Editoriali e conflitti di interessi in oncologia

Il Journal of the National Comprehensive Cancer Network (JNCCN) ha pubblicato di recente uno studio che prende in considerazione i conflitti di interessi (CdI) in alcuni editoriali delle 5 maggiori testate biomediche che pubblicano RCT su farmaci oncologici: NEJM, Lancet, Lancet Oncology, JAMA Oncology e Journal of Clinical Oncology.(1)

In particolare, sono stati presi in considerazione sia i CdI ‘in generale’ degli editorialisti, sia i CdI definiti ‘specifici’, cioè con aziende produttrici del farmaco da loro commentato. Nell’anno preso in considerazione (2018), su 90 editoriali selezionati il 74% (n=67) degli autori aveva in generale CdI con case farmaceutiche, mentre il 39% (n=35) aveva CdI specifici. Gli autori della ricerca hanno anche distinto gli editoriali definiti esageratamente favorevoli verso il farmaco (12% dei casi), sottolineando come fossero maggiori le probabilità di essere stati scritti da soggetti con CdI di tipo specifico. Gli autori sottolineano come un editoriale possa influenzare l’attitudine prescrittiva degli oncologi e, nel caso sia eccessivamente favorevole al farmaco, possa danneggiare i pazienti. Un altro elemento di preoccupazione è dovuto al fatto che la percentuale di autori con CdI di tipo specifico (39%) sia raddoppiata rispetto a studi precedenti (18%) riguardanti editoriali su farmaci non oncologici. È probabile, conclude l’articolo, che gli opinion leader in ambito oncologico abbiano più facilmente CdI che in altre discipline. Questo, forse, perché le aziende farmaceutiche stanno concentrando il loro interesse su prodotti oncologici a costo elevato, anche se associati a effetti collaterali pesanti e a modesti risultati. Dal momento che la maggior parte delle decisioni terapeutiche in oncologia avviene in assenza di livelli di evidenza di tipo I (metanalisi o revisioni sistematiche di studi di buon livello), ecco che gli editoriali sui farmaci possono avere maggiore influenza prescrittiva. A questo si aggiunge che l’86% di coloro che preparano linee guida in oncologia ha un qualche CdI, molto spesso non dichiarato. Dovrebbe essere giunto il momento di affidare la stesura degli editoriali a ricercatori liberi da legami con le aziende farmaceutiche. Purtroppo, come ha denunciato Marcia Angell tempo fa sul NEJM, editorialisti liberi da CdI sono merce rara, anche se il BMJ sembra essere riuscito nell’intento. Sarebbe ora che tutte le riviste più importanti seguissero questo esempio.

Giovanni Peronato

1. Sharma S et al. Do editorialists with industry-related conflicts of interest write unduly favorable editorials for cancer drugs in top journals? JNCCN Online 29 Jul 2021 DOI: https://doi.org/10.6004/jnccn.2021.7016

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