, interrogazioni

– conflitti di interesse e influenza pandemica

Un editoriale di Fiona Godlee – direttore del British Medical Journal (BMJ) del giugno scorso descrive e commenta i risultati dell’indagine svolta dal BMJ e da Deborah Cohen e Philip Carter del Bureau of Investigative Journalism di Londra, che ha messo in luce i legami con l’industria del farmaco di vari esperti delle Commissioni dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) che hanno deciso le raccomandazioni per l’uso di vaccini e antivirali in caso di pandemia. Lo scenario che si delinea, evidenzia l’urgenza di una maggiore trasparenza e di regole che impediscano efficacemente l’influenza dell’industria nelle decisioni che riguardano la sanità pubblica e la spesa dei Servizi Sanitari. “Nessuno dovrebbe essere in un comitato che produce linee guida se ha legami con le compagnie che producono un vaccino o un farmaco […]”, dice Barbara Mintzes nel rapporto di Cohen e Carter. “Lo stesso, e ancora di più – aggiunge la Godlee – vale per i comitati che prendono le decisioni più importanti in sanità pubblica. Nel caso in cui sia difficile trovare esperti completamente indipendenti, quelli coinvolti con l’industria potrebbero essere consultati ma dovrebbero essere esclusi dalle decisioni. Gli Stati Uniti hanno ottenuto progressi importanti con il Sunshine Act e altre leggi. La legislazione europea sulla gestione del conflitto di interessi è attesa fin da troppo tempo”.  Il sottotitolo dell’editoriale, sintetizza in modo eloquente il messaggio quanto mai condivisibile di Fiona Godlee: “Il WHO deve agire subito per ristabilire la sua credibilità e l’Europa dovrebbe legiferare“.

Leggi l’editoriale di Fiona Godlee

leggi la traduzione di Luisella Grandori

Leggi il rapporto di Deborah Cohen e Philip Carter

 

– il rapporto di Paul Flynn

Il rapporto per la discussione nell’Assemblea Parlamentare europea sulla gestione della pandemia, affidato a Paul Flynn (parlamentare del Regno Unito e del Consiglio d’Europa), è stato approvato il 4 giugno. Esso sottolinea la preoccupazione per la mancanza di evidenze che giustificassero le proporzioni della risposta all’H1N1/2009, che ha portato a una drammatica distorsione delle priorità per i servizi di sanità pubblica e la mancanza di trasparenza nel processo decisionale. Lamenta la segretezza di alcune informazioni essenziali, come i nomi e i conflitti di interesse dei membri dell’Emergency Committee che ha sostenuto l’OMS nella dichiarazione di pandemia. Esprime rammarico perché l’OMS non ha rivisto la sua valutazione del rischio, una volta diventato evidente che era inferiore all’atteso e ha tenuto un atteggiamento difensivo di fronte alle richieste dell’Assemblea, rifiutandosi di ammettere persino che fosse stata cambiata la definizione di pandemia. Ritiene inoltre che la gestione dell’OMS, delle istituzioni dell’UE e dei governi nazionali abbia comportato un “enorme spreco di denaro pubblico” e abbia provocato “timori e allarmi ingiustificati circa i rischi sanitari ai quali poteva essere esposta la popolazione europea”. Infine propone che vengano sviluppati sistemi di difesa dall’influenza di interessi indebiti, come rendere pubbliche – senza eccezioni – le dichiarazioni dei conflitti di interesse dei membri delle Commissioni nazionali, europee e mondiali ed escludere dai processi decisionali tutti coloro che hanno conflitti di interesse. Per questo – conclude il rapporto – è necessario che gli Stati assicurino un finanziamento stabile all’OMS e definiscano (e applichino) linee guida per i rapporti con il settore privato nell’ambito della sanità pubblica.

Leggi il rapporto di Paul Flynn

Leggi la sintesi della 3° udienza del Consiglio d’Europa (in italiano)

 

– interrogazioni in Europa e in Italia e la Corte dei Conti rincara la dose

A chiedere trasparenza sulla pandemia non è solo il Consiglio d’Europa. Il British Medical Journal ci informa che si sono mossi anche il Senato francese e il Consiglio dei ministri del Regno Unito. E sono tre le interrogazioni dei parlamentari italiani, due rivolte alla Camera dei deputati e una al  Parlamento europeo. Intanto la Corte dei Conti, conferma il giudizio negativo sul contratto del Ministero per i vaccini pandemici, il Procuratore generale Mario Ristruccia denuncia “molteplici perplessità” e non esclude “profili di responsabilità amministrativo-contabile”.

Leggi l’interrogazione dell’On. Sandro Gozi (la seconda nel documento)

Leggi l’interrogazione di un gruppo di Deputati

Leggi l’interrogazione dell’On. Oreste Rossi

Leggi il documento della Corte dei Conti (a pag. 136)

Leggi il commento di Manuela Perrone sul Sole 24 ore

 

 

 

 

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Lettera n. 11 – giugno 2010

 

 

La Lettera di giugno è un numero speciale dedicato al progetto del Centro per l’Etica dell’Università di Harvard sulla corruzione istituzionale. I concetti espressi da Lawrence Lessig – direttore del Centro – nella sua lezione introduttiva, fanno luce sulla complessità delle dinamiche dell’influenza che possono condurre le istituzioni alla perdita dell’indipendenza. E su come la responsabilità di ciò che sta accadendo non sia solo di chi agisce sotto l’influenza di interessi che nuocciono alla comunità, ma anche di tutti coloro che vedono e potrebbero fare qualcosa, quanto meno per allertare del pericolo.

 

 

Corruzione istituzionale: l’Università di Harvard progetta rimedi 

Il Centro per l’Etica dell’Università di Harvard svolgerà, nei prossimi 5 anni, un progetto sulla corruzione istituzionale, nel tentativo di porvi rimedio. “La corruzione istituzionale – spiega Lawrence Lessig coordinatore del progetto – non è la violazione di qualsiasi regola o legge, ma è un certo tipo di influenza”. Sono diversi i tipi di influenza che insieme costituiscono una “dinamica dell’influenza” (economy of influence) che determina la direzione verso la quale ci si muove. Lessig fa numerosi esempi di come le istituzioni possano risentire di un’influenza che porta a indebolire la loro efficacia e la fiducia del pubblico. Le varie istituzioni prese in considerazione vanno dal Parlamento degli USA alle Agenzie regolatorie, al giornalismo e infine la medicina, per la quale Lessig dichiara che le soluzioni sono più difficili. E’ urgente che queste  istituzioni ritrovino l’indipendenza persa. Ma che cos’è l’indipendenza? Non è l’indipendenza da qualsiasi cosa, è una dipendenza appropriata (proper, giusta, corretta). Ad esempio un legislatore è indipendente se dipende dal popolo, un magistrato è indipendente se dipende dalla legge. Quindi è importante definire la dipendenza appropriata e limitare la dipendenza impropria. Inoltre Lessig sottolinea più volte il concetto di responsabilità, che non può essere attribuita solo al soggetto che compie azioni dannose, ma va esteso a tutti coloro che sanno e vedono e non fanno niente per allertare del pericolo. Descrivendo il progetto sulla corruzione istituzionale, Lessig sottolinea infine la necessità di uno sguardo esterno perchè “i problemi si vedono meglio quando riguardano l’ambito di altri”. Perciò nel progetto è previsto il contributo di varie professionalità: dall’accademia, alla medicina, all’economia. Per la medicina, collabora al progetto Marcia Angell, ex direttore del New England Journal of Medicine, ora docente ad Harvard, autrice del libro “Farma&Co”. Lessig conclude usando come metafora la storia dell’incidente della petroliera della Exxon del 1989 che provocè un grave danno ecologico. Al momento dell’incidente il capitano della nave era ubriaco. Tutto l’equipaggio sapeva che era alcolizzato, tuttavia nessuno prese l’iniziativa di avvertire chi di dovere del rischio che questo poteva comportare. Nessuno ha fatto niente. “Quell’equipaggio siamo noi, che abbiamo il dovere di fare qualcosa”, dice Lessig, che dichiara la sua forte preoccupazione per l’urgenza e la gravità dei problemi mentre le istituzioni appaiono distratte. Constata inoltre che questa distrazione ha già avuto conseguenze catastrofiche. “Le istituzioni hanno perso la capacità di focalizzare la loro attenzione, hanno perso l’indipendenza proprio quando questa sarebbe stata più necessaria”. Ma di chi è la responsabilità? Delle persone per bene che non hanno fatto niente di fronte a ciò che vedevano. “Siamo noi, i più privilegiati della società, che potremmo porvi rimedio. Chi se non noi?”

Senti la Lezione di Lawrence Lessig (a questo link compaiono diverse lezioni, facendo scorrere il cursore si arriva a quella di Lessig)

Leggi la traduzione sintetica di Luisella Grandori e Alice Fabbri 

 

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Lettera n. 10 – maggio 2010

 

Indice

 

  1.  l’anno avventuroso di un Nograzie irlandese

  2.  Big Pharma: baldoria di crimini

  3.  aumento dell’uso dei farmaci: esito di uno squilibrio tra poteri

  4.  perchè la maggior parte dei risultati delle ricerche pubblicate è falso

  5.  influenza suina: 200 parlamentari europei firmano un appello per fare chiarezza

  6.  la strana vicenda di Avandia che fa bene alla glicemia e male al cuore

  7.  a Bologna il primo corso sul conflitto di interessi per gli studenti di medicina  

  8.  divulgazione scientifica: qualcosa non va?

  9.  dall’interno: Nograzie in azione

10.  segnalazioni

1. l’anno avventuroso di un Nograzie irlandese

Si può vivere senza informatori (scientifici del farmaco)? Tra  le tante cose di cui ci si può privare non sembra proprio che sia un sacrificio eroico. Eppure non è una scelta così semplice come può sembrare  e lo racconta bene il Dr Shane O’ Hanlon, geriatra irlandese folgorato da una illuminazione circa le dubbie basi etiche del corteggiamento che i rappresentanti praticano giornalmente nei confronti dei medici. Da bravo scienziato decide così di avventurarsi in un esperimento ardito: prendersi una vacanza dagli incontri con i rappresentanti, ma non solo, anche dal materiale promozionale e dagli aggiornamenti sponsorizzati. Così, tanto per vedere in che modo possano cambiare le sue abitudini prescrittive. Shane O’Hanlon racconta sul British Medical Journal la sua storia di un anno vissuto pericolosamente, un anno senza rappresentantiLe “avventure” di O’Hanlon assomigliano molto all’esperienza di qualsiasi Nograzie alle prese con il rifiuto di omaggi, pranzi pagati, convegni in alberghi di lusso e il faticoso “isolamento” rispetto agli altri colleghi. “La maggior parte dei medici sono soddisfatti delle relazioni con i rappresentanti ed io non li giudico – dice O’Hanlon – ma cambiando le mie abitudini, io oggi mi sento più indipendente”. E continua: “La mia intenzione non è  convincere gli altri colleghi piuttosto mi piacerebbe stimolare un dibattito. Ma  il mio punto di vista, oggi più che mai,  è che in futuro le attuali relazioni con l’industria farmaceutica  saranno considerate ingiustificabili”. Speriamo.

Leggi la libera traduzione di Vittorio Fontana

Leggi l’extract del’articolo sul BMJ

2. Big Pharma: baldoria di crimini

Un rapporto speciale di Bloomberg Markets, a firma di David Evans intitolato “Big Pharma’s crime spree” (Baldoria di crimini di Big Pharma), fornisce i particolari e i retroscena delle condanne sanzionate a Pfizer, Lilly e altre industrie farmaceutiche, costrette a pagare la gigantesca somma di 7 miliardi di dollari per avere pubblicizzato farmaci per indicazioni non approvate dalla FDA (Food and Drug Administration), l’agenzia regolatoria dei farmaci e degli alimenti degli USA. Il rapporto racconta una complessa storia giudiziaria, fatta di tante puntate quante sono le cause intentate nei confronti delle ditte, di ammissioni parziali delle stesse, di promesse non mantenute o di comportamenti disinvolti. Ma anche di rivelazioni sorprendenti fatte da dipendenti “pentiti”, a vari livelli di responsabilità, che  fanno luce sui meccanismi che allora, e presumibilmente ancora, permettono il lancio e inducono la prescrizione di nuovi farmaci, perché diventino ad ogni costo dei best seller e dei long seller, oltre i limiti imposti dalle indicazioni cliniche previste al momento della registrazione e dalle più elementari norme di sicurezza, secondo un’etica che tiene conto soprattutto della soddisfazione degli azionisti dell’industria. Quando il titolo di un’azienda quotata in borsa come Pfizer, continua a salire del 10% all’anno nonostante scandali e condanne, l’azionista non può che essere contento.

Leggi la traduzione sintetica di Fabio Suzzi

Leggi una sintesi del rapporto in lingua originale (il rapporto intero si può ottenere su richiesta) 

3. aumento dell’uso dei farmaci: esito di uno squilibrio tra poteri

Secondo Joan Busfield dell’University of Essex, l’enorme aumento dell’uso di farmaci visto negli ultimi decenni, dipende dall’equilibrio tra poteri e contropoteri dei portatori di interessi diversi e contrastanti: industria del farmaco, governi, medici, cittadini. La sua analisi pubblicata di recente su Social Science & Medicine è stata commentata da Alice Fabbri e Chiara Bodini del Centro Studi e Ricerche in Salute Internazionale e Interculturale dell’Università di Bologna, su Saluteinternazionale.info  Busfield esamina sia le strategie dell’industria per creare la domanda dei suoi prodotti sia il ruolo dei medici, dei ricercatori e dei governi che – per svariati e complessi meccanismi – finiscono col favorire l’espansione dell’uso dei farmaci invece di limitarla. L’Autore non da’ soluzioni. Ma queste appaiono quanto mai ardue e complesse perchè dipendono in primo luogo dall’acquisizione di un maggior potere da parte dei soggetti che hanno come interesse primario la protezione della salute dei cittadini (e dei cittadini in genere), che attualmente appaiono molto deboli. Come ricorda l’analisi della Fondazione Science Citoyennes nel suo documento sull’expertise.

Leggi il post su Saluteinternazionale.info

Leggi l’abstract su Social Science & Medicine

4. perchè la maggior parte dei risultati delle ricerche pubblicate è falso

Ho sempre pensato che la maggior parte delle ricerche pubblicate, soprattutto su riviste mediche di prestigio, esprimano conclusioni veritiere. Con sorpresa ho potuto constatare come autorevoli voci non siano della stessa opinione. Anzi l’epidemiologo J. Ioannidis è del parere esattamente opposto: “... false findings may be the majority or even the vast majority of published research claims …” (i risultati falsi possono essere la maggioranza o addirittura l’enorme maggioranza di quanto affermato nelle ricerche pubblicate). In un recente articolo apparso su Plos Medicine senza mezzi termini egli spiega con puntiglio e dimostra con dovizia di formule matematiche, il perchè della sua drastica asserzione. Sono molti i fattori che possono distorcere i risultati di uno studio: dalle dimensioni del campione, alla “forza” dell’effetto che si vuole misurare, o altri errori di impostazione statistica, fino agli interessi economici o di altro tipo, i pregiudizi culturali e scientifici, oppure se si tratta di un argomento “caldo”.

Leggi l’articolo di Joannidis su PLoS Medicine

Leggi la traduzione libera di Giovanni Peronato

5. influenza suina: 200 parlamentari europei firmano un appello per fare chiarezza

Nel comunicato stampa del 20 aprile l’ISDB (International Society of Drug Bulletins) e Medicines in Europe Forum, si complimentano con l’iniziativa del parlamento europeo. Ci complimentiamo anche noi. L’appello dell’europarlamentare francese Michèle Rivasi per costituire una commissione d’inchiesta sulla gestione del’influenza suina, fa seguito alla mozione del tedesco Wolfgang Wodarg dello scorso gennaio, che ha dato il via all’azione del Parlamento europeo su questo problema. Se tanti parlamentari si muovono, noi cittadini (e noi operatori della salute) abbiamo qualche speranza che venga fatta finalmente luce sui percorsi decisionali in sanità pubblica a tutti i livelli, che durante l’influenza suina hanno mostrato tutta la loro scarsa trasparenza. A partire dal cambiamento della definizione di pandemia dell’OMS. L’ISDB e Medicines in Europe Forum concludono in modo assai condivisibile, dicendo che “una maggiore trasparenza nei processi decisionali è la chiave per ristabilire la fiducia dei cittadini”.

Leggi il comunicato stampa (in inglese)

Leggi il comunicato stampa (tradotto in italiano) 

 6. La strana vicenda di Avandia che fa bene alla glicemia e male al cuore

Avandia, un nuovo ‘farmaco miracolo’, approvato prematuramente e con motivazioni errate da un’agenzia governativa debole, sottofinanziata nonché soggetta alle pressioni dell’industria del farmaco.” Non è uno sferzante giudizio di Healthy Skepticism o di qualche Nofreelunch, ma di Clifford Rosen, presidente della Commissione ad hoc voluta nel 2007 da FDA in merito al possibile rischio cardiovascolare del Rosiglitazone (Avandia). La stessa FDA aveva già stimato un eccesso di eventi cardiaci, quantificabile il 83mila casi fra il 1999 ed il 2007. In questa data si era aperta una class action giunta oggi a riunire 1186 querelanti, il caso Avandia si è fatto più ‘scottante’ e così il 20 febbraio scorso il Senato USA si è dovuto occupare del problema …

Leggi l’articolo di Giovanni Peronato

7. a Bologna il primo corso sul conflitto di interessi per gli studenti di medicina

Nello scorso mese di marzo si è tenuto presso l’Università di Bologna il primo corso per gli studenti di medicina sul conflitto di interessi in salute, organizzato dal Centro salute internazionale (CSI) e il gruppo di autoformazione degli studenti di Bologna, in collaborazione con i Nograzie. Otto ore tra lezioni frontali e attività interattive a cui hanno partecipato una sessantina di studenti. Il corso ha affrontato le criticità collegate alla promozione dei farmaci, la prescrizione off-label, la ricerca e la formazione sponsorizzate, il ghost-wirting, il disease mongering, con esempi concreti ed esercitazioni in gruppo.

Vedi i materiali dal corso sul sito del CSI  

8. divulgazione scientifica: qualcosa non va?

La divulgazione scientifica ha acquisito un spazio sempre più rilevante nei mezzi di comunicazione rivolti al grande pubblico e l’attenzione delle persone per le notizie che riguardano la salute è aumentata fortemente. Ma i messaggi che vengono trasmessi sono obiettivi? Si direbbe di no. Diverse ricerche straniere hanno evidenziato che i media, oltre ad avere una grande influenza,  possono distorcere la nostra percezione della salute e della malattia. Uno studio pubblicato in marzo su PLoSONE, rileva che anche in Italia gli articoli di divulgazione scientifica sulla salute offrono informazioni inadeguate o incomplete: enfatizzano i benefici mentre sottostimano rischi e costi, spesso non rilevano conflitti di interesse economici e in molti casi non sono obiettivi circa i risultati degli studi divulgati. Lo studio rileva inoltre che quando si tratta di un nuovo intervento medico (trattamento, procedura, test o prodotto), il rischio che gli articoli contengano affermazioni non obiettive è 9 volte maggiore rispetto ad articoli che trattano altri aspetti di divulgazione scientifica biomedica. Insomma, i giornalisti, in modo più o modo consapevole, sembrano essere i veicoli più efficaci per “vendere” nuovi approcci medici.

Leggi l’articolo su PLosONE

Leggi il commento in italiano degli autori dello studio

9. dall’interno: Nograzie in azione   

– a Firenze con gli studenti di medicina

Gli studenti di medicina di Firenze hanno organizzato il 3 maggio, la conferenza “Pillole: la prescrizione dei farmaci tra responsabilità del medico, business milionari, conflitti di interesse”. Hanno approfondito il tema i Nograzie, una studentessa di medicina di Bologna e la farmacista dirigente dell’azienda ospedaliera universitaria di Careggi. Tanta la discussione e tante nuove amicizie.

Il volantino della giornata

 

– una serata a Forlì

Alla serata presso l’Ordine dei Medici di Forlì intitolata “Conflitto di interessi in salute: stato dell’arte e sfide future”, il 18 maggio, sono stati invitati a parlare i Nograzie insieme al Centro Salute internazionale (CSI) dell’Università di Bologna e al CeVEAS. E’ stata un’iniziativa molto partecipata e discussa da un centinaio di medici presenti in sala, compresi alcuni dirigenti dell’ASL. Il direttore delle cure primarie ha ipotizzato l’organizzazione di eventi formativi non sponsorizzati. Noi ci speriamo.

Il programma della serata 

– nuovi documenti sul sito

Nella sezione “Documenti” del sito dei Nograzie, potete trovare due nuove pagine che illustrano gli effetti dei regali e della visita dei rappresentanti delle industrie farmaceutiche (che in Italia chiamano “Informatori scientifici del farmaco”). La breve sintesi di quanto pubblicato in letteratura al riguardo, è accompagnata dalla segnalazione di alcuni articoli per approfondire il tema, in gran parte tradotti in italiano.

Regali e pranzi

La visita dell’informatore  

10. segnalazioni 

– Prescription Project e PostScript

Prescription Project è un sito ricco di informazioni sulla corretta prescrizione dei farmaci, la loro sicurezza, gli effetti del marketing, i problemi della regolamentazione. Interessanti anche le notizie diffuse con il Blog PostScript, collegato al sito.

guarda il sito di Prescription Project

accedi al Blog PostScript

– il latte della mamma non si scorda mai

La campagna di comunicazione itinerante “Il latte della mamma non si scorda mai”, organizzata dal Ministero della Salute con il Comitato nazionale multisettoriale per l’allattamento materno, è partita nel mese di maggio e toccherà diverse città italiane. Sul sito di IBFAN Italia si possono trovare notizie sui contenuti e gli strumenti della campagna.

guarda sul sito di IBFAN Italia

 

– per un futuro sostenibile

Un documento del Tavolo delle Associazioni Naturalistiche/Ambientaliste di Forlì (medici e cittadini), richiama i politici (Sindaco e Assessore all’ambente) alla necessità di riequilibrare il rapporto con i suoi ambienti naturali. Chiede una svolta decisiva nelle prossime politiche ambientali facendo richieste precise e puntuali.

Vedi il documento del Tavolo di Forlì

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Lettera n. 9 – marzo 2010

 

Indice

 

  1.  gli esperti di vaccini hanno spesso conflitti di interesse

  2.  osteoporosi: un esempio di cattiva medicina

  3.  dichiarare i conflitti di interesse: necessario ma non sufficiente

  4.  la trasparenza non basta

  5.  medici in vendita

  6.  scuole di medicina: stringere la corda sui conflitti di interesse

  7. end points compositi: qualche problema?

  8.  donazioni di latte artificiale nelle emergenze: più dannose che utili 

  9.  dall’interno: Nograzie in azione

10.  da guardare: pandemia o pandemonio?

 

 

 

1. gli esperti di vaccini hanno spesso conflitti di interesse

Così dice il rapporto di Daniel Levinson, ispettore generale del Department of Health and Human Services degli USA, riferendosi agli esperti di vaccini dei CDC (Centers for Disease Control) di Atlanta. Il New York Times ne ha dato notizia il 17 dicembre 2009. Dall’indagine risulta infatti che la maggior parte degli esperti che hanno partecipato al gruppo di valutazione dei vaccini contro l’influenza e il carcinoma della cervice nel 2007, avevano potenziali conflitti che non sono mai stati risolti. Per alcuni di loro sarebbe stato legalmente proibito valutare gli argomenti in discussione, ma lo hanno fatto lo stesso. Levinson denuncia che i centri non sono stati in grado di assicurare che venissero compilati adeguatamente i moduli per confermare che gli esperti non fossero pagati dalle compagnie che avevano qualche interesse negli argomenti in discussione. Per il 30% non era presente negli archivi dell’agenzia un modulo adeguato sui conflitti, il che avrebbe dovuto impedire completamente la loro partecipazione agli incontri. E il 3% ha votato su argomenti per i quali il comitato etico aveva già proibito che esprimessero parere. Il nuovo direttore generale dell’agenzia, Thomas Frieden si è detto d’accordo e ha dichiarato che negli ultimi anni sono state però modificate in senso più restrittivo le norme dei CDC per la dichiarazione dei conflitti di interesse. Ma secondo la rappresentante dei Democratici del Connecticut Rosa DeLauro tutti i membri del comitato di valutazione che con le loro raccomandazioni indirizzano  le decisioni federali, dovrebbero essere senza conflitti di interesse”. Un parere assai condivisibile, per questo e tutti gli altri comitati di valutazione che hanno ricadute rilevanti sulle decisioni di salute pubblica.

Leggi l’articolo del New York Times

Leggi la traduzione di Luisella Grandori

 

2. osteoporosi: un esempio di cattiva medicina

Des Spence, Medico di famiglia di Glasgow (e ideatore dei No free lunch del Regno Unito), è l’autore di un breve articolo sull’osteoporosi, pubblicato sul BMJ, nel quale unisce alla sua esperienza quotidiana, lucidità e rigore metodologico.  “Una donna su due e un uomo su cinque con più di 50 anni andranno incontro ad una frattura, principalmente a causa dell’osteoporosi”, sostiene la National Osteoporosis Society inglese. In realtà – chiarisce Des Spence – l’osteoporosi è un concetto numerico. Confrontata con la massima densità ossea di un giovane bianco, si definisce osteoporotica la popolazione situata nell’intervallo compreso nell’1% con la più bassa densità ossea, determinata con una densitometria DEXA, mentre si definisce osteopenia (erroneamente definita pre-osteoporosi) quella collocata nel successivo 16%. Secondo questa definizione, su otto donne giovani una è osteoporotica o osteopenica e la proporzione sale a più del doppio, dopo i cinquant’anni. Questo ha stimolato la richiesta di un maggior numero di apparecchi per la densitometria e previsioni da giorno del giudizio di “un’epidemia silenziosa”. Questi numeri hanno generato migliaia di articoli su riviste sensazionalistiche ed un’enorme ansia nel pubblico. La verità è che l’osteoporosi non è una malattia ma semplicemente un fattore di rischio per fratture e l’età superiore agli 80 anni è di gran lunga il singolo fattore di rischio più importante. Quindi – conclude Spence – la prevenzione primaria è discutibile in tutte le persone, eccetto che in quelle più fragili. E il termine osteopenia dovrebbe essere abolito dal lessico medico. La promozione ingiustificata dell’osteoporosi e il trattamento delle persone giovani è cattiva medicina anche senza considerare gli effetti avversi dei farmaci.

Leggi la, traduzione di Guido Giustetto

Leggi l’extract sul BMJ

 

3. dichiarare i conflitti di interesse: necessario ma non sufficiente

In un articolo recentemente pubblicato su Academic Medicine nella sezione Prospettive, il bioeticista Resnik sostiene che gli autori dovrebbero sempre rendere espliciti i propri conflitti di interesse economici, professionali o personali, per un obbligo etico nei confronti dei pazienti, dei colleghi e della società, semplicemente per onestà e trasparenza. Nel far questo gli autori dovrebbero essere sostenuti da norme chiare e semplici da parte degli editori delle riviste, così che onestà e trasparenza vengano promosse. Sarà, ma più notevole è un commento di Kassirer, direttore del NEJM sino al ’99, che chiarisce come dichiarare i conflitti di interesse sia solo un primo passo, necessario, ma non sufficiente. Vale la pena ricordare che stiamo parlando di Stati Uniti, paese con un sistema sanitario diversissimo dal nostro, in cui da anni è vivace il dibattito sui conflitti di interesse (altra differenza con l’Italia). Il contesto della discussione è una proposta legislativa, il “Sunshine act”, sostenuta dal Senatore repubblicano Grassley e dal democratico Khol. Il provvedimento, approvato dall’Amministrazione Obama il 22 gennaio 2010, obbligherà i medici a dichiarare “alla luce del sole”, qualsiasi pagamento ricevuto dall’industria che supera i 100 $. Kassirer ci ricorda però che il vero problema non è solamente la trasparenza e la dichiarazione del conflitto di interesse, ma il conflitto stesso. Se i conflitti sono il vero problema e non la mancanza di trasparenza, qual è quindi la soluzione? L’unica possibilità è eliminare dove possibile i conflitti. Va ricordato che i conflitti di interesse economici sono una scelta: medici e ricercatori possono accettare ma anche rifiutare l’offerta del rappresentante dell’azienda farmaceutica di essere oratori o consulenti dell’azienda. E’ quello che propongono i Nograzie.

Leggi l’articolo di Luca Iaboli

Leggi l’articolo di Resnik

Leggi l’articolo di Kassirer

 

4. la trasparenza non basta

La trasparenza non è un fine, ma una tappa sulla via della limitazione e dell’eliminazione dei conflitti di interesse. Questa è la posizione della Fondazione Sciences Citoyennes (Scienze Cittadine), che denuncia l’ambiguità permanente tra interessi pubblici e privati e chiede una revisione completa del sistema attuale dell’expertise e di come vengono prese le decisioni politico-sanitarie. Sciences Citoyennes ritiene infatti che la dichiarazione dei conflitti di interesse non migliori la qualità dell’informazione ma che anzi “la trasparenza (molto lacunosa) sui legami degli esperti con l’industria è solo un alibi che serve a legittimare i conflitti di interesse e a smorzare persino la questione dell’opportunità di una discussione pubblica sul sistema nel suo insieme. Accettare l’attività di lobbying, l’influenza di gruppi di interesse così come il conflitto di interessi – a condizione che siano trasparenti – è una china scivolosa che può portare alla scomparsa pura e semplice dell’interesse generale, per la mancanza di gruppi di interesse potenti che lo sostengano”. Sciences Citoyennes critica i tentativi di banalizzazione e legittimazione della lobbying e chiede la creazione di un’Alta autorità dell’expertise indipendente. “La posta in gioco – conclude – è di importanza primaria: è la salute di tutti”.

Leggi il comunicato di Science Citoyennes (in francese)

Leggi la traduzione in italiano del comunicato

 

5. medici in vendita

Lawrence Grouse, docente della Facoltà di Medicina di Washington, in passato ha lavorato come esperto di ECM per conto di Big Pharma e ha raccolto fondi, sempre da Big Pharma, in favore di agenzie sanitarie, quali NHLBI e WHO. In questa veste ha avuto modo di conoscere molto da vicino il funzionamento delle società medico-scientifiche americane che descrive su Medscape Family Medicine in un lungo articolo intitolato “Medici in vendita: come le società professionali sfruttano i loro membri”. La sua tesi è che le società mediche sono diventate così dipendenti dai finanziamenti dell’industria del farmaco da permettere a quest’ultima di esercitare un controllo sulle proprie politiche; esse si configurano come vere organizzazioni commerciali e usano le loro risorse per aumentare inappropriatamente il loro status finanziario con poco riguardo al benessere dei pazienti e alla salute pubblica. I fondi dall’industria rappresentano una così grande percentuale delle entrate delle società, che queste, per beneficiare i propri finanziatori, non esitano a violare l’etica medica, nei campi della formazione, della letteratura scientifica e della sanità pubblica. Un ruolo particolare è svolto dai leader delle società, i cosiddetti “key opinion leaders”, che controllano la politica delle loro società per il loro proprio interesse, traendo profitto dai progetti, dal prestigio, dagli onorari e dalle relazioni con l’industria e ottengono remunerazioni, prestigio e influenza dalle società che dirigono: il totale dei pagamenti ricevuti in un anno dall’industria rappresenta una percentuale importante dei loro guadagni. L’articolo esamina in dettaglio i meccanismi di questo sconcertante sistema, fornendo una precisa indagine economico-finanziaria e proponendo una serie di antidoti e misure per ritornare ad una professione indipendente dalle pressioni commerciali.

Leggi l’articolo su MedScape (l’accesso richiede l’iscrizione che è gratuita)

Leggi la traduzione di Guido Giustetto

 

6. scuole di medicina: stringere la corda sui conflitti di interesse

Harvard, a Boston in Massachusetts, è stata la prima scuola di medicina che ha richiesto ai professori di dichiarare le loro relazioni finanziarie con l’industria. E’ stato il risultato del movimento di 200 studenti di Harvad critici verso l’influenza dell’industria, che hanno denunciato tre professori per non aver informato dei finanziamenti ricevuti in 7 anni per un valore di 4,2 milioni di dollari, per gli 8,6 milioni di dollari per la ricerca e i 3 milioni per la formazione che Harvard ha ricevuto dall’industria nel 2008.  Inoltre, 149 professori avevano legami finanziari con Pfizer e 130 con Merck. L’AMSA (Associazione degli studenti di medicina degli USA) ha classificato Harvard al grado F [del loro punteggio delle università riguardo alle norme per i conflitti di interesse]. A Sidney, in Australia, un comitato definirà quali relazioni costituiscono conflitto. A Feinberg, Chicago, analizzeranno le relazioni con l’industria di tutti i loro professori. Altre 35 Università dell’Unione Europea stanno elaborando politiche di trasparenza per i centri accademici. Il lavoro di AMSA è stato decisivo per spingere le Facoltà di Medicina a controllare il conflitto di interesse nelle scuole e ospedali universitari. Yale, Stanford, Pennsylvania, Vanderbilt e Pittsburgh hanno già adottato politiche concrete e lo stesso sta succedendo in Canada, anche se i livelli di abuso sembrano minori in quel paese.

dal BOLETIN MARZO dei No Gracias

Leggi l’articolo sul CMAJ

 

7. end points compositi: qualche problema?

Un articolo apparso sul Lancet nel 2006 così concludeva: “Questo studio internazionale di vaste proporzioni, prospettico ed in cieco, ha dimostrato come 8 mg di rosiglitazone al dì, unitamente a modifiche dello stile di vita, riducano sostanzialmente il rischio di diabete o di morte del 60% in individui a rischio diabetico elevato“. Con queste conclusioni dovremmo pensare che il rosiglitazone riduce il rischio di morte e di diabete del 60%? Il rischio di contrarre diabete o di morire sono eventi che hanno la stessa frequenza? Certo che no, e allora perché riunirli in uno stesso outcome (risultato/esito)? Nello studio sopra citato il 96.4% degli outcome effettivamente verificatisi erano diabete e solo una piccola percentuale si riferiva al decesso. Prendendo singolarmente i due outcome, lo studio avrebbe concluso che il rosiglitazione riduce il rischio di diabete del 60%, mentre ha un’efficacia incerta sulla mortalità, più realistico ma certamente di minor impatto sul lettore. Tomlinson e Detsky, sul JAMA del 20 gennaio 2010, partendo dallo studio sul rosiglitazone, illustrano i rischi collegati all’uso degli end points compositi che sono spesso delle vere e proprie trappole. Il lettore deve saperle evitare, soprattutto quando il trial è molto efficace nel dimostrare l’effetto sull’end point di minore importanza ma non su quello principale.

Leggi la traduzione sintetica di Giovanni Peronato

Leggi l’extract sul JAMA

 

8. donazioni di latte artificiale nelle emergenze: più dannose che utili

Una nuova emergenza, il terremoto ad Haiti, ripropone il problema del sostegno alle madri di lattanti e dell’alimentazione dei bambini non accompagnati. IBFAN e MAMI ricordano che “Sulla spinta dell’emozione le persone e le organizzazioni si attivano per far pervenire donazioni sui luoghi colpiti dall’emergenza, spesso inviando derrate alimentari fra cui latte artificiale. È stato dimostrato che la presenza di grandi quantità di latte artificiale mette a rischio la salute dei bambini, sia allattati sia non allattati al seno. I bambini non allattati al seno sono più vulnerabili alle infezioni e alla diarrea, si disidratano e sono più a rischio di morte. Questo è peggiorato laddove la distribuzione di latte artificiale avviene senza seguire le procedure adeguate e senza uno stretto controllo da parte di operatori competenti. Oltre a questo, è estremamente importante che i bambini allattati al seno continuino ad esserlo mentre è dimostrato che la distribuzione indiscriminata di latte artificiale mette a rischio l’allattamento al seno, rendendo quindi più vulnerabili i bambini che sarebbero altrimenti protetti”.

Leggi tutto il documento di IBFAN Italia e del MAMI con tanti link utili sul tema

 

9. dall’interno: Nograzie in azione   

– pubblicità dei farmaci diretta al pubblico, il seguito

Dopo l’appello dei Nograzie – insieme ai Bollettini di informazione sul farmaco (ISDB), ACP, ISDE, WONCA e il Movimento dei Consumatori – per invitare il nostro governo a dare parere negativo alla proposta della Commissione Europea (CE) di permettere la pubblicità dei farmaci diretta al pubblico, il Direttore dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), Guido Rasi, ha risposto alla  nostra ulteriore richiesta di chiarimenti. La proposta della CE, è stata rifiutata in un primo tempo dalla maggioranza dei governi che dovevano esprimersi al riguardo, ma potrebbe essere riportata nuovamente alla discussione dal nuovo Commissario alla Salute John Dalli.

Leggi l’appello al nostro governo

Leggi la richiesta di chiarimenti (l’EFPIA, citata nella lettera è la European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations)

Leggi la risposta di Guido Rasi

 

– i Nograzie a Vicenza

Sabato 27 febbraio si è tenuto a Vicenza un convegno Nograzie organizzato dalla Società Medico-chirurgica vicentina, in particolare da Giovanni Peronato che ha fatto una relazione spettacolare su Talidomide e Vioxx. Un’indagine quasi poliziesca, Peronato è meglio del migliore Scherlock Holmes. Guido Giustetto ha fatto sentire una trasmissione radiofonica dove una ginecologica e una giornalista facevano pubblicità a una nuova pillola anticoncezionale facendo affermazioni decisamente imbarazzanti, concludendo  giustamente che la pubblicità al pubblico la stanno già facendo … in barba alla legge. Poi ha analizzato le tante distorsioni contenute nel depliant della pillola “innovativa” distribuito ai medici. Gianna Milano ha parlato dei tanti tranelli che mettono a rischio l’informazione scientifica diretta al grande pubblico, passando dall’EPO alla vaccinazione anti papillomavirus, da Moynhian a Tomatis e ancora di più. Adriano Cattaneo ha aperto il convegno con una relazione su mercato e salute tutta incentrata sulle vaccinazioni (che lui sostiene) driblando come un discesista di slalom gigante tra GAVI, TRIPS e GATT. Una relazione che è stata definita “stellare” da un collega in platea … che dire di più? Luisella Grandori ha parlato dei tanti Nograzie nel mondo, illustrando i motivi per cui tanto medici dicono NO all’attuale rapporto tra medicina e industria. Dalle tante regalie – non prive di effetti – dispensate generosamente dalle Ditte, alla formazione sponsorizzata, alle Agenzie regolatorie finanziate in gran parte dall’industria del farmaco e infarcite di esperti con pesanti conflitti di interesse, per passare poi al disease mongering, al ghostwriting (autori fantasma) e guestwriting (autori ospiti) che abbondano negli studi pubblicati sulle riviste più prestigiose e via di seguito. I colleghi della Società Medico-chirurgica vicentina da tempo organizzano eventi formativi non sponsorizzati, sono molto sensibili alla tematica dei conflitti di interesse e decisamente simpatici. Il posto era splendido, una grande villa antica, e offerto gratuitamente dalla ASL, la compagnia gradevolissima. Non eravamo tanti ma la discussione è stata vivace e interessante.

Guarda il volantino del convegno

Guarda le presentazioni dei relatori

 

10. da guardare: pandemia o pandemonio?

– pandemia: audizione dell’OMS al Parlamento Europeo

Il 26 gennaio scorso si è tenuta a Strasburgo un’audizione pubblica presso l’Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo (PACE), organizzata dal Committee on Social, Health and Family Affairs, alla quale l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) era invitata a rispondere sulla gestione della pandemia.  Dopo l’intervento di Wolfgang Wodarg (già Presidente della Commissione sanità del Parlamento europeo) – che ha sollevato il problema – e le prime risposte di Keiji Fukuda dell’OMS e Luc Hessel rappresentante delle Industrie di vaccini europee, si è aperto un ampio e vivace dibattito che ha coinvolto personalità di vari paesi europei. La discussione ha messo in luce un clima diffuso di perplessità per le scelte fatte dall’OMS e per il ruolo svolto dall’industria in tutta questa vicenda. Ci auguriamo che sia l’inizio di un’ampia riflessione sugli attuali meccanismi delle decisioni di sanità pubblica e sugli effetti dei legami tra gli esperti delle commissioni dei più alti livelli decisionali e l’industria farmaceutica. Si tratta di un evento di particolare interesse, da seguire con attenzione. La stampa italiana non ne ha dato notizia.

Vedi tutta la documentazione sull’udienza

Leggi il commento di Paul Flynn (parlamentare del Regno Unito)

 

– contratti per i vaccini pandemici

La “riservatezza” di cui sono stati e sono tuttora oggetto, i contratti con l’industria del farmaco di molti governi per approvvigionarsi di vaccini contro la pandemia, ha suscitato vivaci discussioni. Su AttentiAllBufale si possono trovare i contratti italiano, francese e tedesco, il commento del Maestro Sun Tzu e tanto altro.

Vedi la “pesca al contratto” su AttentiAlleBufale

 

– inchiesta di Falò sulla pandemia

La trasmissione della Svizzera italiana Falò, ha mandato in onda lo scorso 25 febbraio un servizio di inchiesta sulla recente pandemia. Un servizio ricco di interviste a esperti indipendenti come Tom Jefferson della Cochrane Collaboration e a diversi Parlamentari europei. Il tedesco Wolfgang Wodarg – già presidente della Commissione sanità del Parlamento europeo, estensore della mozione per chiedere chiarimenti all’OMS sulla gestione della pandemia – fa notare che la scomparsa improvvisa del criterio di gravità (elevata morbilità e mortalità) dalla definizione di pandemia, ha abbassato drasticamente la soglia dell’allerta mondiale, facendo scattare la macchina degli “affari”.  Il senatore polacco Piotr Wach spiega come mai il suo governo si è rifiutato di  acquistare il vaccino pandemico e riferisce che, nonostante ciò, nel suo paese i casi di influenza suina sono stati ugualmente frequenti o forse meno che altrove.  La svizzera Liliane Maury Pasquier, presidente della Commissione sanità del Parlamento europeo, si dichiara insoddisfatta delle risposte dell’OMS durante l’udienza del 26 gennaio e sottolinea che “da una decina d’anni l’OMS ha introdotto il PPP (Partenariato Pubblico Privato). E’ un po’ come invitare la volpe in un pollaio ma è colpa degli Stati che non hanno voluto dare all’OMS le risorse per avere i suoi esperti. L’OMS ha dovuto trovare altrove i mezzi per finanziare le sue attività”. Una vicinanza tanto stretta porta con sé qualche rischio? Certo non rasserena la carrellata di Falò sui legami tanto stretti – non sempre dichiarati – di vari esperti dei Comitati per le strategie vaccinali dell’OMS con l’industria che produce i vaccini. L’inchiesta si sposta poi a La Gloria in Messico, epicentro della pandemia. La poca chiarezza sulle cause delle gravi infezioni respiratorie che hanno colpito allora e tuttora colpiscono la popolazione intossicata dall’inquinamento industriale, malnutrita e mal curata, aumentano la sensazione di una vicenda dai contorni confusi ben lontana dalle certezze granitiche che ci vengono trasmesse dalle notizie ufficiali.

Guarda il servizio di Falò

 

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Lettera n. 8 – gennaio 2010

 

Indice

 

  1.  il nuovo programma nazionale sull’Educazione medica continua (ECM)

  2.  limitare l’influenza dell’industria sull’ECM: proposte negli USA

  3.  formazione libera da influenze dell’industria … finanziata dalla Pfizer?

  4.  come manipolare il sistema

  5.  chiesta un’indagine sulla gestione della ‘pandemia’

  6.  esperti WHO e industria

  7.  tre domande sulla pandemia dal Sole 24 ore Sanità

  8.  farmacovigilanza in Europa in mano alle case farmaceutiche? 

  9.  non tutto è influenza, anzi pochissimo

10.  Europa: la gestione dei farmaci passa alla Direzione Generale della Salute!

11.  da guardare

12.  da leggere

 

 

1. il  nuovo programma sull’Educazione medica continua (ECM)

Alla Conferenza di Cernobbio dello scorso settembre, sono state discusse le nuove proposte della Commissione nazionale per la formazione continua (CNFC). La prima novità è  l’accreditamento dei provider, i soggetti organizzatori e produttori di formazione ECM. Le altre novità essenziali riguardano le regole per controllare la qualità formativa degli eventi e il conflitto di interessi. E’ previsto ad esempio che i relatori dichiarino nella loro 1° diapositiva l’eventuale conflitto di interessi e che le aziende non possano pagare i relatori, né la partecipazione dei medici ai convegni. Ma per fronteggiare lo strapotere delle aziende del farmaco non potranno bastare criteri più o meno restrittivi di controllo della qualità e di barriere formali al conflitto di interessi; solo una chiara volontà politica a sostegno della esclusiva sponsorizzazione pubblica della ECM potrebbe riuscire in questo intento e questa a Cernobbio non si è vista. Inoltre la richiesta che i provider debbano essere professionisti della formazione, taglia fuori di fatto tutte le piccole realtà locali, autonome e gestite a basso costo. Sembra che si vadano delineando due sistemi: uno Nazionale, esterno alle organizzazioni sanitarie, a programmazione “libera”, metodologia prevalentemente residenziale, costi elevati, sponsorizzato dalle industrie, difficilmente valutabile dal punto di vista della qualità e del conflitto di interessi e un altro Regionale, interno alle organizzazioni sanitarie, con prevalente metodologia della formazione sul campo, costi bassi, quindi senza sponsorizzazioni esterne e più facilmente valutabile. Quale sistema realizzerà meglio l’analisi dei bisogni? Chi farà la scelta delle priorità effettivamente più necessarie? Peccato poi che l’ECM regionale sia una realtà solo nelle solite Regioni più “virtuose”.

Leggi la nota di Laura Reali scritta per l’Associazione Culturale Pediatri (ACP) e per Quaderni acp, che hanno gentilmente autorizzato la pubblicazione sul nostro sito

 

2. limitare l’influenza dell’industria sull’ECM: proposte negli USA

Negli USA continua la discussione su come proteggere la formazione medica (ECM) dagli interessi commerciali. Morris e Taitsman (dell’Office of Inspector General, Department of Health and Human Services, Washington, DC) hanno illustrato di recente sul NEJM la situazione e le principali proposte negli USA. Dalla completa esclusione della sponsorizzazione commerciale che richiede il pagamento dei medici della propria formazione – come accade per altre professioni – alla possibilità di programmi ECM sponsorizzati togliendo però all’industria la possibilità di intervenire sull’Agenda, ad esempio attraverso il pooled-funding. Cioè un meccanismo per il quale le Organizzazioni indipendenti raccoglierebbero le donazioni e, attraverso un processo oggettivo e trasparente, distribuirebbero poi le sovvenzioni in base ai meriti dei programmi ECM, senza permettere ai ‘donatori’ di  decidere quale programma sponsorizzare. Ma questo meccanismo, così come altri attuabili in tempi brevi, non garantirebbe del tutto l’esclusione di un’influenza commerciale. Gli Autori si augurano che la professione medica sappia un giorno evitare il supporto dell’industria all’ ECM. Fino a che ciò non avverrà non ci sarà una soluzione ideale. Tuttavia il meccanismo del pooled-funding potrebbe offrire per ora un compromesso nel tentativo di separare la preoccupante sovrapposizione tra educazione e marketing.

Leggi la traduzione sintetica di Vittorio Fontana

Leggi l’extract dell’articolo del NEJM

 

3. formazione libera da influenze dell’industria … finanziata dalla Pfizer?

La Stanford University ha annunciato con soddisfazione il suo nuovo progetto di educazione medica non influenzata dall’industria del farmaco. Sorprendentemente il progetto prevede un finanziamento di 3 milioni di dollari da parte della Pfizer. Ne ha dato notizia il New York Times lo scorso 11 gennaio. Philip Pizzo, Direttore della Stanford, ha dichiarato che i programmi di formazione non riguarderanno  temi scelti dall’industria come nel passato, sarà quindi “un cambiamento fondamentale”. David Rothman apprezza il fatto che la Stanford sia ancora una volta ‘capofila’, ma confessa di essere sorpreso che la Pfizer faccia una cosa simile in modo incondizionato. Molto più critica è Adriane Fugh-Berman che parla di un “annuncio auto-ironico” e osserva che la Pfizer ha i suoi maggiori prodotti in due delle aree indicate dai programmi della Stanford: la cessazione del fumo e le malattie cardiache e che l’interesse di questa Ditta nel trovare i modi migliori per manipolare o medici, è ben conosciuto. Lo stesso Pizzo ammette di essere allo stesso tempo ottimista e scettico e che bisognerà vedere se il progetto funziona. Per Arnold Relman “se è vero – ed è un grande grande se – che questo denaro viene dato senza alcun interesse e senza nessun obbligo, si può sostenere che questo sia ben fatto”. “Ma – prosegue Relman –  non è una buona idea per una professione che dice di voler essere indipendente e affidabile e una fonte attendibile di informazione sui farmaci, prendere soldi dalle compagnie farmaceutiche a qualsiasi condizione.

Leggi l’articolo del New York Times

Leggi la traduzione sintetica di Luisella Grandori

 

4. come manipolare il sistema

La British American Tobacco (BAT) e altre imprese alleate hanno influenzato il processo di formazione delle politiche dell’Unione Europea (UE), rendendo obbligatoria una valutazione d’impatto di stampo imprenditoriale. Il fatto che tutte le decisioni politiche importanti dell’UE debbano essere valutate attraverso questo quadro che ricalca l’analisi costi-benefici, offre alle grandi imprese un vantaggio unico nel suo genere. Ciò accresce la probabilità che l’UE adotti politiche che favoriscono gli interessi delle grandi società, compresi i fabbricanti di prodotti nocivi per la salute, anziché gli interessi dei suoi cittadini. Questo è quanto risulta da uno studio pubblicato su PLoS Medicine di gennaio. Gli autori sono arrivati a queste conclusioni analizzando i documenti interni della British American Tobacco (BAT), divulgati a seguito di una serie di cause intentate negli Stati Uniti ed esaminando nel contempo la letteratura in materia e interviste con soggetti interessati.

Leggi la traduzione dell’abstract in italiano su PLoS

Leggi l’articolo intero su PLoS medicine

 

5. chiesta un’indagine sulla gestione della ‘pandemia’

Il Presidente della Commissione sanità del Consiglio d’Europa, il tedesco Wolfang Wodarg, ha chiesto un’indagine per verificare “il ruolo delle case farmaceutiche nelle decisioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)”. In particolare si riferisce alla gestione della recente ‘pandemia’. Wodarg aggiunge che “Le maggiori aziende farmaceutiche sono riuscite a piazzare ‘i propri uomini’ negli ‘ingranaggi’ dell’OMS e di altre influenti organizzazioni”. Ne da’ ampia notizia il Daily Mail, che lo scorso anno aveva anche rivelato che Sir Roy Anderson, un consulente del governo britannico sull’influenza suina, fa parte del consiglio di amministrazione della GSK (Glaxo Smith Kline), azienda farmaceutica che produce anche vaccini antipandemici. La GSK ha replicato che le accuse sono ‘sbagliate e infondate’. In realtà legami tanto stretti – e spesso non dichiarati – tra l’industria farmaceutica e chi ha ruoli tanto rilevanti per la salute pubblica, lasciano perplessi. E viene da chiedersi se basti dichiararli o non sarebbe invece meglio evitarli, specialmente nelle Commissioni che prendono decisioni ai livelli più alti.

Leggi l’agenzia AGI

Leggi la traduzione dell’articolo del Daily Mail dal sito di ComeDonchisciotte

Leggi l’articolo originale sul Daily Mail

 

6. esperti WHO e industria

Il sito di AttentiAlleBufale è diventato un Blog dove – oltre ai post – si possono trovare tutti i documenti contenuti in precedenza nel sito e la posta del Maestro Sun Tzu.  Di particolare interesse, tra i post di dicembre, quelli sui conflitti di interesse degli esperti del Comitato SAGE (Strategic Advisory Group of Experts) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). I post sono scritti sia in inglese che in italiano (l’italiano segue l’inglese, basta scorrere).

Pandemic WHO = Big Pharma?
Esperti WHO e industria: un aggiornamento

Nella Home page è possibile iscriversi alla Newsletter per ricevere le migliori dritte di Sun Tzu.

 

7. tre domande sulla pandemia dal Sole 24 ore Sanità

Uno speciale pandemia sul Sole 24 ore Sanità del 12 gennaio, illustra i punti salienti delle polemiche che stanno travolgendo i Governi e l’OMS. Mentre diversi paesi europei svendono i vaccini o disdicono gli ordini, nei Governi e nella comunità scientifica cresce la perplessità sulle decisioni dell’OMS. Nel nostro parlamento c’è chi, come Gasparri, parla di “scandalo vaccini” e di “manovre speculative a livello planetario di spregiudicate multinazionali”. Per Silvio Garattini, che difende l’utilità della vaccinazione, “l’OMS ha sbagliato, lanciando subito l’allarme ‘pandemia’ che ha spaventato tutti e non ha giustificazioni, visto che si è capito presto che l’influenza era molto blanda e i morti erano relativamente pochi”. Tom Jefferson – della Cochrane Collaboration – denuncia la scarsa trasparenza nella gestione della pandemia, dalla modifica in corsa della stessa definizione di pandemia, alla segretezza sui 18 nomi dei membri dell’Emergency Committe, fino ai conflitti di interesse non dichiarati di alcuni esperti dell’alto comitato strategico sui vaccini (il SAGE). Nonostante sia stata bombardata da informazioni contradditorie e confondenti, la popolazione italiana sembra aver reagito con maturità e capacità critica, stando ai risultati dell’indagine Key-Stone su 600 famiglie. Infine il Sole 24 ore Sanità pone tre domande interessanti: 1) chi sono i 18 membri dell’Emergency Committee che ha sostenuto il direttore generale dell’Oms nella decisione di innalzare al massimo l’allerta pandemica l’11 giugno?; 2) è giustificato il segreto che copre i loro nomi?; 3) perché, nonostante l’allarme, l’Oms non ha scoraggiato subito i viaggi per circoscrivere i focolai di epidemia, come avvenne nell’aprile 2003 per la Sars? Speriamo che qualcuno risponda.

Leggi “La pandemia delle polemiche” sul Sole 24 ore Sanità

Leggi le tre domande del Sole 24 ore Sanità

Vedi i risultati della ricerca di Key-Stone

 

8. farmacovigilanza in Europa in mano alle case farmaceutiche?

Prescrire International ci informa che la Comunità Europea ha proposto di affidare alle case farmaceutiche la sorveglianza post-marketing dei farmaci che esse stesse producono. Ciò comporterebbe il rischio che le Ditte nascondano l’evidenza di reazioni avverse che potrebbero danneggiare le vendite. Sarebbe una riforma dannosa del sistema di farmacovigilanza che non terrebbe conto del vistoso conflitto di interessi. Invece di rafforzare l’attuale rete di farmacovigilanza istituzionale, la Commissione Europea propone di bypassarla.

Leggi la nota su Prescrire International

 

9. non tutto è influenza, anzi pochissimo

Quanta di quella che chiamiamo comunemente “influenza” è dovuta ai virus influenzali? Ben poca. Dalla revisione Cochrane pubblicata di recente sul British Medical Journal, risulta che sia solo il 10-15%.  I sintomi sono gli stessi ma i microrganismi che li possono causare sono tanti. Alcuni li conosciamo bene, molti altri non sono noti. Che cos’è allora ciò che siamo abituati a chiamare influenza? Non lo sappiamo e per lo più è altro. I risultati della revisione sono stati illustrati sul Sole 24 ore Sanità (7 dicembre 2009) da Tom Jefferson, della Cochrane Collaboration. “Il frutto tangibile della negazione mediatica della microbiologia, è l’impressione – rafforzata da una ricerca ossessiva e spesso scriteriata di uno fra centinaia di microrganismi – che al mondo l’unica causa delle sindromi influenzali sia l’influenza”, dice Jefferson, che conclude così: “Alla domanda quante delle morti attribuite al virus influenzale pandemico nelle casistiche citate dai media e dagli operatori mediatici hanno riscontri microbici a tutto spettro, nessuno mi sa rispondere. Alle volte è difficile stabilire la causa di morte anche con reperti autoptici […]. Si ha l’impressione che di recente la morte di chiunque abbia un test positivo al virus pandemico venga d’ufficio attribuita al virus. Se la realtà fosse così semplice, i vaccini anti-influenzali non avrebbero bisogno né di pubblicità né di revisioni Cochrane. La scienza è fatta di ipotesi che poi vengono accantonate sulla base di incertezze che partoriscono nuove ipotesi che a loro volta vengono alla fine anch’esse accantonate. Non ci credete? Ci vediamo tutti stasera per un bel po’ di salassi con sanguisughe di prima qualità. Inoltre, camminando per la strada, state attenti alla sporcizia e ai miasmi da essa sprigionantisi. Sono la causa della malaria, del colera e di quella strana condizione chiamata influenza. Anche se un mio amico sostiene che questa sia causata dalla congiunzione degli astri”.

Leggi la sintesi-commento di Luisella Grandori

 

10. Europa: la gestione dei farmaci passa alla Direzione Generale della Salute!

Dopo anni di richieste da parte di numerosi soggetti preoccupati per la salute dei cittadini europei, la gestione dei farmaci e presidi medici è stata spostata dalla Direzione Generale Imprese e Industria alla Direzione Generale della Salute e dei Consumatori. Anche Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche M. Negri, aveva sollevato in più occasioni il problema. Inuna lettera aperta scritta nel 2004, allertava sul pericolo costituito da fatto che l’Agenzia del farmaco europea (EMEA) facesse capo direttamente alla Direzione dell’Industria. I Bollettini indipendenti di informazione sul farmaco (ISDB) e Medicines in Europe Forum si complimentano con José Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea, per la sua decisione. Ci complimentiamo anche noi.

Leggi la lettera di ISDB e Medicines in Europe Forum

 

11. da guardare

– tutto il congresso di Bologna online

Tutti i materiali del congresso sui conflitti di interesse tra medici e industria che si è tenuto a Bologna il 27 novembre scorso, sono stati messi online sul sito del Centro Salute Internazionale dell’Università di Bologna. Oltre alla sintesi scritta degli interventi, si possono trovare le diapositive e i video delle presentazioni.

Guarda i materiali del congresso

 

– questo vaccino è una truffa, dice il Ministro della sanità polacco

L’intervento che Ewa Kovacz, Ministro della sanità polacco, ha tenuto il 5 novembre in Parlamento sui vaccini contro l’H1N1, ha fatto in poche ore il giro del mondo su YouTube. La Ministra ha esordito dicendo che durante vent’anni di lavoro come medico di famiglia, la sua priorità è sempre stata: “prima di tutto non nuocere” e va avanti …  “Qual è il dovere di un Ministro della Sanità? Firmare un accordo nel migliore interesse del popolo polacco o nel migliore interesse delle compagnie farmaceutiche?”  Si è lamentata poi del fatto che ancora non si hanno studi sufficienti sui vaccini contro l’H1N1. E se sono sicuri perchè chi li produce non si vuole prendere responsabilità in caso di danni e la scarica su chi li acquista? Una bella domanda.

Guarda il video con i sottotitoli in inglese

Leggi l’articolo su Repubblica

 

12. da leggere

– occhio al codice!

Dopo tre edizioni de Il Codice Violato, nel 2001, 2004 e 2008, IBFAN (International Baby Food Action Network) Italia ha deciso di riempire i vuoti tra un’edizione e la successiva con una pubblicazione da far uscire ogni anno in occasione della Settimana Mondiale per l’Allattamento. Si tratta di una breve rassegna dei diversi tipi di violazioni del Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte materno rilevate nel corso dell’anno, comprese le violazioni dello spirito del Codice, e di una serie di altre notizie, buone o cattive che siano, interessanti per chi si occupa di protezione dell’allattamento al seno. La pubblicazione sarà solo in formato elettronico, scaricabile dal sito di IBFAN Italia (www.ibfanitalia.org) oppure ottenibile su richiesta alla Segreteria (segreteria@ibfanitalia.org).

Leggi la pubblicazione di IBFAN del 2009 

 

– non dimenticare e vigilare

Il 27 gennaio, giornata della memoria, per ricordare quando si aprirono i cancelli di Auschwitz nel 1945 e molti fecero fatica a credere a quello che vedevano.

Primo Levi nel suo libro “I sommersi e i salvati” ammonisce a vigilare perchè l’orrore avvenuto può tornare a ripetersi in modi e luoghi diversi. Ci dice che ci sono segnali a cui stare attenti, come uno spostamento inavvertito del confine della morale che può portare  grandi masse di persone ad accettare che si compiano efferatezze mostruose. “Basta non vedere, non ascoltare, non fare” per permettere che tutto ciò accada di nuovo. Qualunque essere umano, qualunque governo, in qualunque tempo può diventare un mostro, un carnefice dei suoi simili. Siamo sicuri che non ci siano oggi nel mondo situazioni del genere? Stiamo guardando, ascoltando, facendo abbastanza? I custodi dei campi, gli SS “erano fatti della nostra stessa stoffa, erano esseri umani medi, mediamente intelligenti, mediamente malvagi: salvo eccezioni non erano mostri, avevano il nostro viso, ma erano stati educati male. Erano in massima parte gregari e funzionari rozzi e diligenti, alcuni fanaticamente convinti del verbo nazista, molti indifferenti o paurosi di punizioni o desiderosi di fare carriera, o troppo obbedienti. Tutti avevano subito [una] terrificante diseducazione …”  (Primo Levi, I sommersi e i salvati)

Vedi la scheda de I sommersi e i salvati

 

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Lettera n. 7 – novembre 2009

 

Indice

 

  1. eziopatogenesi, terapia e prevenzione del conflitto di interessi tra medici e industria

  2. appello contro la pubblicità sui farmaci diretta al pubblico 

  3. nuove regole per dichiarare i conflitti di interesse sulle riviste mediche

  4. non trasformiamo gli anziani in pazienti

  5. le relazioni con l’industria delle Associazioni Medico Scientifiche 

  6. non è farina del tuo sacco!

  7. informazioni perse per strada: quello che i bugiardini non dicono

  8. le 1001 notte

  9. speciale pandemia

  10. da guardare

 

 

1. eziopatogenesi, terapia e prevenzione del conflitto di interessi tra medici e industria

Questo è il titolo originale di un congresso organizzato da Prometeo (Associazione degli studenti di medicina di Bologna), il Centro Salute Internazionale dell’Università di Bologna e i Nograzie.  L’apertura è affidata alla lettura magistrale di Gianni Tognoni, a cui seguono tre sessioni dedicate all’informazione rivolta ai medici, la ricerca e la formazione. Ogni sessione è articolata in una prima parte che descrive il tema e le sue criticità e una seconda in cui si illustrano esempi ed esperienze pratiche per superare le difficoltà. Nella locandina si spiega come è stato realizzato l’evento e perché non sono stati chiesti finanziamenti a sponsor con interessi commerciali. Un congresso all’insegna della “serietà e della sobrietà”. Come dice il titolo, individuate le cause (l’eziopatogenesi) si può fare terapia e soprattutto prevenzione del conflitto di interessi tra medici e industria. Questa è la nostra scommessa!

Vedi la locandina del congresso 

 

2. appello contro la pubblicità sui farmaci diretta al pubblico

Nel dicembre 2008 la Commissione Europea ha approvato una proposta di legge che prevede  la revoca del divieto della pubblicità sui farmaci da prescrizione attualmente in vigore, autorizzando l’industria farmaceutica a fornire ai cittadini informazioni sui farmaci che si possono ottenere solo con ricetta medica. La proposta, prima di essere trasformata in direttiva, e quindi obbligatoriamente in leggi nazionali, dovrà passare al vaglio del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea (vedi l’articolo di Adriano Cattaneo). I Nograzie, insieme ai Bollettini sul farmaco, l’ACP (Associazione Culturale Pediatri) e WONCA (Global family doctor), hanno scritto una lettera alle Istituzioni italiane coinvolte nella decisione per spiegare i gravi rischi della pubblicità sui farmaci e chiedere che l’Italia esprima parere contrario e – se vuole proteggere la salute dei cittadini –  investa risorse pubbliche adeguate per produrre informazioni imparziali ed esaustive sui farmaci e sulle malattie, affidando il compito a professionisti competenti e senza legami economici con l’industria del farmaco.

Leggi la lettera

Il Movimento Consumatori e ISDE (Medici per l’ambiente) hanno aderito all’appello.

 

3. nuove regole per dichiarare i conflitti di interesse sulle riviste mediche

Il 13 ottobre 2009, i direttori di tutte le riviste dell’International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE) hanno pubblicato simultaneamente un editoriale che detta le nuove regole per la dichiarazione dei conflitti di interesse degli autori. Sono norme severissime che prevedono l’esplicitazione dei legami finanziari degli autori con enti commerciali che possono avere qualsiasi interesse nel lavoro da pubblicare fino ai 36 mesi dalla data della presentazione del manoscritto. Dai regali, agli onorari, ai rimborsi per viaggi e soggiorni, all’eventuale pagamento o aiuto all’autore (o all’istituzione di appartenenza) per il lavoro presentato, da parte di un ente esterno (es. sussidi, monitoraggio dei dati, disegno dello studio, preparazione del manoscritto, analisi statistica, ecc.), fino a qualsiasi legame finanziario simile che coinvolga il coniuge o i figli minori di 18 anni. Ma anche i rapporti rilevanti non finanziari (personali, professionali, politici istituzionali, religiosi o altri) che un lettore dovrebbe conoscere rispetto al lavoro pubblicato.

Leggi la traduzione sintetica di Sergio Conti Nibali

Leggi l’editoriale congiunto

 

4.  non trasformiamo gli anziani in pazienti

Michael Oliver, in un articolo del BMJ (BMJ 2009;338:b873) intitolato Non trasformiamo gli anziani in pazienti, riprende la domanda sollevata su Lancet nel 2008 “prevenire è meglio che curare?” (vedi la traduzione di Danilo Telò) Perfino gustoso l’incipit in cui Oliver descrive anziani pensionati convinti di essere in buona salute convocati dal proprio medico di base per un check-up annuale e trasformati in  ipertesi, dislipidemici o altro, accusati di fare troppo poco esercizio, di mangiare disordinatamente, di bere troppo. Quindi avviati a esami diagnostici o messi in terapia con farmaci. Solo pochi non saranno considerati a rischio per qualche cosa. Eccoli quindi quei poveri anziani  entrati sani,  uscire dallo studio medico come pazienti e  tornare  a casa spaventati  forse mai più in grado di invecchiare serenamente. Che razza di medicina è questa? – si chiede Oliver – dove la politica prevale sulla professionalità, l’ossessione per i target governativi si sostituisce al buon senso e il paternalismo rimpiazza la responsabilità personale? Sembra che la maggior parte dei Governi occidentali consideri tutte le persone al di sopra dei 75 anni come pazienti. Oliver conclude che l’azione preventiva può essere irrilevante e persino pericolosa nelle persone anziane. Doveroso il tributo finale a Ivan Illich che, parlando di medicalizzazione della vita nel suo Nemesi medica, nel 1976, aveva già capito tutto. Da rileggere, Illich.

Leggi tutto il commento di Vittorio Fontana

 

5. le relazioni con l’industria delle Associazioni Medico Scientifiche

David Rothman, autorevole rappresentante del Collegio dei Medici e Chirurghi della Columbia University, enuncia – sul JAMA dell’aprile 2009 – una serie di regole (un vero e proprio decalogo) che dovrebbero evitare quanto più possibile conflitti di interesse fra le Società Medico Scientifiche  e l’Industria farmaceutica. Le Società Medico Scientifiche svolgono un ruolo ‘vitale’ nell’aggiornamento clinico, sostengono corsi ECM, offrono borse di studio e corsi di aggiornamento e di studio, emanano periodicamente linee guida e raccomandazioni che sono un punto di riferimento importante. Così tutti si aspettano che linee guida e raccomandazioni siano state formulate con i criteri della medicina basata sulle evidenze, al di fuori di ogni influenza di mercato. Vi è da più parti un sentore diffuso che l’ingerenza dell’industria possa compromettere l’autonomia del processo clinico decisionale, dal momento che gli estensori di queste ‘regole’ sono ampiamente finanziati dall’industria nei loro viaggi, pernottamenti, attività sociali e altro.

Leggi la traduzione di Giovanni Peronato

Leggi l’abstract sul JAMA

 

6. non è farina del tuo sacco!

Nel luglio 2009 la Corte Federale degli US ha deciso di desecretare circa 1500 documenti relativi ad articoli scientifici anonimi (ghostwriting) successivamente ‘autorizzati’ da personaggi del mondo accademico e pubblicati strategicamente su importanti riviste scientifiche. PloS Medicine si è trovata a partecipare, con la parte lesa,  alla causa processuale che vede coinvolte case farmaceutiche produttrici di ormoni per la terapia estrogenica sostitutiva e alcune donne trattate, che successivamente hanno contratto un cancro alla mammella. Per questo motivo è stato possibile l’accesso a numerosi documenti interni all’Industria farmaceutica. La stampa ha dato rilievo a questa vicenda come testimonia l’articolo apparso sul New YorkTimes del 4 agosto scorso, che spiega come Wyeth, all’inizio di questo millennio, abbia spinto oltremodo le donne all’uso degli estrogeni in post menopausa, facendo leva su decine di articoli fatti scrivere da apposite agenzie terziste (Writing Company). Gli articoli venivano poi proposti e firmati da importanti esponenti del mondo accademico. Nel numero di settembre di PloS Medicine, è uscito un Editoriale tutto incentrato sul fenomeno del ghostwriting.

Leggi tutto l’articolo di Giovanni Peronato

Leggi l’editoriale di PloS Medicine

Leggi l’articolo del New York Times

 

7. informazioni perse per strada: quello che i bugiardini non dicono

 “Lost in Trasmission“, parafrasando il recente film di Sofia Coppola, sul NEJM del 29 ottobre scorso Lisa Schwartz e Steven Woloshin alludono a tutte le informazioni che FDA possiede sulla sicurezza dei farmaci approvati e che non arriveranno mai ai medici interessati. Gli autori affermano come non occorrerebbe spendere un euro (o un dollaro) in più per avere maggiori informazioni sugli effetti collaterali dei principi attivi, basterebbe che FDA fornisse tutti i dati in suo possesso e soprattutto lo facesse in modo chiaro ed accessibile. La modalità più comune per comunicare i dati su un farmaco è il foglietto illustrativo contenuto nella confezione. Purtroppo esso riporta informazioni fornite dalla ditta che commercializza il prodotto ed FDA si limita ad approvarne il testo, anche se il Senato degli USA chiede che il foglietto venga redatto da “parte disinteressata”. Gli esperti dell’FDA, che valutano gli studi presentati dalle ditte per autorizzare i farmaci, hanno condotto di recente un interessante esperimento. Hanno provato a  riassumere in modo comprensibile ed essenziale i dati degli studi ed hanno suggerito all’FDA di usare questo tipo di approccio nella comunicazione con i medici. La Direzione dell’FDA sta decidendo se adottare tale metodo. Nell’articolo del NEJM vengono riportati gli esempi relativi a tre farmaci.

Leggi la sintesi adattata da Giovanni Peronato

Leggi l’articolo sul New Engl J Medicine [free full text]

 

8. le 1001 notte

A mollo nel Mar Morto, sotto il cielo stellato di una calda notte di fine maggio, senza muovere braccia o gambe, senza bisogno di nuotare, ma solo di rilassarmi, sono tenuto in equilibrio dalla spinta dell’acqua e mi sento bene: sono contento. Può questa esperienza essere legata a come pratico la medicina? Può realmente influenzare il mio modo di fare diagnosi e trattare i pazienti? La risposta nel racconto tratto da un articolo natalizio del BMJ scritto da Giannakakis, un medico di famiglia in vacanza sul Mar Morto, insieme a Ioannidis, esperto di EBM e probabilmente una delle migliori firme della medicina contemporanea. L’articolo è stato pubblicato diversi anni fa ma le aziende farmaceutiche continuano ad occuparsi dei bisogni materiali dei medici. Per chi sospetta che una vacanza sul Mar Nero possa influenzare la praticata quotidiana, e crede che così non dovrebbe essere, una buona notizia: un’educazione continua in medicina diversa, sicuramente meno emozionante, è possibile (vedi la proposta dei Nograzie).

Leggi l’articolo di Luca Iaboli

 

9. speciale pandemia

– per una vaccinazione contro le pandemie di norme in assenza di evidenze

Nell’editoriale di Informazioni sui farmaci n. 4, Gianni Tognoni parla, tra l’altro, di influenza suina e si chiede come sia possibile che, in tempi di EBM e di “governance globale”, si possa essere spettatori di una “campagna massiccia di disinformazione collettiva e globale, più ancora che nei contenuti, nei metodi”. Ma la sua – spiega Tognoni – “non è una riflessione sull’influenza suina. L’influenza suina è un punto di partenza”, il suo contributo vuol essere metodologico e rimandare a un atteggiamento che sulle pagine di Informazioni sui farmaci (Bollettino indipendente) non ci si stanca di riproporre: il disincanto. “Che è il contrario della rassegnazione. E’ il chiamare le cose per nome. Non credere mai che le ‘emergenze’ siano motivo per sospendere le regole. Al contrario. Impongono di averle rigorosamente presenti, per usarle in modo intelligente: non solo, possibilmente, da spettatori o da ‘lettori critici’ di articoli”. Il titolo è anche una conclusione, ci vorrebbe davvero “una vaccinazione contro le pandemie di norme in assenza di evidenze”.

Leggi l’editoriale di Gianni Tognoni  

 

– una pandemia titubante

Dialogo sui Farmaci (altro Bollettino indipendente) illustra le tante perplessità sulla “pandemia” che si sta diffondendo lentamente in Europa (che per ora appare assai meno grave di quanto previsto), sui vaccini adiuvati in bambini e gravide, sulla confezione multidose e sul consenso informato scritto. L’editoriale conclude dicendo: “Si tratta di scelte che, inevitabilmente, indurranno perplessità sia nella popolazione che negli operatori sanitari che sono chiamati a vaccinarsi per primi. Sono stati presaghi di quanto sta avvenendo non solo in Italia”. Sul sito di Dialogo sui farmaci si può trovare una sezione a libero accesso dedicata all’influenza pandemica dove ci sono articoli, pubblicazioni, circolari e aggiornamenti

Leggi l’editoriale di Dialogo sui farmaci

Vai alla sessione sull’influenza pandemica

 

– investire risorse nelle misure non farmacologiche

Il gruppo per le Infezioni respiratorie acute della Cochrane Collaboration, ha aggiornato la revisione sull’efficacia degli interventi fisici per interrompere la diffusione dei virus respiratori. Ha concluso che l’implementazione a lungo termine di alcune misure per interrompere o ridurre la diffusione dei virus respiratori può essere difficile. Tuttavia interventi molto semplici e di basso costo riducono la trasmissione delle epidemie da virus respiratori. Dovrebbero essere investite più risorse per studiare quali interventi fisici siano più efficaci, flessibili e costo/efficaci per minimizzare l’impatto delle infezioni respiratorie.

Leggi l’articolo sul BMJ [free]

 

– operazione pandemia?

Questo il titolo provocatorio di una nota di redazione di Torinomedica, introduce la traduzione in italiano dell’intervista del Center for medical consumers di New York a Tom Jefferson (ricercatore della Cochran vaccines field). Nell’intervista Jefferson analizza i dati australiani e spiega perchè l’epidemia del nuovo H1N1 non può essere considerata una vera “pandemia” e come il cambiamento nella definizione dell’OMS – che non comprende più l’enorme numero di morti che prima la caratterizzava – possa trasformare in futuro qualsiasi epidemia influenzale in una pandemia con indicazione alla vaccinazione di massa. Quanto ai vaccini che dovrebbero essere usati anche per donne gravide e bambini – continua Jefferson – le informazioni sono insufficienti.

Leggi la nota di Torino Medica e l’intervista a Jefferson

Leggi l’intervista a Jefferson in lingua originale

 

– influenza: un caso eclatante di errore di identità  

Su Clinical Evidence del BMJ è comparso in ottobre un contributo di Tom Jefferson che mette in luce il cronico errore di identità nei riguardi dell’influenza. Sono ben più numerosi gli altri virus (e/o batteri?) che circolano durante la stagione cosiddetta “influenzale” che causano sintomi identici all’influenza. A quanto pare questo vale anche per la pandemia. Qual è la proporzione di infezioni (e ricoveri e morti) da H1N1/2009 rispetto alle altre? Quanti i casi dovuti ad altri microrganismi di cui spesso non si conosce neppure l’identità?

Leggi l’articolo sul BMJ

Leggi l’articolo su CBS news

 

– il Movimento Consumatori e Federconsumatori chiedono dati al Ministero

Il Movimento Consumatori e Federconsumatori hanno scritto il 21 ottobre al Ministero e all’AIFA per avere dati sull’efficacia e la sicurezza del vaccino pandemico. In particolare chiedono: su quanti pazienti è stato sperimentato il vaccino; quanto tempo è durata la sperimentazione; per quanto tempo dopo la somministrazione di una dose – come consigliato – si mantiene l’immunità; quali possono essere gli effetti collaterali; se l’adiuvante Squalene” è già stato sperimentato su donne in gravidanza o sui bambini. L’11 novembre segnalano che di non aver ricevuto ancora risposta.

Leggi la lettera dei Consumatori

 

– tutto ciò che possiamo fare è informare correttamente, dice l’ACP

L’Associazione Culturale Pediatri (ACP) ha prodotto una serie di note informative sui vari aspetti di questa nuova epidemia influenzale. Dalle caratteristiche della malattia nei vari paesi del mondo, a quelle dei vaccini, all’uso degli antivirali. Le incertezze su tutta la materia sono talmente tante, che “Tutto ciò che si può fare – dice l’ACP – è informare correttamente i medici e i cittadini su ciò che si sa e ciò che non si sa, lasciando a ciascuno la facoltà di decidere“. Un esercizio difficile, abituati come siamo a pretendere certezze.

Leggi le note informative sul sito dell’ACP

 

10. da guardare

– a Exit si parla di influenza suina

Nella puntata di Exit dell’11 novembre si è parlato di influenza suina. Il servizio di Francesca Nava illustra con chiarezza i tanti punti critici, dal cambiamento repentino dell’OMS della definizione di pandemia, alle incertezze sul vaccino, al contratto tra governo e Novartis, ai problemi connessi all’EMEA (Agenzia del farmaco europea), fino ai risvolti economici di tutta la vicenda. Numerose le interviste di particolare interesse che hanno dato spunto per un’accesa discussione coordinata in studio da Ilaria D’Amico.

Guarda il servizio di Francesca Nava

 

– occhio al pandemiometro

Attentilallebufale segnala un sito dal quale si può vedere “l’andamento in borsa e quindi il valore delle azioni delle maggiori industrie coinvolte in qualche maniera nella pandemia. In fondo alla pagina ci sono annotazioni, commenti e segnalazioni che (secondo Confucio) sono la parte più interessante di tutta la vicenda. L’indice è composito e segna verde o rosso a seconda dell’andamento. Da notare che è aumentato di quasi il 30% dall’inizio del tracking”.

Guarda sul sito di Attentiallebufale

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Lettera n. 6 – agosto 2009

Indice

 

  1. vuoi una formazione senza sponsor? firma la lettera dei Nograzie!

  2. timeo Danone et dona ferentes

  3. canguri, riviste taroccate, autori fantasma, mazzette, intimidazioni e … altro

  4. software per la cartella clinica in Medicina Generale: bocciati

  5le visite dei rappresentanti influenzano le prescrizioni?

  6. menopausa: autori fantasma per spingere la terapia ormonale

  7. il contenzioso su Fosamax arriva in giudizio

  8. sarà pandemia? intanto laviamoci le mani  

  9. buone notizie

  10. cattive notizie

  11. da leggere

  12. da vedere 

1. vuoi una formazione senza sponsor? firma la lettera dei Nograzie!

Le nuove proposte della Commissione nazionale ECM (educazione continua in medicina) verranno presentate pubblicamente a Cernobbio il 14 e 15 settembre. I Nograzie spediranno una lettera alla Commissione per chiedere una formazione a “sponsorizzazione privata zero”. Si dice che non possiamo fare a meno della sponsorizzazione privata. Ma quale formazione ha bisogno di sponsorizzazione? Ne hanno bisogno i grandi convegni, i workshop, gli eventi con relatori e viaggi internazionali, grandi cene, eventi mondani. Questo è anche il tipo di formazione risultata meno efficace e che meno incide sulla qualità delle cure. E’ nostra ipotesi invece che si possa fare completamente a meno della sponsorizzazione privata se l’ECM è organizzata: in lavoro a piccoli gruppi, in reparto, in ambulatorio, in laboratorio, nelle sedi dei servizi territoriali; con obiettivi di miglioramento della qualità dell’assistenza, che si raggiungono con gruppi di lavoro tra pari, basati sull’ esame critico e sul confronto della propria pratica clinica (audit e feed-back), con stage, con metodologie appropriate di formazione sul campo (progetti di miglioramento e di ricerca-intervento finalizzati a risolvere criticità, adozione concordata di protocolli, ecc).

Leggi la lettera dei Nograzie sull’ECM

per aderire scrivi a luisegra@tin.it indicando Nome, Cognome e Città in cui lavori

 

2. timeo Danone et dona ferentes

Un nuovo post, questa volta di Adriano Cattaneo, sul Blog Saluteinternazionale.info

Accanto all’eloquente immagine del cavallo di Troia, l’introduzione dice: “I due attuali giganti dell’industria degli alimenti per l’infanzia, Danone e Nestlè, si combattono a colpi di “health and nutritional claims” e di indecorose alleanze con operatori sanitari e rispettive associazioni per accaparrarsi fette di mercato. Ma le prospettive nei paesi ad alto reddito, dove nascono pochi bambini, non sono rosee. Naturale che si buttino sui mercati emergenti e popolosi dell’Asia, con strategie di marketing aggressive che contribuiscono a deprivare le donne del più antico dei beni comuni: il latte materno. Siamo corresponsabili di questa espropriazione?”

Leggi il post di Adriano Cattaneo (e i tanti commenti)

 

3. canguri, riviste taroccate, autori fantasma, mazzette, intimidazioni e … altro

I fatti sconcertanti collegati al “caso Vioxx” non finiscono mai. Tra risarcimenti miliardari pagati dalla Merck, la scoperta di nuovi ghost o guest author e intimidazioni, è venuta a galla una storia curiosa e inquietante. Ha riguardato inizialmente una sola rivista, l’Australasian Journal of Bone and Joint  Medicine, con tanto di board editoriale, distribuita da un gruppo di tutto rispetto come Elsevier. Cos’è che non va? George Jelinek, già membro della World Association of Medical Editors, e testimone per l’accusa, taglia corto e al processo definisce AJBJM un semplice veicolo pubblicitario. Successivamente viene fuori che nel catalogo Elsevier fra il 2000 ed il 2005 erano presenti altre pubblicazioni, sponsorizzate da una compagnia farmaceutica che apparivano in tutto e per tutto come indipendenti e peer reviewed. Le riviste “taroccate’ sarebbero in tutto nove, altre 13 sono già registrate ma ancora non uscite. Tra quelle già esistenti e quelle in cantiere, arriviamo a 22 … Che dire? Anche l’editoria scientifica fa la sua parte in questa corsa sfrenata al guadagno. Ai pazienti danneggiati dal Vioxx non rimane che  fare causa legale. Una ben magra consolazione per chi dovrebbe potersi fidare e “affidare” quando è ammalato.

Leggi l’articolo di Giovanni Peronato

Sulle riviste fantasma vedi anche sul sito di Attentiallebufale 1° puntata e 2° puntata

 

4. software per la cartella clinica in Medicina Generale: bocciati

La Regione Veneto ha finanziato con i fondi AIFA destinati alla farmacovigilanza una ricerca per valutare i contenuti informativi e di supporto alla prescrizione, dei software di gestione delle cartelle cliniche in medicina generale. È stata definita una griglia di 10 item con la quale sono stati analizzati 8 software tra quelli maggiormente impiegati in Italia. I risultati di questa analisi sono decisamente negativi. Le carenze riscontrate sono comuni, anche se in misura diversa, a tutti i software presi in considerazione. Sul numero di luglio di Dialogo sui farmaci sono stati pubblicati i risultati dello studio e le proposte per migliorare i software (l’articolo è accessibile ai soli abbonati).

Leggi la sintesi di Guido Giustetto dei risultati dello studio

5. le visite dei rappresentanti influenzano le prescrizioni?

E’ ampiamente documentato che i rappresentati del farmaco possano influire sulle abitudini prescrittive dei medici, ma sono scarse le dimostrazioni scientifiche di tale influenza, anche se l’industria farmaceutica è ben certa della sua esistenza, in forma più che positiva. Non si spiegherebbero altrimenti i 4.8 miliardi di dollari spesi nel 2000 negli USA per la promozione di farmaci attraverso il sistema delle visite porta a porta ai medici prescrittori. In uno studio condotto in Danimarca sono stati analizzati i dati relativi alla promozione di farmaci per l’asma, in particolare l’associazione di due prodotti indicata dalle Linee Guida sia degli USA che del Regno Unito. I risultati hanno dimostrato che le visite porta a porta ai GP sono realmente un mezzo efficace per influenzare le abitudini prescrittive, incrementare le vendite e per mantenere la quota di mercato.

Leggi la traduzione sintetica di Giovanni Peronato

 

6. menopausa: autori fantasma per spingere la terapia ormonale

Da tempo si dibatte su rischi e benefici della terapia ormonale sostitutiva (TOS) in menopausa per contrastarne i sintomi, come le vampate di calore. Sul dilemma, ormoni sì /ormoni no, si è scritto di tutto. E mentre si cercava di capire a chi dare retta, le industrie farmaceutiche hanno avuto la meglio. Ora una poderosa documentazione sul “ghostwriting”, quella consuetudine di affidare a scrittori fantasma (“ghost” in inglese) la scrittura (“writing”) di articoli scientifici per conto di industrie farmaceutiche, svela che i benefici della TOS sono stati in realtà gonfiati. PLoS Medicine, giornale medico online che fa parte della Public Library of Science, e il quotidiano New York Times, sulla base di questa documentazione, hanno portato la Wyeth in tribunale.  

Leggi la traduzione sintetica di Gianna Milano e Anna Molino

Leggi l’articolo sul New York Times

Leggi il post di Adriane Fugh-Berman su PLoS

 

7. il contenzioso su Fosamax arriva in giudizio

Sempre a caccia di scoop di argomento medico, Ray Moynihan, giornalista della Australian Broadcasting Corporation, ci informa, tramite il BMJ, dell’esistenza di una corrispondenza interna che rivela come Merck fosse a conoscenza dei possibili legami fra l’alendronato (commercialmente FOSAMAX®) e osteonecrosi della mandibola. Ma facciamo in passo indietro, fino al maggio 1996. L’alendronato è in commercio da alcuni mesi e i network USA gridano al miracolo: un farmaco che riduce le fratture osteoportiche del 50%. Questi dati vengono riportati con foga da telepredicatore evangelico, e poco importa se la cifra sconvolgente del 50% si riferisce al rischio relativo, non a quello assoluto. Quisquiglie, pinzillacchere, direbbe il principe De Curtis. In realtà i dati del rischio assoluto parlano di una riduzione di frattura attorno all’1-2% e solo per i soggetti a rischio (osteoporotici o già fratturati). Le vendite vanno alla grande e così il Fosamax compie il miracolo con un fatturato annuo che si aggira sui 3 miliardi di dollari (2.1 mld €). Ma i nodi stanno venendo al pettine ….

Leggi l’articolo di Giovanni Peronato con un’ampia prefazione sulla sicurezza dei bifosfonati

Leggi l’extract sul BMJ

8. sarà pandemia? intanto laviamoci le mani

Il nuovo virus influenzale A/H1N1, si è dimostrato per ora meno aggressivo della comune influenza stagionale. Diventa perciò difficile capire perché l’OMS abbia dichiarato lo stato di pandemia modificando addirittura i criteri della definizione, come spiega Tom Jefferson della Cochrane vaccines field, in un’intervista a Spiegel. Nessuno però può sapere se in futuro il virus si modificherà diventando pericoloso. Jefferson ricorda che gli strumenti  di provata efficacia per contenere il contagio sono le misure igieniche e di distanza sociale mentre sulla vaccinazione crescono le perplessità. Ernesto Burgio, direttore scientifico di ISDE, intervistato insieme a Jefferson e altri esperti da Gianna Milano per Panorama (30.7.2009), ritiene che vaccinazioni e antivirali potrebbero essere controproducenti, causando una pressione selettiva verso ceppi potenzialmente più aggressivi. Per Mauro Moroni, infettivologo di Milano “prevedere una pratica vaccinale che copra la totalità o quasi della popolazione sembra non riposare su presupposti epidemici sufficientemente validi”. Luisella Grandori, responsabile vaccinazioni dell’Associazione Culturale Pediatri, ribadisce che, per diventare aggressivo, il virus dovrebbe modificarsi, quindi i vaccini allestiti contro l’attuale H1N1 potrebbero non essere utili. Sulla sicurezza ancora non si hanno informazioni. Cosa potremo dire al pubblico riguardo a questi prodotti? Possiamo invece raccomandare con serenità le misure non farmacologiche che si sono dimostrate efficaci nell’impedire la diffusione di tutte le malattie respiratorie.

Leggi l’intervista a Jefferson su Spiegel e ascolta su Channel4 news

Leggi l’informativa dell’OMS sui vaccini pandemici

Leggi il comunicato stampa dell’EMEA

Vedi le diapositive sulla swine flu della  Cochrane
vedi il video del Regno Unito sul lavaggio delle mani

 

9. buone notizie

– inutile abbassare la Pressione sotto 140/90

Una recente revisione Cochrane è giunta alla conclusione che abbassare la pressione sanguigna sotto la soglia standard, non offre alcun beneficio clinico in termini di riduzione della mortalità e morbilità. “Allo stato attuale non vi è alcuna prova derivante da studi clinici randomizzati che un abbassamento della pressione sanguigna al di sotto di 140/90 mmHg nei pazienti ipertesi, sia di beneficio”, spiega Jose Arguedas ricercatore della Facoltà di Medicina presso l’Università della Costa Rica.

Leggi la sintesi di Guido Giustetto della revisione Cochrane

Leggi l’abstract della revisione Cochrane

 

– scuole di medicina PharmaFree

Un quarto delle scuole di medicina degli Stati Uniti hanno migliorato il loro regolamento per gestire i conflitti di interesse. Secondo l’ultima valutazione (2009) con il punteggio stabilito dell’AMSA (American Medical Student Association), 45 di 149 facoltà di Medicina hanno ricevuto una classificazione A o B per le politiche relative all’interazione del’Industria farmaceutica con i docenti e gli studenti di medicina.

Segnalato dal BOLETIN NOGRACIAS JULIO 2009

Guarda la “Scorecard” sul sito dell’AMSA

10. cattive notizie

– cosa succede all’AIFA? chiediamolo a Rasi

Per avere chiarimenti sulle vicende editoriali dell’ Agenzia del Farmaco, ho scritto una lettera aperta  al nuovo direttore dell’AIFA, prof. G. Rasi, che in due interviste alla stampa (Corsera e Giornale dello scorso Maggio) ha sparato a zero sui suoi stessi dipendenti, accusandoli di sprechi inutili e ha decretato la sospensione di tutte queste attività editoriali. Fino al 2008 l’attività edit- oriale AIFA era ritenuta il fiore all’occhiello dell’editoria scientifica italiana (inchiesta del Censis), ora siamo alla chiusura del Bollettino di Informazione sul Farmaco, del Bif on line, di Clinical Evidence. A mio avviso si trattava di pubblicazioni valide, in italiano e gratuite. La loro chiusura riporta i farmacisti, gli infermieri e i medici, privi di università o istituzioni alle spalle, nella condizione di non avere accesso alle fonti di informazione più attendibili e proprio nel campo del farmaco. Gli abbonamenti alle riviste scientifiche infatti costano e solo chi lavora nelle università o nelle strutture pubbliche può avervi accesso gratis. Mi sento privata del diritto ad una informazione di qualità.
I lettori di questa lettera interessati ad aderire a questa iniziativa unendo la loro firma a quella di oltre 400 operatori che hanno già sottoscritto la lettera, possono inviare una mail all’indirizzoellereali@libero.it indicando nome, cognome, qualifica e città in cui lavorano.

Laura Reali,Pediatra di Famiglia Roma
Leggi la lettera aperta a Guido Rasi per aderire scrivere a ellereali@libero.it

 

– Non c’è salute senza pace. Non c’è pace senza giustizia

Piombo Fuso. Se non ricordate di cosa si tratta, la spiegazione è semplice, dato che lattenzione del pubblico alle notizie internazionali è passeggera e, terminata la fase acuta, si spengono i riflettori, spariscono le notizie dalle prime pagine e la tragedia scivola via dalla coscienza collettiva. Piombo Fuso è il nome dell’offensiva israeliana iniziata il 27 dicembre 2008. Nelle tre settimane di guerra l’emergenza umanitaria di Gaza ha causato, secondo dati forniti dal Ministero della Sanità e convalidati dall’OMS, oltre 1300 morti, di cui 1/3 bambini, e circa 5.300 tra uomini, donne e bambini rimasti feriti. Di questi, almeno la metà soffrirà di una disabilità a lungo termine, aggravata dall’impossibilità di un’assistenza riabilitatoria adeguata.

Quello che non viene sufficientemente raccontato della guerra è che essa non soltanto uccide e mutila, ma molto più devastanti sono gli effetti dovuti a malattie e disabilità dopo la fine del conflitto.

Leggi l’articolo di Luca Iaboli

 

11. da leggere 

– Juan Gérvas sull’influenza suina

Juan Gérvas, Medico di famiglia spagnolo e Professore onorario di Salute Pubblica all’Università di Madrid, ha scritto una lettera ai suoi pazienti e al Ministro della Salute, a proposito della nuova influenza A/H1N1. Gérvas spiega ai suoi pazienti che questa influenza è lieve, più lieve dell’influenza stagionale e da’ una serie di consigli su come affrontare la prossima epidemia: “con pazienza e tranquillità”. Si rammarica inoltre per il “desease mongering” (invenzione di malattie) creato dalla stessa OMS, che sta facendo crescere allarme e paura nella popolazione, non giustificati dai fatti.

Lettera di Gérvas tradotta da Gianluigi Passerini

Sul sito Equipocesca sono visibili versioni in più lingue

Lettera di Gérvas al Ministro tradotta da Maria Fenesia Agostini

Leggi sul BMJ la lettera di Gérvas sul disease mongerin dell’OMS

 

– la posizione dell’ACP sull’influenza A/H1N1

Mentre si alza il livello di allarme sulla nuova influenza A/H1N1, sollecitato quotidianamente dai mezzi di informazione, l’ACP (Associazione Culturale Pediatri) ha spedito ai giornali un comunicato stampa ed ha espresso la sua posizione in una lettera aperta indirizzata ai politici, ai professionisti della salute e ai mezzi di comunicazione. Dice l’ACP “Attenzione agli allarmismi: non dobbiamo dare spazio a posizioni e a scelte basate sull’emotività piuttosto che sulle evidenze scientifiche. La nuova A/H1N1 non può essere per ora considerata pericolosa. In questa fase è inutile la chiusura delle scuole. I vaccini? Sono ancora in fase di sperimentazione e inoltre non se ne conoscono ancora i possibili effetti collaterali. Gli antivirali vanno usati solo su indicazione medica e solo per casi gravi o persone in cattive condizioni di salute”.

Leggi la lettera aperta ACP

Leggi il comunicato stampa ACP

 

– attenti alle bufale … e ai mandriani 3° edizione

E’ uscita la terza edizione di “Attenti alle bufale e ai mandriani” di Tom Jefferson che ci insegna, come dice il sottotitolo, a “usare la evidence-based medicine per difendersi dai cattivi maestri”. Una novità di rilievo rispetto alle altre edizioni è l’aggiunta di un capitolo dedicato all’editoria scientifica.

Leggi la scheda del libro

 

12. da vedere

– inventori di malattie

Lo scorso 5 agosto, la trasmissione C’era una volta  di RAI3 ha mandato in onda un documentario intitolato “Inventori di malattie”, che descrive i meccanismi del disease mongering. Si legge nel commento “Il servizio mette in evidenza come l’industria farmaceutica finanziarizzata sia oggi in qualche modo costretta ad ingigantire, spesso con attente strategie di marketing della paura, nuove malattie pur di assicurare un rendimento crescente delle proprie azioni. I danni a carico della collettività mondiale e della sua salute sono incredibilmente evidenti”. Il documentario, visibile online sul sito di RAI3, è uno strumento di informazione prezioso sia per il pubblico che per gli operatori della salute.

Vedi il documentario

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Lettera n. 5 – giugno 2009

Indice

 

  1. i Nograzie di tutto il mondo

  2. proposte dell’Institute of Medicine per controllare i conflitti di interesse

  3. effetto dei piccoli regali sulla prescrizione

  4. aumentano le neoplasie e le patologie ambiente-correlate

  5. sicurezza Strattera, l’AIFA risponde

  6. statine e incidenti: una favola con la morale

  7. la duloxetina: una piscopanacea?

  8. buone notizie

  9. cattive notizie

  10. da leggere

  11. da ascoltare 

1. i Nograzie di tutto il mondo

“A New York si chiamano No free lunch come nel Regno Unito, in Italia No grazie, pago io!, in Spagna Nogracias, in Olanda Gezonde Scepsis, in Germania Mein essen Zahl Ich Selbst. Ci sonoNogracias anche in Colombia e in alcune regioni andine; in Australia c’è Healthy Skepticism con affiliati in tutto il mondo. Dicono tutti “no grazie” agli attuali rapporti tra medici/medicina e industria del farmaco e invitano a un “sano scetticismo”. Questi gruppi sono composti in prevalenza da medici e altri operatori sanitari, ma anche farmacisti, professionisti delle scienze sociali e associazioni di cittadini. Iniziative significative sullo stesso tema vengono portate avanti da anni dagli studenti di medicina negli USA (American Medical Student Association) e di recente anche in vari paesi europei, Italia compresa. E si moltiplicano, soprattutto all’estero, i siti web che illustrano le tattiche del marketing delle case farmaceutiche, alcuni di grande pregio come l’americanoPharmedOut”. Così inizia il post sul blog Saluteinternazionale.info (un blog da seguire!) che ha invitato i Nograzie a raccontare chi sono e cosa fanno i No free lunch di tutto il mondo.

Leggi tutto l’articolo su Saluteinternazionale.info

2. proposte dell’Institute of Medicine per controllare i conflitti di interesse

L’Institute of Medicine (IOM, che fa parte dell’US National Academy of Science) ha diffuso un rapporto che sollecita a interrompere le pratiche che creano conflitti di interesse in medicina. Le maggiori riviste mediche e i quotidiani stranieri hanno dato ampio rilievo alla notizia, in Italia neppure una flebile eco.  Il rapporto affronta il problema a tutto campo, dalla ricerca, alla formazione, fino alla pratica clinica, prendendo in considerazione i legami economici con l’industria del farmaco sia a livello individuale che istituzionale. In attesa che vengano stabilite regole dalle istituzioni, l’IOM raccomanda ai medici di rifiutare regali, pranzi gratis e di evitare di prestarsi a fare formazione se questa è controllata dall’industria o di collaborare a pubblicazioni con autori non ben identificati (ghost writers). Per modificare la situazione, oltre alla volontà dei vari soggetti coinvolti nell’assistenza sanitaria, servono decisioni istituzionali e politiche. In  Italia e in Europa non si sentono voci analoghe all’IOM, che chiedono ad alta voce regole di trasparenza e di gestione dei conflitti di interesse. Nel 2003 l’ISS aveva organizzato un eccellente seminario su questi temi che è rimasto lettera morta, parole al vento. Qualcun altro nei “piani alti” si farà sentire?

Leggi la sintesi del rapporto e il commento di Fabio Suzzi

Scarica l’intero rapporto dell’IOM

Il commento sul NEJM [free]

L’articolo del New York Times 

3. effetto dei piccoli regali sulla prescrizione

Piccoli omaggi, oggetti di poco valore, difficilmente possono influenzare un comportamento prescrittivo, così almeno la pensano in molti. Lo studio di un gruppo di ricercatori statunitensi pubblicato sull’Arch Intern Med dimostrerebbe il contrario. 352 studenti di medicina delle università di Pensilvania e di Miami sono stati randomizzati in due gruppi. Ad un gruppo veniva dato un blocco appunti contrassegnato dal logo di Lipitor e al gruppo di controllo un blocco senza logo. Successivamente sono state valutate le preferenze prescrittive per Lipitor e Zocor. Gli studenti dell’Università di Miami esposti al logo hanno indicato più favorevolmente Lipitor rispetto al gruppo di controllo, mentre in quelli della Pensilvania (esposti) si è osservato un effetto inverso. E’ interessante notare che nell’università di Pensilvania esistono regole molto restrittive per limitare le azioni di marketing e gli studenti erano stati oggetto di una formazione sulle tecniche di persuasione occulta dell’Industria farmaceutica; probabilmente il logo ha suscitato in loro un effetto di disapprovazione. Gli studenti di Miami che non avevano ricevuto alcuna formazione in proposito hanno reagito, come atteso, con un un’attitudine favorevole al farmaco pubblicizzato. A quanto pare noi esseri umani siamo molto influenzabili … e le industrie lo sanno.

Leggi l’abstract su Arch Intern Med

Leggi la sintesi di Giovanni Peronato

4. aumentano le neoplasie e le patologie ambiente-correlate

Ernesto Burgio, coordinatore del Comitato scientifico di ISDE Italia (Medici per l’Ambiente), spiega su Quaderni acp che – nonostante gli innegabili progressi di diagnosi e cura – i tumori infantili sono in costante aumento in tutta Europa, in particolare in Italia e ne sono colpiti soprattutto i più piccoli, come riporta il Rapporto AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) del 2008. “In generale – continua Burgio – sarebbe arduo negare che questa ‘rivoluzione epidemica’ sia in qual che modo collegata alla radicale trasformazione ambientale […] prodotta dall’uomo in pochi decenni”. Sta di fatto che “il cancro si avvia a diventare la prima causa di morte nei paesi industrializzati”. Burgio ricorda inoltre l’allarme lanciato su Lancet dai ricercatori della Harvard School of Medicine, secondo i quali una vera e propria “pandemia silenziosa” di danni neurologici colpirebbe già il 10% dei bambini dei paesi industrializzati. Ma l’aspetto più preoccupante è l’ipotesi della trasmissione transplacentare e/o transgenerazionale del cancro che si basa “sulla controversa Barker hypothesis, che da modello patogenetico valido per alcune patologie endocrino-metaboliche assurgerebbe a paradigma patogenetico ‘universale’, secondo cui l’inquinamento progressivo dell’ambiente sembrerebbe poter produrre un’alterazione del microambiente uterino e quindi dei processi ontogenetici e dell’assetto epigenetico di vari tessuti e organi”.

Leggi l’editoriale di Ernesto Burgio su Quaderni acp

5. sicurezza Strattera, l’AIFA risponde

L’Agenzia Italia del Farmaco (AIFA) ha risposto alla nostra lettera sulla sicurezza di Strattera – utilizzato nei bambini per l’ADHD – in cui chiedevamo che si desse esaustiva ed efficace informazione dei gravi danni epatici associati al farmaco, segnalati nel gennaio scorso dall’FDA (Agenzia regolatoria degli USA). L’AIFA riferisce che questo farmaco è stato autorizzato in Europa dall’EMEA (Agenzia del farmaco europea) con una procedura di mutuo riconoscimento per la quale la Gran Bretagna è il Reference Member State (RMS). Detta procedura prevede un iter particolare per le successive valutazioni che non consentirebbe discrezionalità alle Agenzie nazionali (come l’AIFA).  In attesa del parere dell’RMS che dovrebbe essere emesso tra breve, abbiamo inviato all’AIFA la richiesta di ulteriori chiarimenti. Intanto il tempo passa e diversi bambini italiani stanno assumendo Strattera.

Leggi la prima lettera dei Nograzie all’AIFA

Leggi la risposta dell’AIFA

Leggi la seconda lettera dei Nograzie

 

6. statine e incidenti: una favola con la morale

Se i pazienti che assumono un farmaco hanno uno stile di vita più sano, ne possono derivare distorsioni negli studi sui risultati del trattamento. Questo fenomeno è stato riscontrato esaminando l’associazione tra assunzione di statine e vari eventi che non dovrebbero avere alcuna correlazione causale con questa classe di farmaci, come gli infortuni sul lavoro o gli incidenti stradali. Uno studio pubblicato in aprile su Circulation fornisce una convincente evidenza che i pazienti con maggior aderenza alla terapia con statine, cercano sistematicamente di avere comportamenti più salutari di quelli dei pazienti con le stesse caratteristiche ma con scarsa aderenza. Gli autori concludono che “Bisogna essere prudenti nell’attribuire effetti inattesi a terapie farmacologiche di tipo preventivo”.

Leggi l’abstract di Circulation

Leggi la traduzione dell’abstract di Guido Giustetto

7. la duloxetina: una piscopanacea?

“La Lilly sta facendo il possibile per trarre profitti dalla duloxetina (Cymbalta°, Xeristar°), con indicazioni che vanno dalla incontinenza urinaria da stress, alla depressione, al dolore neuropatico, e ora al disordine d’ansia generalizzato. Inoltre è attualmente al vaglio il suo uso per lombalgia cronica, gonartrosi e fibromialgia. Ma allora questa molecola è veramente una panacea? Uno sguardo attento alle prove dimostra che è vero il contrario: l’efficacia è incerta, mentre gli effetti avversi sono numerosi e talvolta gravi”. Inizia così un commento pubblicato su Prescrire International di Aprile che conclude dicendo “Mentre non ci stupisce questo comportamento da parte di un’industria che vuole fare profitti, troviamo inaccettabile il modo in cui le autorità regolatorie permettono passivamente questa crescente medicalizzazione dell’esistenza. Pazienti e operatori della salute devono semplicemente evitare di usare questo farmaco, tutt’altro che una panacea!”

Leggi tutto l’articolo su Prescrire International  

Leggi la traduzione sintetica di Guido Giustetto

 

8. buone notizie

– il farmaco indipendente

Nella trasmissione di Report dello scorso 3 maggio, è andata in onda un’intervista agli operatori del CeVEAS (Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria della AUSL di Modena) e ad alcuni medici di famiglia che collaborano con il Centro. La “buona notizia” è che è possibile costruire e diffondere informazioni indipendenti sui farmaci e che i medici le apprezzano, come spiega anche Luisa Toni del Dipartimento farmaceutico della ASL di Bologna. L’informazione indipendente sui farmaci permette di curare meglio prescrivendo in modo appropriato. Il risultato è un uso etico delle risorse del SSN e, in ultima analisi, una migliore salute dei cittadini. Se i politici investissero risorse per rafforzare le fonti di informazione indipendente, ne avrebbero un ritorno enorme in termini di salute. Basta volerlo. Il Ceveas ne è una prova.

Leggi il testo del servizio su Report

Visita il sito del Ceveas

Guarda i pacchetti informativi  

– Conflitti di interesse: gli studenti di Bologna incalzano

Una tavola rotonda ha concluso in aprile il primo ciclo di conferenze sui conflitti di interesse tra medici e industria, organizzato dagli studenti di medicina e dal Centro Salute Internazionaledell’università di Bologna. Questa volta i riflettori erano puntati sulla ricerca e la difesa della sua integrità e utilità per la comunità. L’obiettivo era “aprire una discussione nella comunità scientifica locale e iniziare un percorso per inserire il tema dei conflitti di interesse nel curriculum formativo universitario”. Dopo l’introduzione dei Nograzie, Maurizio Bonati ha approfondito i conflitti tra i tanti interessi in gioco nella ricerca biomedica e la loro diversa declinazione nei paesi più poveri e in quelli benestanti, mentre Ethan Guillen, studente dell’Università di Yale,  ha descritto il progetto Universities Allied for Essential Medicines. Alla tavola rotonda hanno preso parte personalità di rilievo del mondo accademico e delle istituzioni che hanno concordato sull’importanza del problema e sull’urgenza di trovare soluzioni. Tra i vari interventi  dalla platea è spiccato quello del Presidente dell’Ordine dei medici dell’Emilia-Romagna, entusiasta dell’iniziativa, che ha promesso un premio agli studenti. Loro l’hanno preso in parola e andranno presto a chiedergli collaborazione per le future iniziative già previste per il prossimo autunno.

Il volantino della tavola rotonda

 

– i MMG toscani contro il consumismo sanitario

I Medici di medicina generale (MMG) Animatori di Formazione della Regione Toscana, riuniti ad Arezzo il 20 gennaio 2009 per un Master formativo sul “Consumismo Sanitario”, hanno prodotto un documento condiviso di raccomandazioni per la Regione Toscana, che inizia così: “Da alcuni anni si sta intensificando un fenomeno che può essere definito come “Consumismo Sanitario”, cioè uso di prestazioni sanitarie in assenza di chiare indicazioni. Questo fenomeno si muove con le logiche del marketing ed i meccanismi del “consumismo” in generale e tratta la salute come una merce di consumo. Il consumismo interessa, in primo luogo, e forse con maggiori giustificazioni, il settore privato, ma anche il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non ne è esente”.

Leggi tutto il documento

 

9. cattive notizie

– il saluto amaro di Giuseppe Traversa

Un saluto amaro quello di Giuseppe Traversa che annuncia il suo addio all’Agenzia del farmaco con una lettera ai responsabili scientifici dei 151 studi approvati e finanziati dall’AIFA per la ricerca indipendente nel 2005-2007. Le ombre sollevate dalla dirigenza AIFA sulla gestione dei fondi della stessa Agenzia, con le interviste pubblicate su alcuni quotidiani (Corriere e  Giornale), oltre a stupirlo, hanno reso incompatibile la sua presenza lì. Traversa, che tanti di noi conoscono e stimano per la grande trasparenza e correttezza, rifiuta le ombre e chiarisce: “Ho avuto la possibilità di vedere dall’interno il funzionamento di una struttura pubblica che voleva crescere e che, con tutti i suoi problemi, puntava all’eccellenza, sia in campo nazionale che europeo. Ho visto dedizione e professionalità, e un forte senso di appartenenza a una istituzione che gioca un ruolo centrale nel SSN al servizio dei cittadini. Ho visto riconosciuta la competenza tecnica di colleghe e colleghi che intervenivano nelle commissioni dell’AIFA, in convegni e corsi. Ho visto molte persone fare tardi la sera e poi portarsi a casa il lavoro anche nei week end. Pensando a certi discorsi qualunquisti, sui lussuosi regali o sui fannulloni nella pubblica amministrazione, viene da sorridere con amarezza.” E conclude che “Quando è proprio il direttore della tua stessa istituzione che in assenza di contraddittorio contribuisce a delegittimare pesantemente la correttezza del lavoro svolto, diventa quasi impossibile difendersi. Si tratta di uno stile di lavoro che non mi era mai capitato di incontrare in precedenza nella pubblica amministrazione“. Uno stile che lascia preoccupati e smarriti tutti noi, anche perchè l’AIFA svolge un ruolo cruciale per la salute dei cittadini. La nebbia sollevata l’estate scorsa con la rimozione poco convincente di Nello Martini, si infittisce. E la nebbia non si addice a un’Agenzia di valutazione dei farmaci. Dove andremo a sbattere?

– studi sui vaccini antinfluenzali e sponsor

In un’intervista pubblicata sull’ultimo numero del BIF (Bollettino di informazione sul farmaco dell’AIFA), Tom Jefferson spiega i risultati della revisione Cochrane pubblicata lo scorso febbraio sul BMJ, che mostrano come la pubblicazione (e diffusione/citazione) degli studi sull’antinfluenzale sulle riviste più prestigiose ad elevato impact factor, sia associata al finanziamento parziale o totale da parte dell’industria farmaceutica e non alla qualità o alla dimensione dello studio. Conferma inoltre quanto già visto in altri ambiti, cioè che gli studi finanziati dall’industria hanno maggiore probabilità di riportare risultati positivi sull’efficacia dei loro prodotti. Jefferson ricorda inoltre che la Cochrane ha eseguito diverse revisioni sull’antinfluenzale che hanno sollevato da tempo dubbi sulle prove scientifiche di efficacia di questa vaccinazione. E si chiede come mai mentre nella comunità scientifica cresce la perplessità, governi, media e opinion leaders “continuano tranquillamente a raccomandare l’uso di questi vaccini senza neanche chiedersi come è possibile farlo in assenza di prove scientifiche”. Ce lo chiediamo anche noi.

Leggi l’intervista a Jefferson

Leggi l’articolo sul BMJ

POWERpico enhanced abstract slide presentation (diapositive con abstract esteso)

Leggi la traduzione dell’abstract di Guido Giustetto

– battaglia legale per la pubblicità diretta dei farmaci ai consumatori

Alla Corte suprema del Canada si sta svolgendo una lunga e importante battaglia giuridica per la richiesta dei rappresentanti dell’industria a favore della pubblicità senza restrizioni e l’opposizione delle associazioni dei consumatori.

Segnalato dal BOLETIN JUNIO 2009 NOGRACIAS

Leggi l’extract sul BMJ

10.da leggere

– intervista a Marcia Angell su Attentiallebufale

Sulla Newsletter di aprile di Attentiallebufale è stata pubblicata un’intervista a Marcia Angell, senior lecturer in Social medicine alla Harvard Medical School e autrice del libro Farma&Co. Quanto all’informazione sui farmaci da parte dell’industria farmaceutica, la Angell non ha dubbi: “dobbiamo smetterla di accettare la falsa credenza che il marketing, volto o ai prescrittori o ai pazienti, rappresenti una buona fonte di educazione”. Giudica quindi negativamente la proposta della Commissione europea di abolire l’attuale divieto dell’informazione diretta ai cittadini da parte delle case farmaceutiche (vedi l’articolo di Adriano Cattaneo) e si esprime con chiarezza sulle relazioni tra medici e industria. “Le farmaceutiche non sono dei benefattori – dice la Angell – si aspettano qualcosa in cambio delle decine di milioni di dollari che investono nel marketing, come ad esempio per i regali “occasionali” ai dottori (penne, tazze, abbonamenti a riviste di medicina, pranzi al ristorante, ecc)”. E conclude affermando che “è arrivato il momento che la professione medica si prenda la piena responsabilità di educare i prescrittori sui farmaci  da prescrizione, invece di lasciarlo fare all’industria del farmaco”.

Leggi l’intervista a Marcia Angell 
vedi la scheda del libro Farma&Co di Marcia Angell

11. da ascoltare

– ambiente e salute dei bambini

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dimostrato, tramite una ricerca, che in Europa un terzo delle patologie dalla nascita ai 18 anni può essere provocato da ambienti insani, e di queste più o meno il 40% colpisce i bambini da 0 a 5 anni. Qualche giorno fa l’Associazione culturale pediatri (ACP) ha stilato un protocollo d’intesa con l’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE); il fine è quello di formare e aggiornare i medici, informare le famiglie e la sensibilizzazione delle istituzioni. Da cosa nasce la necessità di un protocollo? Quali sono i fattori ambientali che maggiormente incidono sulla salute dei più piccoli? Perché sono più sensibili degli adulti agli ambienti insani?

Mario Calvagno, redattore di RVS, ha intervitato Ernesto Burgio, pediatra del Comitato Tecnico Scientifico dell’ISDE, che spiega i termini della questione.

Senti l’intervista a Ernesto Burgio

 

– una lettera-video dei No Dal Molin a Obama

Una lettera-video commovente indirizzata a Obama, scritta dai cittadini di Vicenza che si oppongono alla costruzione della nuova base militare al Dal Molin. Nella speranza, come dice la voce fuori campo che “anche i diritti dei più deboli possano essere ascoltati dai potenti della Terra”. Una richiesta accorata, dignitosa e coraggiosa, speriamo che Obama la senta e risponda.

La lettera-video dei Dal Molin 

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Lettera n. 4 – aprile 2009

Indice

 

  1. valutazione distorta dei farmaci: una soffiata

  2. Internet e mercato dei farmaci

  3. aiutare medici e pazienti a un buon senso statistico

  4. buone notizie

  5. cattive notizie

  6. da leggere

  7. da vedere

 

1. valutazione distorta dei farmaci: una soffiata

Durante un simposio, organizzato nel giugno del 2008 da Medwatcher Japan, intitolato “Valutazione distorta dei farmaci: una soffiata sul potente complesso governativo-industriale-accademico”, Peter Lurie (di Public Citizen), Christophe Kopp (di Prescrire) e Masumi Minaguchi (di Medwatcher) hanno parlato di conflitto d’interesse negli USA, nell’UE e in Giappone. Al termine del simposio è stato emesso un comunicato stampa che chiede il ritiro dal mercato del gefitinib (Iressa°). La Newsletter dell’ ISDB (International Society of Drug Bulletins) del mese di ottobre 2008, ha dedicato ampio spazio a questo evento di particolare interesse che si è svolto a Tokyo, riportando la sintesi delle tre relazioni e il testo del comunicato stampa. Alcuni Nograzie hanno tradotto l’intero capitolo, che potete leggere in italiano – corredato dalla divertente vignetta originale – per gentile autorizzazione dell’ISDB a pubblicare il tutto sul nostro sito.

Leggi la traduzione italiana di “Conflict of interest and influences” della Newsletter dell’ISDB

Leggi l’articolo originale sulla Newsletter dell’ISDB (a pag. 11)

2. Internet e mercato dei farmaci

Sul numero di febbraio 2009 di Australian Prescriber, si parla di informazione sanitaria ed internet, in un mondo di consumatori oramai globalizzato. La giornalista scientifica Melissa Sweet ci aiuta a scoprire chi si può celare dietro il paravento di un sito internet, un social network, un blog. L’industria farmaceutica ha imparato presto a sfruttare queste nuove opportunità della rete per inserire il suo messaggio commerciale, più o meno occulto, come vedremo. La novità di internet è anche la possibilità di interagire tra utenti, captare così, in modo facile ed economico, i desideri dei consumatori, le nuove tendenze e convogliare di rimando il messaggio commerciale, mascherato da educazione sanitaria.

Leggi la sintesi di Giovanni Peronato

Leggi l’articolo su Australian Prescriber

3. aiutare medici e pazienti a un buon senso statistico

Gli autori di un lavoro pubblicato su Psychological Science in the Public Interest, illustrano la difficoltà diffusa tra medici, giornalisti e pazienti nel comprendere il significato dei numeri e definiscono questo problema “analfabetismo statistico collettivo”. All’inizio del 21esimo secolo, la maggioranza dei cittadini dei paesi ad elevato reddito sa leggere e scrivere, ma non ha un’educazione statistica che gli permetta di valutare adeguatamente rischi e benefici di interventi con ampi gradi di incertezza. L’educazione alla statistica è senza dubbio importante, ma molto più semplicemente basterebbe rappresentare i numeri così che siano trasparenti alla mente umana. E’ noto, ad esempio, che presentare il beneficio di un trattamento in termini di frequenze relative, influenza la percezione  dell’efficacia del trattamento.

Leggi l’articolo di Luca Iaboli

4. buone notizie

– a Bologna ciclo di conferenze sui conflitti di interesse tra medici e industria

il 31 marzo il Centro Salute Internazionale e il gruppo Prometeo (associazione degli studenti di medicina di Bologna) hanno organizzato una conferenza sui conflitti di interesse tra medici e industria del farmaco, alla quale hanno invitato a parlare i Nograzie. Era la prima di un ciclo dedicato a questo tema. La discussione è stata lunga e vivace, arricchita dalla presenza di studenti di altre facoltà.

Leggi il volantino della conferenza

 

– il Ministero dell’Istruzione vieta i test per l’ADHD nelle scuole

Il Ministero dell’Istruzione ha vietato la somministrazione di test nelle scuole per la diagnosi della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) ed ha criticato i corsi organizzati negli istituti scolastici rivolti e genitori e insegnanti per propagandare l’uso di psicofarmaci nei bambini. Ne da’ notizia Giù le mani dai bambini che da anni è impegnata su questa tematica svolgendo anche azioni di pressione verso le Istituzioni.

Leggi la nota del Ministero

 

– a Tabiano 2009 si parla di conflitti di interesse

Al convegno dell’ACP (Associazione Culturale Pediatri www.acp.it) di Tabiano 2009, si è parlato di conflitti di interesse tra medici e industria. I Nograzie sono stati invitati a presentare una relazione intitolata “Qualcuno dice NO”. Una platea attenta e curiosa – come sempre a Tabiano – tante domande e nuove iscrizioni.

Leggi il programma del convegno di Tabiano

 

5. cattive notizie

– gli studenti di medicina non conoscono le tattiche di Big Pharma

Alice Fabbri e altri colleghi del Centro Salute Internazionale di Bologna, hanno effettuato un’indagine sulla conoscenza degli studenti di medicina riguardo ai conflitti di interesse tra medici e industria. I risultati mostrano – in modo sovrapponibile ad altri studi effettuati sui medici – la sottovalutazione della possibile influenza esercitata dall’industria del farmaco e della mancanza di formazione sul tema durante il corso di laurea.

Leggi l’articolo pubblicato su Ricerca & Pratica e su Quaderni acp

– EMEA: eccessiva segretezza la di là della legge

L’ISDB (International Society of Drug Bulletins) critica la  bozza EMEA (European Medicines Agency) sulla politica di accesso ai propri documenti, giudicandola decisamente deludente. L’articolo 255 del Trattato dell’ Unione Europea vuole che i cittadini europei abbiano diritto di accesso ai documenti delle Istituzioni europee in accordo con i principi di trasparenza. Invece, dice ISDB,  EMEA  pare mettere in atto vecchie strategie che favoriscono un ‘eccessiva segretezza nella regolamentazione del farmaco.

Leggi la sintesi di Vittorio Fontana e Fabio Salerno

Leggi il comunicato stampa dell’ISDB

– raccomandazioni sulla vaccinazione  anti-HPV e conflitti di interesse

Una revisione delle raccomandazioni delle società mediche sulla vaccinazione anti-HPV – in corso di pubblicazione su Preventive Medicine – mostra che la dichiarazione dei conflitti di interesse è molto rara. Era presente solo in 2 su 18 documenti e la mancata dichiarazione era più frequente (quasi il doppio) quando le raccomandazioni erano in favore della vaccinazione [segnalato dalBoletin abril 2009 No Gracias]

Leggi l’abstract online su PubMed

 

6. da leggere

– gestione dei rifiuti e rischi per la salute

E’ stata pubblicata la monografia ISDE Italia “Gestione dei rifiuti e rischi per la salute”. Il costo del volume in libreria è di € 25,00 mentre dal sito della casa editrice è di € 20,00 + spese di spedizione (circa € 6). I Soci ISDE potranno contattare la segreteria dell’Associazione (0575-22256) per informazioni sull’acquisto a condizioni speciali (senza spese di spedizione).

Brochure della monografia

Indice

Copertina

 

7. da vedere

– Healthy Skepticism in Portogallo

Lo scorso 5 febbraio, Tiago Villanueva ha presentato Healthy Skepticism (HS) in un Ospedale di Lisbona, riscuotendo interesse e curiosità. La sua illustrazione  chiara e sintetica della storia, le finalità, la struttura di HS e la recente nascita di HS in Portogallo, è apparsa anche a noi di particolare interesse, perciò  abbiamo chiesto (e ricevuto) l’autorizzazione dell’autore e quella di Healthy Skepticism a tradurle in italiano.

Guarda le diapositive di Tiago Villanueva tradotte da Daniele Agostini   

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Lettera n. 3 – febbraio 2009

 

Indice

 

  1. noi non segnaliamo!

  2. considerazioni etiche sulla pianificazione delle pubblicazioni dell’industria farmaceutica

  3. spacciatori di farmaci

  4. quando un rappresentante farmaceutico vuota il sacco – la vicenda Neurontin

  5. bias, distorsioni e falsità: è ora di avere libero accesso ai trial e ai dati

  6. regole a rischio in Europa, informazione o promozione dei farmaci?

  7. illuminiamoci di meno 

  9. allerta sull’epatotossicità dell’Atomoxetina

10. buone notizie

11. cattive notizie

12. da leggere

13. da vedere

 

 

1. noi non segnaliamo!

Il 4 febbraio il Senato ha approvato l’emendamento che cancella il divieto di segnalazione all’autorità giudiziaria degli immigrati irregolari che si rivolgono ai servizi sanitari. Ignorando la grave preoccupazione espressa con forza da tutto il mondo socio-sanitario: gli ordini dei medici, i collegi infermieristici, le ostetriche, gli assistenti sociali, i fisioterapisti, gli psicologi, le più importanti società medico-scientifiche e l’associazionismo laico e confessionale. Una scelta inaccettabile, contraria alle norme costituzionali e alla Dichiarazione dei diritti umani che, oltre a colpire i più deboli, pretenderebbe di trasformare medici e infermieri in delatori. Facciamo nostre le parole della SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni): “intendiamo proclamare che mai ci presteremo a denunciare un nostro assistito solo in quanto privo di un permesso di soggiorno in corso di regolarità, sapendo bene che, se lo facessimo, metteremmo in serio pericolo la sua salute. Non vogliamo, non possiamo, non dobbiamo”. Proponiamo di esplicitare il rifiuto mettendo sul camice il logo “NOI NON SEGNALIAMO!” preparato dalla SIMM e di esporlo fuori e dentro gli ambulatori facendone un cartello, in modo che gli immigrati sappiano che lì non li denuncerà nessuno. La decisione passerà ora al vaglio del Parlamento. Facciamoci sentire!  

scarica il Logo NOI NON SEGNALIAMO!

Sul sito della SIMM si può trovare ampia documentazione sulla vicenda, costantemente aggiornata

 

2. considerazioni etiche sulla pianificazione delle pubblicazioni dell’industria farmaceutica

La pianificazione delle pubblicazioni (publication planning) dell’industria farmaceutica è “il processo finemente calibrato con il quale vengono scritti e diffusi nella letteratura biomedica i clinical trials, i commenti e altri articoli che sostengono l’efficacia di un particolare prodotto”. Fugh-Berman e Dodgson illustrano sul numero di dicembre 2008 di Open Medicine, come l’industria usa la pianificazione delle pubblicazioni per influenzare l’opinione dei medici e del pubblico. A volte il farmaco non è neppure nominato, il mercato viene preparato con articoli che richiamano l’attenzione del medico sul  disturbo specifico verso il quale è diretto il prodotto da lanciare. Oppure se ne promuove l’uso per indicazioni non autorizzate (off-label). L’industria farmaceutica può avvalersi di “medical writers”, professionisti esperti nello scrivere articoli medici – che per lo più restano sconosciuti – e di autorevoli “guest authors” (autori ospite, solitamente cattedratici), che prestano il loro nome illustre a quanto scritto da altri. Lo scenario che si delinea è inquietante. Le due autrici dell’articolo concludono che continuando su  questa strada  l’ influenza invisibile dell’industria farmaceutica potrebbe arrivare a  invalidare tutta la letteratura medica che è la fonte principale di informazione sulla quale i medici fondano diagnosi e prescrizioni.

Leggi la traduzione sintetica di Danilo Telò

Leggi l’articolo di Fugh-Berman e Dodgson

 

3. spacciatori di farmaci

Evelyn Pringle  giornalista investigativa, ha pubblicato il 2 gennaio scorso un articolo su SCOOP (www.scoop.co.nz sito indipendente di news neozelandese) dal titolo eloquente: “Spacciatori di SSRI sotto tiro”. (gli SSRI, Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, sono farmaci antidepressivi). La giornalista riferisce che la Commissione Finanza del Senato americano sta indagando su Glaxo SmithKline per aver manipolato i dati sugli eventi avversi relativi alla ‘suicidialità’ di PAXIL (paroxetina), facendo apparire che PAXIL non aumentava il rischio di comportamenti suicidiari quando in realtà i soggetti trattati con il farmaco avevano otto volte più probabilità di tentare o commettere suicidio rispetto ai soggetti in placebo.  Con GSK sono sotto inchiesta non pochi “top pushers” per essersi arricchiti in quella che la Pringle definisce una delle più fraudolente vicende della storia della medicina moderna. E alcuni di questi grandi spacciatori di farmaci, clinici e accademici rinomati, ricevevano lauti compensi da diverse case farmaceutiche. Oggi grazie a questa Commissione di inchiesta i colpevoli cominciano a pagare il conto. La Pringle fa  nomi e cognomi e riporta le cifre ragguardevoli pagate dalle case farmaceutiche a tanti  medici compiacenti. Il quadro è decisamente sconfortante, ma conforta che la giustizia, almeno negli USA, alla fine arrivi e non sia quella divina nella quale bisogna credere senza ‘prove di efficacia’.

Leggi la traduzione sintetica di Vittorio Fontana

Leggi l’articolo di Evelyn Pringle

 

4. quando un rappresentante farmaceutico vuota il sacco – la vicenda Neurontin

Il gabapentin, brevettato nel 1977 da Warner Lambert, consociata Parke-Davis, venne commercializzato dal 1993 come Neurontin.  Le indicazioni ufficiali ne prevedevano l’impiego come antiepilettico di seconda linea, per crisi convulsive parziali complesse. Nonostante gli usi così limitati  i profitti delle vendite crebbero enormemente, dai 98 milioni del 1995 ai quasi 3 miliardi di dollari del 2004. Non saremmo forse mai giunti a conoscenza dei meccanismi di questo ‘miracolo’ se il destino non avesse portato in Warner Lambert (poi acquisita dalla Pfizer) un giovane microbiologo, David Franklin, assunto come collaboratore scientifico. Ben presto si accorse che avrebbe dovuto sostanzialmente mentire ai medici, illustrando falsi requisiti del Neurontin, così da spingere le prescrizioni, in gran parte per indicazioni off label. Il dr. Franklin non accettò un ruolo siffatto e denunciò la Parke-Davis. Ebbe così inizio un processo clamoroso. L’editoriale del N Engl J Med che riporta la vicenda, conclude con tre considerazioni: primo, vigilare perché sotto l’aspetto della ricerca e didattica si può insinuare una mera azione di marketing, il cui potere di corruzione arriverebbe ad inquinare tanto il mondo scientifico che la pratica quotidiana della medicina; secondo, queste strategie illegali e sofisticate di mercato possono coinvolgere e manipolare in maniera inconscia tutto il cammino del farmaco, dal medico che lo prescrive su e su fino agli organismi regolatori; terzo, è necessaria un’azione drastica perché non si ottengano più profitti illegali nel campo della scienza e medicina. Parole sante, ma che sembrano gridate al vento. Solo alcuni giorni dopo essere state pubblicate, si è conclusa la vicenda giudiziaria che ha visto  Eli Lilly pagare una ammenda di 1,2 miliardi di dollari proprio per prescrizioni off label di Zyprexa.

Leggi l’articolo di Giovanni Peronato

L’extract dell’articolo sul NEJM

 

5. bias, distorsioni e falsità: è ora di avere libero accesso ai trial e ai dati

An-Wen Chan, in un recente editoriale di PLoS Medicine, riporta con preoccupazione il progressivo calo di fiducia nei risultati degli studi pubblicati, dopo alcuni casi di eclatante soppressione e manipolazione di dati. La preoccupazione non riguarda solo la violazione dei codici etici da parte di ricercatori e sponsor, ma soprattutto le conseguenze che le informazioni distorte possono avere sulla cura dei pazienti. Mettendo a confronto gli articoli pubblicati sulle riviste (nel periodo 2001-2002) con i documenti presentati alle agenzie regolatorie, comitati etici o agenzie che erogano i fondi per la ricerca, è risultato che negli articoli mancava una grossa fetta dei dati sugli outcome primari inviati all’FDA e un quarto dei trial non erano stati pubblicati, specie quelli con risultati sfavorevoli. Ciò può comportare una sovrastima dell’efficacia e una iper-utilizzazione di nuove molecole, con ricadute negative sia per i pazienti che per i costi, visto che si tratta di farmaci molto cari. Chan conclude invocando la necessità di una maggiore trasparenza e riferisce che parte del materiale raccolto dall’agenzia regolatoria comincia ad essere disponibile sul sito dell’FDA e che molte riviste hanno iniziato a pubblicare i protocolli e a richiederne l’invio con i manoscritti originali. Il lungo cammino del libero accesso sembra iniziato. Speriamo.

Leggi la traduzione sintetica di Fabio Suzzi

Leggi l’articolo su PLoS Medicine

 

6. regole a rischio in Europa, informazione o promozione dei farmaci?

Un delle 3 proposte di legge per il settore farmaceutico, approvate il 10 dicembre u.s. dalla Commissione Europea (CE), riguarda le regole con le quali l’industria potrà fornire informazioni ai cittadini sui farmaci che si possono ottenere solo con ricetta medica. Ma quello che la CE e l’industria farmaceutica chiamano informazione, altri chiamano promozione o marketing. L’Association Internationale de la Mutualité, Health Action International e Medicines in Europe Forum hanno scritto al presidente della CE, José Manuel Barroso facendogli notare che le nuove regole proposte non farebbero altro che aiutare l’industria a rafforzare la lealtà dei consumatori nei confronti del marchio. Anche l’Associazione Internazionale dei Bollettini sui Farmaci ha protestato: le nuove regole aprirebbero la strada alla promozione commerciale diretta al pubblico. Un portavoce del comitato che riunisce tutti i medici europei ritiene che l’industria farmaceutica non possa fornire informazioni indipendenti e per l’Organizzazione dei Consumatori Europei la proposta è un modo mascherato per concedere all’industria farmaceutica una maggiore flessibilità nell’informare sui farmaci per far aumentare le vendite. Ciò potrebbe avere effetti negativi: maggior uso di farmaci, uso irrazionale, più reazioni avverse, aumento della spesa per i pazienti e il sistema sanitario, nessun beneficio. Nonostante tutte le proteste, la CE ha formulato la sua proposta; evidentemente la lobby dell’industria farmaceutica è più efficace a Bruxelles di quella che rappresenta i medici, i consumatori ed i cittadini. La patata bollente passa ora ai governi dei 27 paesi dell’UE. Cosa deciderà il governo italiano?

Leggi l’articolo di Adriano Cattaneo

La proposta al vaglio del Parlamento europeo

Lettera a Barroso del 10 ottobre 2007

Lettera a Barroso del 31 marzo 2008

 

7. illuminiamoci di meno

Questa è la sfida, e sono in molti a crederlo: sprecare di meno o estinguersi. La nostra moderna, tecnologica e civilizzata (?) società dimentica facilmente che la nostra economia, oltre alla nostra esistenza, si basa sulle risorse della Terra. Un lavoro durato 4 anni, scritto da 1360 scienziati, il “Millennium Ecosystem Assessment”, testimonia il degrado degli ecosistemi. Secondo il rapporto, 15 delle 24 principali funzioni sono spinte oltre il limite. Aumenta la temperatura, i ghiacciai si sciolgono e le foreste spariscono, ma sembra quasi che desertificazione, riduzione degli specchi d’acqua e scomparsa della biodiversità non ci riguardino: i più numerosi incendi che bruciano foreste, gli uragani più devastanti e le siccità più intense sono coincidenze? La buona notizia è che tutti i problemi che dobbiamo affrontare sono risolvibili usando la tecnologia esistente, e quasi tutto quello che occorre fare per costruire un’economia ecologicamente sostenibile è già stato fatto in qualche nazione. Possibile? Sì, se ci sono volontà e fondi. Che cosa fare? Innanzitutto dipende da noi, da quello che facciamo per invertire questa tendenza. Il progetto “ambulatorio verde” di ISDE (Medici per l’Ambiente) propone ad esempio un piccolo codice di comportamento che permette di ridurre spese e impatto ambientale. Una seconda bella e divertente iniziativa è promossa per il quinto anno consecutivo da Caterpillar, un programma di Radio2. Si chiama M’illumino di meno”: una gara etica di buona pratica ambientale e una giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico.

Leggi l’articolo di Luca Iaboli

 

8. allerta sull’epatotossicità dell’Atomoxetina (Strattera)

Una nota dell’FDA, diffusa nel gennaio 2009, riporta 6 altri casi di grave danno epatico associati alla somministrazione di Atomoxetina (Strattera), dopo quelli già segnalati in precedenza, e sollecita i medici a invitare i pazienti a porre attenzione alla comparsa di eventuali sintomi di disfunzione epatica, ad effettuare, in questo caso, accertamenti di laboratorio e interrompere la somministrazione. Nel Riassunto delle caratteristiche del prodotto (Strattera) reso disponibile online dalla Lilly in una e-mail spedita ai medici il 12 novembre 2008 con oggetto “Strattera: profilo di sicurezza”, le informazioni relative al possibile danno epatico sono imprecise, tendono a minimizzarlo e non  allertano in modo chiaro e/o esplicito sulla necessità di monitorare la comparsa di sintomi di alterata funzionalità epatica. Ritenendo che l’informazione data ai medici italiani sul grave danno epatico associato all’Atomoxetina, sia inadeguata e che abbia messo (e stia mettendo) in pericolo la salute di chi assumeva (assume)  il farmaco, abbiamo scritto all’Agenzia Italiana del Farmaco perché provveda immediatamente a colmare le lacune informative e valuti l’opportunità del ritiro del farmaco dal commercio.

Leggi la lettera dei Nograzie all’AIFA

 

9. buone notizie

– l’industria taglia i regalini ai medici. Niente più tazze?

Il New York Times annuncia nel dicembre 2008, che a partire dal gennaio 2009 entrerà in vigore negli USA la moratoria volontaria da parte dell’industria, sui piccoli regali con il marchio. Gli scettici ritengono che questa iniziativa inciderà minimamente sulle enormi spese che le industrie del farmaco fanno tutti gli anni allo scopo di influenzare i medici. I favorevoli invece pensano che sia un primo passo per eliminare la selva di marchi e di logo che circondano medici e pazienti con la possibilità di influenzarli in modo subliminale. “Tutto è stato sponsorizzato negli studi dei medici – afferma Robert Goodman, fondatore dei No Free Lunch di NY – salvo, forse, le scritte pubblicitarie sui camici bianchi, come sulle tute dei piloti di formula uno”.

Leggi la traduzione sintetica di Fabio Suzzi

leggi l’articolo del New York Times

 

10. cattive notizie

– piccoli passi di Big Pharma nel vuoto della farmacologia

In Gran Bretagna sta succedendo una vera e propria rivoluzione silenziosa, a piccoli passi, come titola sul BMJ Rebecca Coombes. Il personale dell’industria farmaceutica è direttamente impegnato in lezioni a studenti di medicina. L’insegnamento universitario della farmacologia si sta riducendo, alcune facoltà mediche non hanno nemmeno farmacologi nel corpo docente. “Tre o quattro anni fa non avremmo potuto fare nulla del genere” ha dichiarato il direttore medico dell’Associazione delle industrie farmaceutiche britanniche. Martin Kendall professore emerito di farmacologia lancia un j’accuse al mondo accademico per la scarsa considerazione che dimostra per la farmacologia, affidando all’industria il suo insegnamento. Anche nelle nostre università vengono riferite esperienze analoghe. Quale sarà l’esito di questa abdicazione di ruolo da parte delle università? Quale la garanzia di imparzialità delle informazioni date ai futuri medici?

Leggi la traduzione sintetica di Giovanni Peronato

Leggi l’articolo originale  e le risposte rapide

 

– latte cinese alla melamina, la causa delle cause

Due persone coinvolte nella produzione e distribuzione della melamina sono state condannate a morte dai tribunali cinesi e la presidentessa della ditta incriminata si è presa “solo” l’ergastolo. “Siamo contrari alla pena di morte, per qualsiasi motivo”, dichiara Adriano Cattaneo, “siamo contrari anche alle pene perpetue […] Le responsabilità ultime, le cause delle cause, stanno più in alto, in quello stesso governo che arma i tribunali delle condanne a morte [ma] risiedono anche nella comunità internazionale, che delocalizza allegramente e che per garantire prodotti a basso costo per i consumatori occidentali, accetta che milioni di donne cinesi lascino a casa i loro figli, senza allattarli al seno, per lavorare 12 ore al giorno in fabbrica. La tragedia di queste condanne ricade anche su di noi”.

Leggi tutto il commento di Adriano Cattaneo

 

11. da leggere

– 3° rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale

E’ uscito il 3° rapporto dell’Osservatorio italiano sulla Salute Globale (OISG). Oltre a illustrare il dramma delle disuguaglianze nella salute presenti nel mondo, il libro analizza le politiche di aiuto sanitario rivolte ai paesi in via di sviluppo, cercando di rappresentare le diverse filosofie alle quali sono ispirate e criticandone alcuni aspetti. Non è scontato cosa significhi aiutare qualcuno, lo si può fare in diversi modi. Ma al di là delle scelte che vengono fatte, occorre maturare una consapevolezza generale del problema, perché, come si legge in un editoriale della prestigiosa rivista Lancet, molte persone “stanno morendo perché coloro che hanno il potere di prevenire quelle morti hanno scelto di non agire”.

Leggi la scheda del Rapporto OISG

 

12. da vedere

– la storia delle cose

tre video che raccontano da dove arrivano e come vengono smaltite tutte le cose che usiamo e l’impatto che questo ha sull’ambiente e sugli esseri umani

La storia delle cose 1

La storia delle cose 2

La storia delle cose 3

Obsolecenza pianificata – discariche e inceneritori

 

– saluteinternazionale.info

Saluteinternazionale.info è un blog di informazione e riflessione, di approfondimento e discussione che nasce dall’impegno di un gruppo di persone intelligenti. Perché Saluteinternazionale? Perché la salute è un diritto umano e perché occuparsi della salute di tutti è un imperativo etico, spiega Gavino Maciocco, Presidente dell’Osservatorio italiano sulla salute globale.

La video-intervista a Gavino Maciocco

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Lettera n. 2 – dicembre 2008

 

Indice  

  1. relazioni medici-industria, nuovi sviluppi negli USA

  2. educazione medica e sponsorizzazione

  3. la prevenzione è meglio della cura?

  4. la privatizzazione della sanità non è una risposta

5. chi fa la guardia al cane da guardia?

6. end point surrogati disastrosi

7. buone notizie

8. cattive notizie

9. da leggere

10. da vedere

11. auguri

 

 

1. relazioni medici-industria, nuovi sviluppi negli USA

Un editoriale comparso sul JAMA nel settembre scorso, analizza i cambiamenti nella gestione dei rapporti tra medici e industria in corso negli Stati Uniti. La mole crescente di dati che indicano che regali, stipendi e onorari ricevuti dalle industrie farmaceutiche influenzano le decisioni dei medici, e le rivelazioni giornalistiche su false dichiarazioni e fatturazioni, sulla promozione all’uso off-label dei farmaci, su fatti di vera e propria corruzione, hanno reso inaccettabile mantenere la situazione così com’era. Molti centri accademici stanno attuando i cambiamenti proposti nel 2006 dalla task force dall’American Board of Internal Medicine e dall’Institute on Medicine as a Profession. A partire dalla proibizione di qualsiasi regalo e di cibo fornito dall’industria per “mantenere una distanza tra la ditta con i suoi prodotti e il medico”, alla riduzione dell’accesso dei rappresentanti e alla gestione centralizzata di eventuali fondi offerti dalle ditte. L’obiettivo è un cambiamento culturale che allontani i medici e gli studenti di medicina da un senso di diritto acquisito. Dove sono state adottate le nuove regole, si è visto che i vantaggi hanno superato gli svantaggi. Si segnala inoltre che diversi medici hanno rifiutato orgogliosamente inviti a fare conferenze sponsorizzate, rispondendo: “La mia Università non lo permette”. Sarebbe bello poter rispondere come loro.

Leggi la traduzione sintetica di Fabio Suzzi

Leggi l’extract dell’editoriale sul JAMA

 

2. educazione medica e sponsorizzazione

Sul JAMA del 3 settembre u.s. Relman commenta i contenuti di due recenti documenti sulla sponsorizzazione dell’educazione medica. Il primo, del Council on Ethical and Judicial Affairs  dell’American Medical Association, raccomanda che i singoli medici e le istituzioni non accettino sponsorizzazioni dall’industria per le attività formative e che le università limitino il più possibile le attività promozionali dell’industria al loro interno. Il secondo, della task force dell’AAMC (associazione che rappresenta tutte le scuole di formazione medica accreditate degli Stati Uniti), non esclude un supporto dell’industria nella formazione professionale, ma prevede che il contributo venga centralizzato presso l’ufficio formazione di ogni singola istituzione; inoltre scoraggia fortemente la partecipazione delle facoltà mediche agli speaker’s bureau sponsorizzati dall’industria. Entrambi i documenti prendono una posizione netta contro il marketing dell’industria nelle sedi universitarie e raccomandano che i centri accademici proibiscano qualsiasi regalo da parte dell’industria ai medici, alla facoltà, agli specializzandi e agli studenti. Relman riferisce che le proposte per mantenere distanze di sicurezza tra l’industria e l’educazione medica mostrano un trend in crescita negli USA.

Leggi la sintesi commentata di Sergio Conti Nibali

Extract dell’articolo di Relman

per approfondire

Educazione continua in medicina (ECM), lettera al Ministro Turco

ECM non sponsorizzata, intervista al Pensiero Scientifico

 

3. la prevenzione è meglio della cura?

E’ questa la domanda provocatoria che si pongono Gérvas e colleghi in un articolo pubblicato sul Lancet del 6 dicembre u.s. Nei paesi ricchi, l’interesse principale della medicina si sta spostando dalla cura delle malattie alla loro prevenzione, anticipando le possibili future patologie negli individui sani. Gli autori analizzano le sfide che i medici si trovano di fronte: la prevenzione può causare danni; può essere difficile prevedere il beneficio di un’attività preventiva per il singolo che potrebbe non corrispondere con quella per l’intera popolazione; la prevenzione può non avere lo stesso valore per tutti; la prevenzione sta diventando prioritaria rispetto alla terapia. Infine ricordano ai medici di fare attenzione a non avere collusioni con chi ha interessi economici nelle attività di prevenzione. L’articolo descrive i possibili bias nelle decisioni riguardo agli interventi preventivi e la complessità della loro applicazione al singolo individuo. Si devono infatti tenere presenti molteplici fattori: i diversi contesti biologici, sociali, culturali, economici, così come le preferenze del paziente e le eventuali co-morbilità presenti. L’analisi di Gérvas e colleghi riveste particolare interesse perché la prevenzione è un ambito molto poco studiato riguardo ai possibili conflitti di interesse, non solo di tipo economico – che possono essere ingenti – ma anche di tipo culturale e di approccio alla salute, alla malattia e alla morte.

Leggi la traduzione sintetica di Danilo Telò

Leggi l’extract dell’articolo su Lancet

 

4. la privatizzazione della sanità non è la risposta: gli Stati Uniti insegnano

Sul Canadian Medical Association Journal dello scorso ottobre, Marcia Angell confronta le caratteristiche e i risultati dei sistemi sanitari statunitense e canadese. Fino ai primi anni settanta i due sistemi erano molto simili e l’aspettativa di vita era di circa un anno maggiore in USA. Da quando, nel 1972, entrò in vigore in Canada il Medical Care Act, i due sistemi incominciarono a divergere. Il sistema USA divenne sempre più costoso lasciando un numero sempre maggiore di americani non assicurati (circa il 15%, pari a 46 milioni di persone). Ma anche per chi è assicurato molti servizi non sono garantiti. I cittadini americani ricevono meno servizi: meno visite, meno tempo in ospedale, meno infermieri, meno posti-letto, hanno solo un po’ più di dottori e molti più dispositivi per la risonanza magnetica nucleare (RMN). Anche i risultati differiscono in modo significativo: 2.5 anni di aspettativa di vita in meno in USA, maggiore mortalità infantile e maggiore mortalità prevenibile. La Angell mostra, numeri alla mano, che la privatizzazione attuata negli Stati Uniti ha portato a risultati peggiori spendendo molto di più. Il mito della privatizzazione della sanità come strumento per attuare un risparmio, si dimostra clamorosamente falso. Oltre a tutto aumenta in modo intollerabile le disuguaglianze.

Leggi la traduzione sintetica di Vittorio Fontana

Leggi la traduzione di Giovanni Peronato delle tabelle contenute nell’articolo 

Leggi l’articolo della Angell [free full text]

 

5. chi fa la guardia al cane da guardia?

Se sono oramai noti sino alla noia i legami tra medici e industria, che cosa ne è dei giornalisti scientifici, cantastorie della scienza, che scrivono degli scandali o dei successi della medicina? Non hanno proprio nulla da dichiarare? Un articolo giornalistico è molto più credibile di una pubblicità ed è molto più probabile che sia letto da un potenziale consumatore. Loro è il compito di tradurre e spiegare al pubblico ciò che viene ricercato nei laboratori o deciso da chi si occupa di salute pubblica, loro il compito di interpretare, anche criticamente, la materia che trattano. Forse più importante è il loro ruolo di cane da guardia dell’informazione, nel cercare la verità e riportarla, controllare il rapporto tra medici, ricerca e industria, in maniera oggettiva, in libertà e indipendenza, avendo la responsabilità di chi legge, ascolta o guarda. Ma chi fa la guardia ai cani da guardia? Un recente articolo pubblicato sul BMJ e ripreso dal New York Times, esplora i vari livelli di potenziale conflitto di interesse tra giornalisti e aziende farmaceutiche: si può trattare di premi in denaro o rimborsi spese, corsi di aggiornamento. E sono molte, e spesso sottili, le modalità con cui le informazioni possono risultare distorte. Soluzioni semplici non esistono, ma gli autori dell’articolo del BMJ provano a suggerirne alcune.

Leggi la sintesi-commento di Luca Iaboli

Leggi l’articolo del NYT

Leggi l’extract dell’articolo del BMJ

 

6. end point surrogati disastrosi

Gli endpoint surrogati sono tutti quegli obiettivi minori che negli studi clinici vengono utilizzati al posto degli endpoint veri. Invece di misurare se un determinato farmaco o intervento riduce la mortalità o altri eventi gravi e invalidanti (come infarto miocardico, ictus cerebrale, ulcera gastrica, fratture ossee, ecc.), i ricercatori si accontentano di dimostrare che si abbassano i valori della colesterolemia, della pressione arteriosa o lo spessore delle placche coronariche, di controllare l’aumento della creatininemia o aumentare la densità ossea. Se anche sembra ragionevole e verosimile che ad esempio abbassare la colesterolemia abbia un effetto favorevole sulle placche coronariche e quindi sull’incidenza dell’infarto miocardio, bisogna dimostrare che sia proprio vero. Staffan Svensson e altri membri di Healthy Skepticism hanno evidenziato dalla letteratura16 studi nei quali i risultati, valutati su end point veri, hanno portato a conclusioni opposte a quanto ipotizzato fino allora sulla base di soli end point surrogati.

Leggi la nota di Guido Giustetto

Il documento di Healthy Skepticism

Per approfondire, si segnala un articolo del Bollettino di informazione sui farmaci (BIF)

L’articolo sul BIF

 

 

7. buone notizie

i Nograzie sul Manifesto!

“Medici con sane abitudini”, ci ha chiamato il Manifesto sul numero del 29 novembre scorso. L’intervista di Manuela Cartosi ci ha permesso di raccontare chi siamo, cosa facciamo e perchè. Siamo grati al Manifesto per aver dato voce alle nostre posizioni e alle nostre preoccupazioni che – stando ai tanti cittadini e colleghi che ci hanno scritto dopo l’uscita dell’articolo – sono molto più diffuse di quanto si creda. [ci teniamo a precisare che i Nograzie non sono solo medici, studenti di medicina e specializzandi, ma anche infermieri, ostetriche, farmacisti, farmacologi, psicologi e persino giornalisti]

 

un modello di policy sulla trasparenza

Il CSPI (Center for science in the public interest) chiede che editori e riviste medico scientifiche adottino uno standard comune per la trasparenza riguardo al conflitto di interesse economico di autori, editori, e gruppi di peer review. Questo gruppo no profit che monitora anche l’influenza delle corporazioni sul mondo scientifico, ha sviluppato un modello di policy sulla trasparenza.

la notizia pubblicata sul CSPI

la traduzione di Andrea Labruto

il modello di policy

 

8. cattive notizie

non staccate la spina a TI

Therapeutics Initiative (TI) è (era?) un’iniziativa del Dipartimento di farmacologia dell’Università del British Columbia (BC) che forniva informazioni aggiornate, basate sulle evidenze e di uso pratico. La sua grande qualità e indipendenza l’hanno fatta apprezzare e utilizzare a livello internazionale da medici, farmacisti e dallo stesso pubblico. Il governo del BC ha dichiarato di voler chiudere T.I., seguendo il suggerimento di una commissione di cui fanno parte molti rappresentanti dell’industria farmaceutica.

Leggi l’articolo sul Vancouver Sun

Leggi la traduzione di Giovanni Peronato

 

le tattiche per boicottare i generici, costano all’Europa 3 miliardi di Euro

Il Lancet Student e il British Medical Journal, informano che la Commissione europea per la Concorrenza ha rivelato in un rapporto di ben 426 pagine, le tattiche delle Aziende farmaceutiche proprietarie dei brevetti, per dilazionare l’uscita dei generici. Un ritardo che avrebbe sottratto ai cittadini e ai sistemi sanitari europei circa 3 miliardi di Euro dal 2000 al 2007. Dalle ispezioni effettuate, sarebbero emersi dettagli senza precedenti che potrebbero fornire ulteriori informazioni nella versione finale del rapporto attesa per la prossima primavera.

Leggi la traduzione e sintesi di Pietro Puzzi

L’articolo sul Lancet Student

L’extract del’articolo sul BMJ

Il rapporto della Commissione Europea

Ulteriori particolari sul sito web della Commissione europea per la Concorrenza

 

9. da leggere

11 ragionevoli dubbi e 3 proposte decenti sulla vaccinazione contro l’HPV

Sul sito di Healthy Skepticism si può trovare la sintesi degli 11 ragionevoli dubbi sollevati da Juan Gèrvas (medico generalista spagnolo) sulla vaccinazione contro il papillomavirus, in un articolo pubblicato su Rev Port Clin Geral nel 2007. I dubbi sono gli stessi sollevati ormai da più parti, ma le riflessioni di Gèrvas sono più ampie. L’articolo, non accessibile online, si può chiedere all’autorejgervasc@meditex.es  Da non perdere anche le sue 3 “proposte decenti” pubblicate sul CMAJ.

Leggi la nota sul sito di Healthy Skepticism

Leggi le tre proposte decenti di Gèrvas

 

il Codice violato 2008

In Italia solo il 52% dei bambini di 6 mesi è ancora allattato al seno, il 2% in modo esclusivo. Quando sappiamo che la percentuale di donne impossibilitate ad allattare non supera il 5%. Questi numeri in parte riflettono la cultura del biberon veicolata anche dalla pubblicità, che mina la fiducia delle donne nelle loro capacità di nutrire ed allevare i propri figli, ostacola la pratica dell’allattamento con danno alla salute della donna e del bambino, porta a un dispendio di risorse sia per il singolo che per il sistema sanitario e l’intera società. Questi i temi al centro de “Il Codice Violato 2008”. Il rapporto, pubblicato da IBFAN  Italia.

Leggi la nota di Adriano Cattaneo

Le edizioni precedenti del rapporto sono gratuitamente consultabili sul sito IBFAN Italia all’indirizzo: www.ibfanitalia.org. L’edizione 2008 può essere acquistata (5 euro la singola copia, prezzo da contrattare per acquisto di molte copie) contattando Paola Negri, Via Treggiaia 11, 50020 Romola (FI), tel 055 827494 o 333 4584348, email pachiti@gmail.com

 

10. da vedere

Pharmacritique è un blog francese di libera espressione sulla salute e tutte le lobby e i conflitti di interesse che la mettono in pericolo. Il suo principale autore è Elena Pasca, filosofa.  Il blog riporta una ricca documentazione ed è caratterizzato da un gradevole piglio satirico.

Vai sul blog di Pharmacritique

 

11. auguri

Auguri, con le parole di Ingeborg Bachmann, a tutti voi che ci leggete e a tutti coloro che, come noi, vogliono costruire un mondo migliore.

 

TUTTI I GIORNI
La guerra non viene più dichiarata,
ma continuata. L’inaudito
accade ogni giorno. L’eroe
resta lontano dalla battaglia. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
L’uniforme di ogni giorno è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.
Vien data
quando non accade più nulla,
quando tace la salve dei fuochi
quando il nemico è scomparso
e l’ombra dell’eterna parata
ricopre il cielo.
Vien data
per la diserzione dalle bandiere
per il valore di fronte all’amico
per il tradimento di segreti indegni
e l’inosservanza di qualsiasi comando.

 

Ingeborg Bachmann (Alle Tage, 1953)

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Lettera n. 1 – novembre 2008

 

Indice

  1. naufragano le relazioni tra industria del farmaco e formazione medica?

  2. ripensare l’ECM insieme ad Alfredo Pisacane

  3. l’influenza invisibile

  4. chi sono gli opinion leaders? 

  5. cosa dice PharmedOut 

  6. la ricerca sponsorizzata dall’industria, un sistema guasto

  7. buone notizie

  8. cattive notizie

  9. da leggere

10. da vedere

 

1. naufragano le relazioni tra industria del farmaco e formazione medica?

Per quanto ancora il vessillo dell’educazione medica continua (ECM) porterà i colori dell’industria del farmaco, si chiede Ray Moynihan sul BMJ del 30 agosto 2008. Col suo stile accattivante e colorito, il giornalista della Australian Broadcasting Corporation, affronta un tema che gli è congeniale: il legame oramai quasi inscindibile tra formazione medica e sponsor farmaceutico. Unaliaison dangereuse al di là del conflitto di interessi, anche per i pazienti, in quanto fonte di prescrizioni inappropriate. Moynhian ripropone i dati di letteratura sugli effetti dell’ECM sponsorizzata e segnala il recente Rapporto della Macy Foundation di NY, che ha suggerito di bandire ogni forma di sponsorizzazione, diretta o indiretta, della formazione medica, da parte dell’industria del farmaco. Racconta poi la vicenda di un gruppo di psichiatri australiani che hanno proposto di abolire le sponsorizzazioni delle case farmaceutiche per il prossimo congresso della Società di Psichiatria. Jon Jureidini, docente di psichiatria infantile all’Università di Adelaide e presidente di Healty Skepticism, oltre a ribadire gli effetti della sponsorizzazione sulle prescrizioni, fa notare che gli psichiatri guadagnano abbastanza per potersi permettere di pagare il loro aggiornamento. La proposta è stata respinta dal Collegio degli Psichiatri, ma nonostante questo, il manipolo di dissidenti non si è dato per vinto ed ha iniziato a rifiutare ogni sponsorizzazione delle case farmaceutiche per gli incontri di formazione nel loro ospedale. Nello scorso mese di luglio, il dipartimento di psichiatria ha accettato questa linea di condotta: gli psichiatri di Adelaide avranno meno aggiornamento con cene pagate a fronte di un vantaggio incommensurabile, la riduzione del rischio di prescrizioni irrazionali e inappropriate.

sintesi e commento di Giovanni Peronato

l’extract dell’articolo di Moynhian sul BMJ

 

2. ripensare l’ECM insieme ad Alfredo Pisacane

Alfredo Pisacane illustra sul BMJ dello scorso 30 agosto, le sue valutazioni sull’attuale sistema di formazione medica e propone soluzioni per limitare il sostegno commerciale di questa attività. L’ECM – spiega Pisacane – è diventata così pesantemente dipendente dal sostegno economico dell’industria del farmaco, da rischiare di compromettere le basi etiche e la reputazione della professione medica. E’ stato dimostrato che questo supporto può sviare la scelta dei temi, far apparire migliori i dati positivi così come ridimensionare gli effetti collaterali e influenzare le abitudini prescrittive dei medici. Esistono alcune proposte per ridurre simili rischi, ad esempio che lo sponsor non abbia alcuna influenza sulla scelta degli oratori e dei contenuti scientifici, oppure che providers e oratori dichiarino apertamente il sostegno finanziario ricevuto. Ma – chiarisce Pisacane – la dichiarazione non proteggerebbe dal rischio di un’influenza occulta dell’industria farmaceutica su providers, oratori e partecipanti. L’ECM è obbligatoria in Italia e il Ministero della salute ha raccomandato che le aziende sanitarie locali spendano l’1% del loro budget per le attività educazionali. Tuttavia la maggior parte delle ASL spende meno di questa cifra e fino al 60% del denaro proviene dall’industria farmaceutica. Pisacane propone sette punti chiave, basati sulla propria esperienza, per limitare il finanziamento commerciale dell’ ECM. Formarsi in modo indipendente è possibile, esistono esperienze analoghe a quella di Pisacane nel resto d’Italia. Basta volerlo.

sintesi commentata di Guido Giustetto

l’extract dell’articolo di Pisacane sul BMJ

 

3. l’influenza invisibile

E’ difficile che un medico si renda conto dell’influenza invisibile che può essere presente nella formazione sponsorizzata dalle case farmaceutiche. Le informazioni diffuse dal programma Backround Briefing organizzato dalla Australian Broadcasting Corporation, riprese e commentate in un recente articolo sul BMJ, offrono un raro sguardo dietro le quinte. A quanto pare non è insolito che le compagnie del farmaco suggeriscano gli oratori degli eventi formativi, anche se questi vengono proposti ai medici rassicurandoli che i contenuti sono indipendenti dall’influenza delle industrie. Des Spence dei No free lunch del Regno Unito non ha dubbi: gli eventi sponsorizzati sono “marketing mascherato da formazione”.  E David Blumenthal dell’Università di Harvard, si chiede “Per quale motivo una compagnia che si basa sul profitto, almeno in questo paese (gli Stati Uniti), dovrebbe investire più di un miliardo di dollari all’anno nella formazione medica senza guadagnarci niente in cambio?”. La proposta di Blumenthal è la creazione di un “blind trust” per finanziare la formazione a livello istituzionale, mentre Peter Mansfield di Healty Skepticism, suggerisce che la formazione medica venga finanziata attraverso la tassazione pubblica, istituendo una selezione competitiva delle proposte. Attualmente le Istituzioni sembrano disinteressate a garantire l’indipendenza degli eventi formativi. Forse le recenti rivelazioni arrivate dall’Australia, renderanno più stringente la necessità di ottenere maggiore indipendenza per la formazione, o almeno maggiore trasparenza.

traduzione-sintesi di Luisella Grandori

l’articolo sul BMJ [free]

 

4. chi sono gli opinion leaders?

Chi sono gli opinion leaders? Esperti indipendenti o rappresentanti del farmaco sotto mentite spoglie? Si intitola così un articolo comparso sul BMJ del 21 giugno 2008. Kimberly Elliott – rappresentante di diverse multinazionali del farmaco per circa 20 anni – intervistata dal BMJ, dichiara che gli opinion leaders sono dei veri e propri “venditori” per le case farmaceutiche, che controllano accuratamente il ritorno del loro investimento. Seguono l’andamento delle prescrizioni prima e dopo le loro presentazioni e se un relatore non determina il risultato che la compagnia si aspettava – dice Ms Elliott – non viene più invitato a parlare. Quali soluzioni si possono trovare per questo fenomeno che ha ormai dimensioni globali? Innanzi tutto la trasparenza. Bisogna che i relatori dichiarino i finanziamenti ricevuti dall’industria.

Sullo stesso numero del BMJ, Charlie Buckwell e Giovanni Fava esprimono i loro pareri opposti su questo argomento (BMJ 2008; 336:1404-1405).

Sintesi e commento di Giovanni Peronato

l’articolo di Ray Moynihan e la video intervista a Kimberly Elliott

 

5. cosa dice PharmedOut

I principali opinion leaders sicuramente sosterranno, con tono risentito, che le loro opinioni non sono influenzate dagli onorari e dall’ospitalità offerti dall’industria. In alcuni casi questo può essere vero. Così inizia la lettera di Adriane Fugh-Berman pubblicata sul BMJ del 19 luglio 2008  (BMJ 2008;337:a789). Secondo un informatore anonimo proveniente dall’interno dell’industria, intervistato da PahrmedOut.org – un progetto diretto dalla Fugh-Berman, finanziato con fondi pubblici – la caccia agli universitari da parte delle case farmceutiche, inizia fin dai primi anni della loro carriera. Alcuni di loro non si rendono sinceramente conto dei messaggi di marketing che stanno disseminando. Per esempio l’opinione di un “esperto” che una certa malattia venga sottodiagnostica e sottotrattata, o che sia più grave di quanto di solito si creda, può allinearsi perfettamente con gli obiettivi di marketing di un’industria, anche se non vengono mai menzionati farmaci. La Fugh-Berman conclude che la maggior parte degli “esperti” sono in realtà i principali opinion leaders di un’azienda. I meeting medici vengono organizzati in modo tale che ci si limiti a parlare delle terapie a più alto profitto e che ogni voce non sponsorizzata dall’industria venga emarginata.

Leggi la traduzione commentata di Fabio Suzzi

 

6. la ricerca sponsorizzata dall’industria, un sistema guasto

E’ veramente difficile, in un mondo dove gli interessi commerciali prevalgono, capire cosa è vero, cosa è vero in parte e cosa è falso. L’impressione è che il sistema sia gravemente malato, e c’è una preoccupazione crescente che la maggior parte degli studi e dei riscontri delle ricerche pubblicati siano falsi. L’unica strada percorribile sembra essere quella di sviluppare una propria e personale capacità critica, e cercare di distinguere i buoni dai cattivi maestri. In cerca di un buon maestro e di un punto di partenza per capire e provare a modificare la nostra paradossale società, è interessante il punto di vista di Marcia Angell, docente di Salute Pubblica ed Etica presso il dipartimento di Medicina Sociale di Harvard.

In un recente articolo su JAMA la conclusione cui è arrivata con riluttanza, dopo 20 anni come redattore capo del NEJM, è che i medici non possono più basarsi sulla letteratura medica per un’informazione valida e affidabile. Difficile capire come ci siamo arrivati, ma è negli anni recenti che le aziende sono diventate sempre più intimamente coinvolte in ogni aspetto della valutazione del proprio prodotto.

il commento di Luca Iaboli

l’extract dell’articolo della Angell

 

7. buone notizie

I medici del Wisconsin non accettano regali

L’associazione dei medici del Wisconsin (Wisconsin Medical Society) che raccoglie oltre 12.000 colleghi, ha deciso lo scorso 11 ottobre che i medici non accetteranno alcun regalo dai diversi fornitori dei prodotti che prescrivono ai loro pazienti, sia che si tratti di oggetti personali, forniture per lo studio, cibo, rimborsi per viaggi e diarie, o pagamenti per partecipare a corsi ECM on-line.

la traduzione di Guido Giustetto

il comunicato stampa della Wisconsin Medical Society

 

lezioni in Piazza Maggiore

Durante le lezioni in piazza di questi mesi, si parla anche di confitti di interesse tra industria e medicina. Un argomento che dovrebbe entrare nel curriculum formativo di tutti i futuri medici, come accade in tanti paesi del mondo. Il ragazzi del Centro Salute Internazionale di Bologna colmano il vuoto attualmente esistente nelle nostre Università e ne discutono con gli studenti in Piazza Maggiore. Su I Fiori del Maalox – giornale degli studenti della Facoltà di Medicina di Bologna – si possono vedere le foto delle lezioni, cliccando QUI (e scorrendo un po’ …)

 

8. cattive notizie

hanno sospeso il Progetto ECCE

Dal 22 novembre è stata sospesa l’attività di formazione a distanza del Progetto ECCE (Educazione continua centrata sulle evidenze), un servizio che faceva capo all’AIFA (Agenzia italiana del farmaco), gestito con grande professionalità e indipendenza di giudizio, utilizzato da 143.000 operatori sanitari con grande apprezzamento. I Nograzie hanno scritto una lettera alle Autorità competenti per chiedere di recedere dalla decisione e di fornire piuttosto i necessari finanziamenti pubblici per incentivarlo.

la lettera dei Nograzie sul Progetto ECCE

 

latte contaminato in Cina, uno scandalo che parla anche d’altro

Decine di migliaia di bambini intossicati e 4 morti per un latte contaminato in Cina, hanno creato scandalo e preoccupazione per la sicurezza alimentare, non solo in Cina. Ma IBFAN Italia ci ricorda anche le gravi responsabilità del mercato e la compiacenza dei governi che permettono la pubblicità del latte artificiale. “Ci svegliamo solo quando un incidente alla melamina interrompe  la “normalità” dei quotidiani attentati contro il latte materno – denuncia Adriano Cattaneo – e dei conseguenti 50.000 mila morti l’anno. In Cina. Nel mondo ben oltre un milione”.

il commento di IBFAN Italia agli avvenimenti cinesi 

 

9. da leggere

Attenti alle bufale … e ai mandriani

di Tom Jefferson, € 18,00, Pagine 254, Il Pensiero Scientifico Editore, 2008

Per imparare a distinguere i buoni dai cattivi maestri è sicuramente utile leggere il libro di Tom Jefferson arrivato alla sua terza edizione. Attenti alle bufale … (e ai mandriani!). Come sono fatte le riviste scientifiche? Come si prepara e come si legge un rapporto di Health Technology Assessment? Come interpretare una revisione sistematica? Come difendersi dal drug spamming? E molto altro ancora…

leggi la scheda del libro

 

10. da vedere

Il sito PharmedOut,org, gestito da Adriane Fugh-Berman, è un progetto indipendente per documentare e diffondere informazioni su come le case farmaceutiche influenzano le prescrizioni, fornire informazioni imparziali sui farmaci, incoraggiare i medici a scegliere la formazione (ECM) indipendente. Contiene anche da video di particolare interesse.

vai sul sito PharmedOut

 

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Lettera n. 0 – ottobre 2008

Indice

1. lettera aperta sul caso AIFA

2. ospiti e fantasmi: nuovi retroscena della vicenda Vioxx

3. vaccinare contro il papillomavirus, pensiamoci bene

4. le pressioni dell’industria spingono il vaccino contro il papillomavirus

5. il libro del mese

6. da vedere

1. Lettera aperta sul caso AIFA

I mezzi di comunicazione hanno prestato ben poca attenzione alla vicenda che ha travolto l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) durante la scorsa estate. Paradossalmente se ne è parlato di più e con maggior dovizia di particolari all’estero. Gli articoli pubblicati sulla rivista Nature e sul British Medica Journal (BMJ), hanno ricordato le ombre del passato (Poggiolini e il suo tesoro nascosto sotto le assi del pavimento, frutto di tangenti miliardarie) e il grande cambiamento in positivo attuato durante la gestione dell’AIFA di Nello Martini. E soprattutto hanno espresso preoccupazioni sui cambiamenti ventilati dal nuovo governo per l’Agenzia del farmaco, e hanno sollevato dubbi sul conflitto di interesse rappresentato dal fatto che la moglie del Ministro del Welfare (Lavoro, Salute e Politiche Sociali)  sia il Direttore generale di Farmindustria, associazione che promuove gli interessi dell’industria farmaceutica.

I NoGrazie hanno spedito una lettera aperta ai giornali per chiedere di colmare i vuoti informativi e per allertare sui gravi pericoli per la salute dei cittadini italiani che la situazione lascia intravedere. L’Agenzia Italiana del Farmaco prende decisioni che hanno ricadute pesanti e ne deve essere garantita l’assoluta indipendenza da altri interessi.

La nostra iniziativa ha ricevuto finora più di 160 adesioni, a partire da medici e pediatri di famiglia, farmacisti, studenti di medicina e specializzandi, fino a ricercatori e scienziati autorevoli sia italiani che stranieri. E le adesioni continuano. Chi desidera aderire può scrivere a luisegra@www.nograzie.eu/wp-content/documents

Lettera aperta sul caso AIFA

Il comunicato stampa di Adnkronos

leggi tutta la documentazione sul sito di Dialogo sui farmaci

2. Ospiti e fantasmi: nuovi retroscena della vicenda Vioxx

Su JAMA del mese di agosto sono state pubblicate una serie di lettere sconcertanti sui retroscena della vicenda Vioxx, già in parte illustrati e commentati nel mese di aprile sulla stessa rivista con un’editoriale di fuoco a firma del direttore DeAngelis. E’ venuto infatti alla luce un panorama inquietante. Dagli “autori fantasma” alla manipolazione di dozzine di studi per promuovere il rofecoxib, nascondendo dati cruciali sulla sicurezza. L’editoriale sottolinea che tutto ciò può avvenire solo per tacito consenso di tutta la catena dei soggetti coinvolti (autori, editori, revisori) e giustamente ricorda che tale malcostume non è imputabile certo ad una sola compagnia farmaceutica. Le conclusioni non possono che trovarci in perfetto accordo: “i medici devono essere liberi dall’ influenza finanziaria delle ditte farmaceutiche e di apparecchiature medicali, incluso l’essere relatori in manifestazioni sponsorizzate e l’accettare omaggi o regali”. Sono le regole dei NoGrazie.

Sintesi e commento di Giovanni Peronato

3. vaccinare contro il papillomavirus, pensiamoci bene

Un articolo di Charlotte J Haug sul New England Journal of Medicine, ripropone le tante criticità collegate alla vaccinazione contro il papillomavirus. Le insufficienti evidenze dell’efficacia del vaccino sul tumore, la “precoce” autorizzazione del Gardasil, la possibile pressione selettiva sugli altri HPV oncogeni, la difficile valutazione costo/efficacia collegata all’incertezza dei risultati. La Haug conclude che ci sono buoni motivi di cautela per l’introduzione su larga scala della vaccinazione, sarebbero necessari ulteriori studi per ottenere conoscenze più solide piuttosto che prendere decisioni basate su assunzioni non ancora provate.

Leggi l’articolo sul New England [free full text]

4. le pressioni dell’industria spingono il vaccino contro il papillomavirus

Un articolo di Elisabeth Rosenthal sul New York Times del 19 agosto, illustra la pressione esercitata dall’industria per promuovere il vaccino contro il papillomavirus negli USA. Attraverso la pubblicità inserita nei programmi televisivi più seguiti, i finanziamenti a gruppi di pazienti e di donne, agli esperti in campo medico, ai lobbisti e alle organizzazioni politiche interessate all’argomento. La Rosenthal snocciola le cifre della campagna aggressiva portata avanti dalla Merck, rivelando anche le spese per i relatori, le conferenze e i pranzi offerti a medici e infermieri. Le svariate interviste riportate nell’articolo, riferiscono le preoccupazioni di alcuni ricercatori per l’eccessiva pressione dell’industria e l’introduzione troppo rapida del nuovo vaccino, e le giustificazioni di chi l’ha decisa e di chi la sta promuovendo. Tutto questo negli USA. E in Europa? E in Italia?

Leggi l’articolo del New York Times

5. il libro del mese

Economia canaglia, di Loretta Napoleoni, € 17,00, Pagine 312 – Il Saggiatore, 2008

Economia canaglia ci offre un viaggio sconvolgente nel nuovo ordine mondiale, governato da forze economiche oscure che, attraverso incredibili capitali e vaste influenze politiche, stanno cambiando la nostra vita. Le connessioni generate da questo fenomeno, nel mercato globale, sono paradossali: le carte di credito triplicano l’indebitamento dei consumatori; grazie all’entrata in vigore dell’Euro, il Patriot Act americano, che dovrebbe ridurre il riciclaggio del denaro sporco, in realtà lo facilita; il gioco d’azzardo, illegale in molti stati, trova una fantastica zona franca in internet; i farmaci falsi uccidono mezzo milione di persone all’anno nell’indifferenza generale. Perfino la democrazia, che siamo abituati a considerare come valore assoluto, si è trasformata in un moltiplicatore di schiavitù: dal mercato del sesso europeo ai lavoratori delle piantagioni africane, dall’industria della pirateria in Cina alla pesca di frodo nel Baltico, gli schiavi hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’economia mondiale.

Leggi tutta la scheda del libro

6. da vedere

La strana avventura del Dr. Gunn

E’ permesso a un medico di famiglia, senior lecturer in general practice, criticare il marketing di un farmaco al cui sviluppo ha partecipato la stessa Università in cui insegna? Il dott. Andrew Gunn, presentandosi con i suoi titoli universitari,  in una trasmissione radiofonica ha commentato, di passaggio, in modo critico alcuni aspetti commerciali del vaccino contro il cancro della cervice, Gardasil. L’Università (Queensland University, Australia), che ha una partnership con CSL, la casa farmaceutica con la quale ha contribuito a sviluppare il vaccino, ha sostenuto che il dr. Gunn avrebbe dovuto tenerne conto e chiarire che la sua era un’opinione personale. La CSL, conosciuto il contenuto dell’intervista, ha protestato con i vertici dell’Università che a sua volta ha scritto al medico invitandolo a formulare le sue scuse. Il dr. Gunn si è così trovato inaspettatamente in guerra con la sua Università, senza avere in realtà affermato nulla di così straordinario. “Manifestare dubbi sul Gardasil all’inizio sembrava antipatriottico, ma oggi le perplessità sono diffuse e riguardano il costo, l’età più adatta per effettuare una vaccinazione che potrebbe perdere efficacia nel tempo e la pericolosa percezione che grazie al vaccino si possa evitare il Pap test.” Il rifiuto di scusarsi del dr. Gunn, ha aperto il dibattito tra colleghi, vertici dell’Università, esperti di etica su come percorrere lo stretto sentiero che passa tra iniziative commerciali e libertà accademica. Alla fine l’Università ha deciso di fare dietro front, riconoscendo che la lettera era sproporzionata alle circostanze. Il motivo per cui questo fatto ha ricevuto tanta attenzione è che le partnership Università-Industria stanno divenendo piuttosto comuni in Australia e c’è molto da discutere sulle modalità con le quali le Università ricevono i finanziamenti  e sulle pressioni esercitate su chi lavora all’Università.

sintesi e commento di Guido Giustetto

il filmato http://www.abc.net.au/reslib/200805/r250690_1029926.asx

il testo dell’intervista http://www.abc.net.au/7.30/content/2007/s2246224.ht