La mortalità totale per stato vaccinale in Inghilterra e in Italia: prendere atto dei dati e trarne le conseguenze

Per anni l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha diffuso ogni settimana dati che mostravano decessi molto maggiori nei non vaccinati rispetto ai vaccinati, senza però chiarire che si tratta di “mortalità da/con Covid-19”, non di “mortalità totale”. Nell’era di Omicron, per altro, la letalità associata a Covid-19 si è molto ridotta rispetto a quella da precedenti varianti, e la frazione relativa a questa mortalità specifica è diventata molto piccola rispetto alla mortalità generale. Quest’ultima, inoltre, negli anni 2021-2022 non è rientrata nei livelli attesi, né tanto meno ha fatto osservare l’effetto rimbalzo che poteva seguire alla mietitura dei soggetti più anziani e fragili nella fase più acuta della pandemia.[1]

Tra le distorsioni cui sono stati sottoposti i dati relativi a reazioni/effetti avversi, una delle maggiori è lo spostamento degli eventi verificatisi nei 14 giorni dopo ogni inoculo (per l’ISS;‡ in altri paesi nei 7 o persino nei 21 giorni successivi agli inoculi) a carico dello stato vaccinale precedente, o messi a carico dei non vaccinati nel caso del primo inoculo. Come spiegato nella Lettera 115 di agosto 2023 (pag. 11),[2] questo spostamento, se reiterato in modo sistematico, produce una sorprendente illusione statistica, che fa apparire per alcuni mesi efficace anche un vaccino inerte, e persino un vaccino con efficacia negativa, prima che nel tempo una protezione vaccinale in quel caso illusoria appaia realmente inferiore a quella dei non vaccinati.

I dati inglesi di mortalità per stato vaccinale

L’Ufficio per le Statistiche Nazionali (ONS) del Regno Unito, esempio forse unico al mondo, ha pubblicato i dati inglesi di mortalità totale distinta per stato vaccinale anti-COVID-19 fino a fine 2022.[3] Benché l’ONS non mostri di averne consapevolezza, la Figura 1 presenta un andamento dei dati coerente con la spiegazione appena fornita sulla retro-attribuzione di reazioni avverse anche fatali.

Come si può constatare, i decessi tra i vaccinati con una dose esplodono, aumentando di 4 volte e mezzo, in coincidenza con il lancio delle 2e dosi; quelli tra i vaccinati con due dosi esplodono in coincidenza con il lancio delle 3e dosi; per lo stesso apparente paradosso, il lancio delle 1e dosi si è associato ad aumento dei morti tra i non vaccinati!
In ogni caso, i tassi calcolati dall’ONS nel 2022 hanno mostrato un cambio di scenario rispetto al 2021: la mortalità totale nei vaccinati con 1 e 2 dosi è risultata superiore (in tendenza o in modo significativo) a quella dei non vaccinati. Con 3 o più dosi, la mortalità totale in Inghilterra ha presentato tendenze all’aumento progressivo in tutte le classi d’età, e in alcune (soprattutto nei giovani) ha superato anche in valore assoluto la mortalità dei non vaccinati. E ciò pur in presenza di modalità molto discutibili, distorte e poco trasparenti nella presentazione dei dati, che lasciano il sospetto che la situazione possa essere persino peggiore di quanto appaia dai report.
Comunque, i dati inglesi 2022 supportavano già l’ipotesi dell’emergere di nuovi potenti fattori di danno associati a queste vaccinazioni, che richiedono un ampio dibattito aperto anche a voci scientifiche critiche, e urgenti ripensamenti delle strategie finora adottate.[4] Nel 2023, la mortalità inglese per stato vaccinale pare ancor più critica (Figura 2): solo il 5% o poco più dei decessi da gennaio a maggio si è verificato nei non vaccinati, e quasi il 95% tra i vaccinati.[5] Non ci sarebbero problemi se le proporzioni di vaccinati e non vaccinati tra gli inglesi adulti fossero simili a quelle relative ai decessi.

Invece la tabella che segue, pur non aggiornatissima, mostra proporzioni ben diverse: non vaccinati il 18,4% degli inglesi adulti, vaccinati l’81,6%.

Inoltre, per motivi che il Gruppo HART ha cercato di spiegare (e denunciato),[6] c’è tuttora nel database ONS una grossolana sottostima della proporzione di non vaccinati nella popolazione (che è comunque inferiore di molti milioni alla popolazione reale degli inglesi adulti). Ciò gonfia in modo artificiale i tassi di mortalità dei non vaccinati e riduce quelli dei vaccinati. Se si applicassero le stesse percentuali di vaccinati e non vaccinati della soprastante tabella alla popolazione reale di oltre 50 milioni di inglesi adulti (>18 anni), la sproporzione tra deceduti vaccinati e non vaccinati sarebbe ancor più clamorosa: il 96,7% dei morti si concentrerebbe tra i vaccinati, e solo il 3,3% dei decessi si verificherebbe tra i non vaccinati.
In teoria, una correzione con analisi multivariata dei fattori di confondimento legati a differenze interne alle fasce decennali di età considerate dall’ONS (differenze relative per età e/o per altri fattori) potrebbe ancora stringere la forbice rappresentata nella Figura 3, fino ad azzerare le differenze nei dati grezzi, ma ciò non sembra probabile. E, comunque, la responsabilità di giustificare con possibili appropriate correzioni le allarmanti differenze di mortalità evidenziate spetta di certo all’ONS e alla sanità del Regno Unito, non a chi non può disporre di tutte le informazioni necessarie e ha sollevato preoccupazioni più che legittime in base ai dati grezzi. Certo non rassicura in merito il fatto che l’ONS, nel rilasciare in agosto 2023 i dati da gennaio a maggio, abbia fatto sapere che d’ora in avanti non li pubblicherà più,[6] alla stregua di un bambino che sta perdendo la partita di pallone, e annuncia che non giocherà più, scappando con la palla.

Finalmente anche dati italiani di mortalità per stato vaccinale, nella provincia di Pescara
Ricercatori dell’Università di Bologna hanno meritoriamente ottenuto e analizzato i dati di mortalità totale per stato vaccinale dei circa 300 mila residenti della provincia di Pescara, con un anno e mezzo di follow-up, pubblicandoli.[7] Gli autori hanno sostenuto, tra l’altro, che i vaccinati avessero una mortalità totale inferiore a quella dei non vaccinati. Purtroppo l’analisi presentava vari errori metodologici, segnalati in una pubblicazione cui ho concorso,[8] già accettata dalla rivista Epidemiologia e Prevenzione. Anche solo la correzione del maggiore di tali errori, non aver considerato l’immortal-time bias, ha eliminato ogni differenza nella mortalità dei vaccinati rispetto ai non vaccinati.
I ricercatori di Bologna hanno ripubblicato un secondo studio,[9] portando il follow-up a due anni.
Anche in questo caso hanno mostrato un’apparente minor mortalità nei vaccinati con tre dosi, benché le differenze rispetto ai non vaccinati si riducessero nel 2022, e benché i vaccinati con 1 e 2 dosi presentassero maggior mortalità totale rispetto ai non vaccinati. Tuttavia, hanno commesso ancora vari errori metodologici. In una valutazione critica consultabile in preprint [10] la sola correzione dell’immortal-time bias ha portato la mortalità totale e non-COVID dei vaccinati a eccedere in modo significativo quella dei non vaccinati, come mostrano le Figure 4 e 5.

Solo la mortalità da COVID-19 è risultata inferiore nei vaccinati, ma non in quelli con 3 o più dosi di vaccino. NB: le due ipotesi cui corrisponde l’altezza delle barre negli istogrammi sono quelle estreme, il valore vero si trova fra di esse, e lo si potrà calcolare con informazioni supplementari, richieste agli autori (che hanno acconsentito a rilasciare il dataset). Certo, si tratta ancora di dati grezzi, e un’analisi multivariata, oltre a un auspicabile dibattito con gli autori, potrebbero modificare le conclusioni, ma nel frattempo il principio di precauzione suggerirebbe una moratoria nella spinta a vaccinare e rivaccinare in modo indiscriminato.

‡Al quesito di una giornalista, l’Ufficio Stampa dell’ISS ha così risposto (email disponibile a richiesta): “si viene considerati nella colonna ‘vaccinati con booster’ dopo due settimane dall’iniezione. Lo stesso per le altre categorie (es. se si fa la seconda dose e ci si ammala dopo una settimana si viene considerati con una dose, dopo due con due dosi).”


A cura di Alberto Donzelli

  1. REPORT MORTALITA’ TOTALE IN ECCESSO ANNI 2021 E 2022 – Dati ufficiali dall’Italia e dal mondo –Umanità e Ragione (umanitaeragione.eu)
  2. http://www.nograzie.eu/wp-content/uploads/2023/09/L115_Ago_2023.pdf
  3. The latest ONS data on deaths by covid vaccination status (substack.com)
  4. All-Cause Mortality According to COVID-19 Vaccination Status: an analysis of the UK Office for National Statistics Public Data[v1] | Preprints.org
  5. Deaths by vaccination status, England – Office for National Statistics
  6. The Office for No More Statistics on Deaths by Vaccination Status (substack.com)
  7. Flacco ME, Acuti Martellucci C, Soldato G, et al. COVID-19 Vaccination Did Not Increase the Risk of Potentially Related Serious Adverse Events: 18-Month Cohort Study in an Italian Province. Vaccines (Basel) 2022;11:31
  8. COVID-19 vaccination and all-cause and non-COVID-19 mortality. A revaluation of a study carried out in an Italian Province – E&P Repository (epiprev.it)
  9. Rosso A, Flacco ME, Soldato G, et al. COVID-19 Vaccination Effectiveness in the General Population of an Italian Province: Two Years of Follow-Up. Vaccines (Basel) 2023 Aug 4;11(8):1325. doi: 10.3390/vaccines11081325.
  10. repo.epiprev.it/index.php/download/covid-19-vaccination-all-cause-and-non-covid-19-mortality-in-an-italianprovince- data-updated-re-presented-biases/?wpdmdl=2822&refresh=653954d8c44371698256088

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