Come le compagnie transnazionali influenzano le politiche

Lo sapevamo già: tutte le grandi ditte, e soprattutto le cosiddette multi- o trans-nazionali, hanno interesse a influenzare le politiche locali, nazionali e sovranazionali, qualunque sia il prodotto che vendono. E lo fanno usando le stesse strategie, che si tratti di vendere prodotti per la vita (per esempio farmaci) o per la morte (per esempio armi). L’articolo qui riassunto si occupa delle ditte di tabacco, alcol e bevande zuccherate, [1] ma potete facilmente immaginare cosa succede in qualsiasi altro settore commerciale.

Si tratta di una revisione di revisioni, allo scopo di identificare una tassonomia comune di strategie per influenzare le politiche. Gli autori hanno sondato sei basi di dati alla ricerca di letteratura con revisione tra pari. Degli 858 articoli selezionati per una lettura completa dei testi, ne hanno poi scelti 59 da cui estrarre, categorizzare e analizzare risultati. In questo modo, hanno identificato sei strategie usate dalle ditte di tabacco, alcol e bevande zuccherate, per ognuna delle quali l’articolo porta degli esempi (ne consiglio la lettura a chi fosse interessato):

  1. Influenzare i governi nella fase iniziale di sviluppo di politiche (lobby, porte girevoli, incentivi, corruzione, intimidazioni, proposte alternative, influenzare il pubblico perché a sua volta influenzi i decisori e i politici).
  2. Attaccare le prove scientifiche, mettendone in dubbio metodi e risultati (rimodellare le prove scientifiche, infiltrare le istituzioni di ricerca, nascondere il ruolo dell’industria nella ricerca).
  3. Creare un’immagine positiva per i propri prodotti (fingere responsabilità sociale, promettere codici di autoregolazione, “inventare” prodotti più salutari, sostenere il diritto a scegliere e la responsabilità individuale).
  4. Manipolare il mercato (giocare con costi e prezzi, esagerare l’importanza per l’economia, minare le politiche fiscali, favorire il settore informale o invisibile).
  5. Organizzare intimidazioni legali (citare in processo, sfruttare gli accordi sul commercio, minacciare attacchi preventivi).
  6. Anticipare scenari futuri (identificare mercati emergenti, screditare eventuali future proposte di salute pubblica e relativi proponenti).

All’interno di queste strategie comuni, possono esservi delle specifiche differenze. Le ditte di alcol e bevande zuccherate, per esempio, sembrano essere particolarmente interessate a partecipare allo sviluppo di politiche internazionali, interagendo con organizzazioni sovranazionali di salute pubblica, a partire dall’OMS. Cosa che le ditte di tabacco non riescono a fare (ci riuscivano decenni fa) perché ora tendono a essere escluse dai consessi internazionali rilevanti.

Che fare? Le conclusioni degli autori sono chiare. Per chi si occupa di salute pubblica, è imperativo innanzitutto conoscere nei dettagli le sei strategie di cui sopra. Sarebbe poi necessario un consenso su se e come ingaggiare un dialogo con queste ditte. Se sì, quali principi etici bisogna adottare per prevenire danni alle politiche, e conseguentemente alla salute? Evitare i conflitti di interessi sembra essere un obbligo morale preliminare a qualsiasi tipo di coinvolgimento, o ingaggio, per usare un termine militare consono ai tempi che stiamo vivendo.

A cura di Adriano Cattaneo

1. Hoe C et al. Strategies to expand corporate autonomy by the tobacco, alcohol and sugar-sweetened beverage industry: a scoping review of reviews. Globalization and Health 2022;18:17

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